[158]. Aretino, Lettere, tom. I, p. 205. — Sono della più stupenda gonfiezza le lodi che l’Alunno dà a se stesso per l’abilità calligrafica. Della quale ebbe gloria anche il patrizio milanese Gianfrancesco Cresci, che superò il napoletano Giambattista Palatino, inventò la scrittura cancelleresca, stampò opere e modelli, e fu a servizio di Pio V e del cardinale Federico Borromeo.

[159]. Condivi, Vita di Michelangelo, § LVII.

[160]. Da un quadro dell’Università romana nel 1514 si raccoglie che mastro Luca di Borgo avea cenventi fiorini l’anno per insegnare le matematiche; Guarino, trecento pel greco; Angelo di Siena medico, cinquecentotrenta; Scipione Lancelloti pur medico, cinquecento; in ogni rione di Roma v’era un maestro di grammatica a cinquanta fiorini. I corsi cominciavano il 3 novembre; faceasi lezione mattina e sera, ed anche i giorni festivi. V’erano sei professori di retorica, undici di diritto canonico, venti di diritto civile, quindici di medicina, cinque di filosofia morale.

[161]. Gian Bologna ad essi scriveva ora, al dir suo, philosofesco, ora a lo escoultoresco, ma sempre barbaramente; e per es.: — O ricevuto duo suo amorevola alquanto don medesimo tenore, el quale infinitamente ringratia vostra signoria del bona offitio aver fatta apresa a sua Altezza serenissima per conto di quele giovano di Sachognia ecc.».

[162]. Promisit duci... annis singulis una vel iterata vice dare, præsentare, tradere duos libros qui sint jucundæ et delectabilis lectionis pro captu animi ejus excellentiæ, in hoc satis noti ipsi feudatario, sub pœna dupli sólemni stipulatione promissa. Ap. Tiraboschi. Doveano essere libri suoi o d’altri?

[163]. Del duca d’Urbino l’Atanagi scriveva:

Anime belle e di virtude amiche,

Cui fero sdegno di fortuna offende,

Sì che ven gite povere e mendiche

Come a lei piace che pietà contende,