I qual diventan vili

Vedendosi negletti,

Conculcati ed abjetti,

E senza alcuno onore.

Chi a virtù porti onore

Non trovo di mille uno,

Benchè benigno alcuno

E grato esser conosco.

[168]. Il Tiziano scrive a Carlo V: — Restami di supplicare l’Altezza di vostra maestà di concedermi grazia che la provvisione mia sopra la camera di Milano di scudi duecento, di cui non ho mai ricevuto cosa alcuna, e così delle tratte delle trecento carra di grano del regno di Napoli, e della pensione della naturalezza di Spagna di scudi cinquecento per mio figliuolo, abbino ormai quella espedizione che si ricerca alla cortesia di vostra maestà e alli bisogni del servo suo poter soddisfare con la sua liberalità alla dote di mia figlia».

E più tardi a Filippo II, mandandogli la Cena, scrive ancora: — Se è stata giammai grata in qualche parte la mia lunghissima servitù, ella si degni di compiacersi ch’io non sia più tanto lungamente tormentato da’ suoi ministri in riscuotere le mie provvisioni, acciocchè io possa più tranquillamente vivere questi pochi giorni che mi restano... senza spenderne la maggior parte, come mi convien fare al presente, in iscrivere or qua or là a diversi suoi negoziatori, non senza mio gravissimo dispendio, e quasi sempre indarno per avere quel poco denaro che posso appena trarre dopo molto tempo».