Il Foscarini, condannato poi pel noto accidente, in testamento lasciava «ducati cento al padre maestro Paolo (Sarpi) servita, perchè preghi il signor Dio». Il Sarpi saputolo, scrisse ai Dieci, che «conoscendo esser in obbligo per conscientia et per fedeltà di non haver a fare con chi s’è reso indegno della gratia del prencipe, nè mentre vive nè dopo la morte, ha stimato dover rifiutar il legato assolutamente». Rifiutare un legato per pregare! e da uno che poco dopo fu dichiarato innocente!

[405]. Il Grisellini, nella vita o piuttosto apologia di frà Paolo, dice che questo, «dopo che fu eletto consultore, ad alcuna opera non diede mano giammai senza il motivo del pubblico interesse, cioè o per difendere il sovrano diritto del principato, o per autorizzare la santità delle sue ordinazioni», pag. 78. E anche d’altre opere dice sempre: — A norma delle pubbliche mire venne dal nostro autore intrapresa»; pag. 101, e passim.

[406]. Opinione di frà Paolo come debba governarsi la repubblica per avere il perpetuo dominio ecc.

[407]. Filippo II avendo fatto ammazzare dal famoso suo secretario Perez l’altro secretario Escovedo, il confessore di lui ne scolpava l’esecutore scrivendogli: — Secondo la mia opinione sopra le leggi, il principe secolare che ha potestà sopra la vita dei sudditi, come può torla loro per giusta causa e per giudizio in forma, può anche farlo senza tutto ciò, giacchè le forme e la sequela d’un processo sono nulla per lui, che può dispensarsene. Non v’è dunque colpa in un suddito che, per ordine sovrano, dà morte a un altro suddito: si dee credere che il principe diede quest’ordine per giusto motivo; come in diritto lo si presume sempre in tutte le azioni del sovrano». Lettera del settembre 1589 presso Mignet, A. Perez et Philippe II.

Il Sarpi dunque non era peggiore degli altri politici contemporanei.

[408]. Mémoires de Duplessis-Mornay, X. 292. Parigi 1825. — È capo d’opera di giochetti l’iscrizione posta al Micanzio nei Serviti a Venezia, scherzando sul nome, sul cognome, sull’età. Siste pedem hospes! — non ad tumulum sed ad gloriæ thalamum acquiesce — terreni quod superest reverendissimi patris magistri Fulgentii Micantii — exiguo hoc clauditur lapide — cælesti quod animæ — superno conditur cælo — hic tamen — magnum serenissimæ reipublicæ theologum — quadraginta et octo annis — intuere — cujus virtus — servitanæ religionis nescio an melius — micans sidus aut sol fulgens dixeris — octuagenarius et tertius obiit scilicet ut — octavum virtutis gradum et in tertio — omnis perfectionis numerum explevisse — scias — patruo syderi vere micanti — P. dom. Micantius nepos pp. 1667.

[409]. Lettera LXV, 5 luglio 1611. Tutte le lettere dei residenti di quel tempo riferiscono o di satire o di prediche o di discorsi tenuti da Gesuiti contro la repubblica; de’ loro sforzi per mettere un’Università a Gorizia, o a Ragusi, o a Castiglione delle Stiviere; finchè uscirono le ducali del 14 giugno 1606 che sbandivali dallo Stato, del 18 agosto che proibiva a’ sudditi di mandar figliuoli ai collegi de’ Gesuiti, del 16 marzo 1612 che vietava ogni corrispondenza con essi.

[410]. — Jeri morì don Giovanni Marsilio. Li medici dicono che sia morto di veleno; di che io non sapendo innanzi, altro non dico per ora. Hanno bene alcuni preti fatto ufficio con esso lui che ritrattasse le cose scritte; ed egli è sempre restato costante, dicendo avere scritto per la verità, e voler morire con quella fede. Monsieur Asselineau l’ha molte volte visitato, e potrà scrivere più particolari della sua infirmità, perchè io non ho possuto nè ho voluto per varj rispetti ricercarne il fondo. Credo che, se non fosse per ragion di Stato, si troverebbono diversi che salterebbono da questo fosso di Roma nella cima della Riforma: ma chi teme una cosa, chi un’altra. Dio però par che goda la più minima parte de’ pensieri umani. So ch’ella mi intende senza passar più oltre. Lettera di frà Paolo, di Venezia il 18 febbraio 1612.

[411]. Frà Fulgenzio. — Nel lib. IV della Letteratura veneziana del Foscarini è a vedere quanti nobili veneziani in quel tempo coltivassero le scienze sacre e la storia ecclesiastica e ne scrivessero, oltre i prelati e i monaci.

[412]. Ricavansi tali particolarità dalle Memorie citate. Vedi pure Blicke in die Zustände Venedigs zu Anfang des XVII Jahrhunderts, negli Historische politische Blätter für das Katholische Deutschland. Monaco 1843.