[169]. Decreto del senato 29 agosto 1560.

[170]. Sono sei mesi passati ch’io diedi una mia canzone indirizzata all’eccellenza vostra, al suo segretario in Venezia, a fine che gliela facesse capitar nelle mani, come mi promise di fare, e come il dovere vorrebbe che avesse fatto. Non ho avuto fino al dì d’oggi alcuna risposta nè da lei in iscritto, nè dal suo segretario, nè in alcun altro modo; mi pare impossibile, se l’avesse avuta, che non m’avesse almeno renduto canzon per canzone, come pare che da un tempo in qua si sia cominciato ad usare... Nel caso dunque che detta mia canzone non le sia pervenuta, io la prego che faccia che don Silvano gliela presti, e la legga, che non dubito di avere quella cortese risposta che si conviene alla sua grandezza. Che don Silvano n’abbia copia ne sono sicuro, perchè non solo mi rispose d’averla avuta, e me ne ringraziò con parole, ma in ricompenso mi mandò un ricco presente di lavori di tele sottilissime, non da frati, ma da papi, e di tal valore, che se i principi, a’ quali ho scritto, mi avessero presentato a proporzione a quel modo, io mi troverei aver più tele e più lavori nelle casse, che versi in istampa... Torno a dire che vostra eccellenza parli un poco con don Silvano, che mi conosce, e, al modo suo di procedere, mostra aver giudizio e conoscere il buono; e mi perdoni se per risentirmi contro un disprezzo, che mi pare patire a torto, sono uscito alquanto dei termini; che non resta per questo ch’io non le sia quel devotissimo servitore che dicono i miei versi, ai quali riportandomi farò fine, pregando a lei ogni felicità, ed aspettando a me risposta da duca e non da sofista. Di Venezia il dì 22 maggio di 1563». È pubblicata dal Gamba nelle Memorie dell’Ateneo veneto, ed è lunghissima.

[171]. Lettere, pag. 19. E a messer Girolamo Anglerio a Pisa, la vigilia di carnevale 1522, scrive: — Vorrei bene che (il cardinale di Tornone) mi raccomandasse al signor cardinale di Guisa, che facesse che il vescovo di Tul fosse uomo da bene, con pagarmi la pensione per l’anima del magnanimo re Francesco e per la felicità del generosissimo re Enrico, li quali sono stati finquì onoratamente celebrati da me... Se vi venisse fatto di parlare al signor cardinale Montepulciano, vogliate pregarlo si degni nelle sue lettere al signor cardinale Poggio di ricordargli la promessa opera circa il farmi pagare la pensione di Pamplona. E perchè il denaro est hodie sanguis secundus, pregate un poco il signor cardinale Maffeo che mi renda agevole il signor Bozzuto con esortare ancora lippomaniter il signor Francesco Corona a voler essere galantuomo, e non troppo riservato erga veteres servitores lippomanæ domus».

[172]. Archivio storico, appendice, vol. II. 322.

[173]. Historia, lib. XII e XXI.

[174]. Dedica delle Epigrafie.

[175]. «Dammi la cetra omai, musa gentile»; così comincia egli, e ab uno disce omnes.

[176]. Niceron, Memorie, tom. XXI, p. 115.

[177]. — Io certamente per essere di me sparsa opinione che alquanto ne partecipassi (della pazzia), so bene quanta comodità e quanti vantaggi n’ho riportato: altri di me si rideva, ed io lor tacitamente uccellava; e godendo de’ privilegi pazzeschi, sedeva quando altrui, che ben forbito si teneva, stavasi ritto; coprivami quando altri stava a capo ignudo; e saporitamente dormiva quando altri non senza gran molestia vegliava». Landi, Parad. 5 del lib. I.

[178]. Prologo dell’Orazia.