[179]. Scriveva a madonna Lucietta Saracina: — Per non sapere con qual sorta di gratitudine ricompensare i saluti che mi mandate per bocca del di voi signor Gasparo senza menda e senza inganno consorte, mi è parso di mio uffizio e di mio debito il commettere con i prieghi ad Alessandro Vittoria che, subito costì giunto in Vicenza, l’idea del volto vostro rassempli».
[180]. Al cardinale di Mantova scrive: — Io mi credo che oggi mai si sappia con che sorte siano in grado le mie composizioni, massimamente quelle che si fanno temere; e chi mancasse di tal notizia, può domandare il caso del Brocardo, la brava memoria del quale fulminata fra loro, se ne morì col testimonio di tutta Padova». E a Bernardo Tasso: — Io che vi sono più fratello in la benevolenza che voi non mostrate d’essermi amico in l’onore, non mi credevo che il sereno del mio animo dovesse mai più comprendersi dalla sorte di que’ nuvoli, che dopo i tuoni e i baleni scoppiarono nel folgore che mandò Antonio Brocardo sotterra».
Sotto Milan dieci volte, non ch’una,
Mi disse: Piero, se di questa guerra
Mi campa Dio e la buona fortuna,
Ti voglio insignorir della tua terra.
[182]. Lib. II. p. 148.
[183]. Lib. I. p. 102.
[184]. Ad Ersilia del Monte, nipote di Giulio III.