* Questo punto fu trattato nelle Memorie storiche e letterarie della società tedesca di Königsberg da G. Mohnicke, Versuche zu Anfang des XVII Jahrhunderts etc.Tentativi fatti al principio del secolo XVII per introdur la riforma a Venezia, con due lettere finora inedite di Giovanni Diodati, per illustrare la storia di frà Paolo. Le quali lettere, che parlano del viaggio del Diodati a Venezia nel settembre 1608, furon date da un suo discendente, professore a Ginevra. Egli dice che frà Paolo non vuol proferirsi, allegando che così potrebbe meglio saper secrètement la doctrine et autorité papale, en quoi il a extrêmement profité: quanto a frà Micanzio, sans doute il aurait effectué quelque notable exploit, s’il n’était continuellement contropesé par la lenteur du p. Paul.

[413]. Ugo Grozio lodava molto quel libro e scriveva: Sandis quæ habuit scripsit ipse, sed ea ex colloquiis viri maximi fratris Pauli didicerat. Item ad quædam capita notas addivit, jam egregias in defæcando lectorum judicio. Ep. 388, p. 865. Esso Grozio, stando ambasciadore in Isvezia, ebbe in mano, e trascrisse a varj amici un passo di lettera del Sarpi al Gillot, 12 maggio 1609, siffatto: Si quam libertatem in Italia aut retinemus aut usurpamus, totam Franciæ debemus. Vos et dominationi resistere docuistis, et illius arcana patefecistis. Majores nostri pro filiis habebantur olim, cum Germania, Anglia et nobilissima alia regna servirent; ipsique servitutis instrumenta fuere. Postquam excusso jugo, illa ad libertatem aspirarunt, tota vis dominationis in nos conversa est. Nos quid hiscere ausi fuissemus contra ea quæ majoris nostri probaverant, nisi vos subvenissetis? sed utinam omnino subsidiis vestri uti possemus! Ep. 574.

Le lettere del Sarpi pubblicaronsi a Ginevra colla data di Verona 1673, poi in calce alla Storia arcana di frà Paolo. Sono dirette a Girolamo Groslot signor Dell’Isola, amico del Casaubono, al medico Pietro Asselineau, a Francesco Castrino ugonotto, a Giacomo Gillot, consigliere al parlamento di Parigi. Il Leti, nella vita di Cromwell, si attribuisce la pubblicazione di queste lettere. Alcuni ne hanno impugnato l’autenticità; altri le supposero interpolate. Questa seconda asserzione non potrebbe che provarsi coi particolari: esaminate le ragioni contrarie, io le credo autentiche; e gran peso mi fa questo passo del famoso Pietro Bayle, nella lettera al signor Sondré, 21 settembre 1671: Frà Paolo a été un des plus grands hommes de son temps. On a imprimé ici ses lettres; mais on croit qu’ont arrêtera l’impression, à cause que messieurs de Rome y verroient qu’il entretenait commerce avec ceux de notre religion...... et qu’ainsi ils recuseraient son témoignage touchant l’histoire du Concile, que nous leurs opposons. Ce fut une des raisons qui obligea monsieur Dallez à s’opposer à l’impression de ces mêmes lettres; quoique au reste il eût beaucoup de passion pour la gioire à frà Paul, qu’il avoit autrefois connu très-particulièrement à Venise lorsqu’il conduisit les petits neveux de monsieur Duplessis-Mornay.

Non così credo autentiche le Scelte lettere inedite, stampate a Capolago il 1847, essendo di stile pieno di tropi, e girato in tutt’altro modo che quel di frà Paolo: o piuttosto sono di mani diverse. V’è premessa una vita, d’un anonimo che rinnega il buon senso più triviale per dire le più sbardellate ingiurie a Roma e ai preti. Egli crede vere le lettere del 1673, ed esaltando frà Paolo per la sua avversione a Roma, nega però ch’e’ pensasse far protestante Venezia, nè che convenisse abbattere la dominazione della Chiesa: — È vero che la politica romana si mostrava oscillante e mal ferma; pure era necessaria al contrappeso politico della penisola, contribuiva a conservare l’agonizzante indipendenza dei governi nazionali d’Italia. Lo Stato pontifizio era un governo nazionale, buono o cattivo che fosse, ma per quei tempi più buono che cattivo, e sotto cui i popoli viveano men peggio che altrove, massime che sotto il dominio de’ forestieri; nè si sarebbe potuto abbatterlo senza far sorgere gravi disordini».

[414]. Lettera LXX, 13 settembre 1611.

[415]. Chiesto dall’ambasciatore olandese di commendatizie, Mornay gli scriveva il 3 ottobre 1609: Pour adresse, je ne la vous puis donner meilleure qu’au vénérable père Paulo, directeur des meilleurs affaires... auquel, avec le zèle de Dieu, vous trouverez une grande prudence conjoincte: mais il faut l’exciter à ce que l’une enfin emporte l’autre. Vous avez aussi le père Fulgenzio qui n’est que feu, prêcheur admirable. Mémoires, 393.

Il Pallavino, nella prima edizione della Storia del concilio Tridentino, avea detto che frà Paolo, imbattuto l’ambasciadore d’Olanda, gli disse che avea gran piacere di vedere il rappresentante di una repubblica, la quale teneva il papa per anticristo: ma convien dire riconoscesse falso l’aneddoto, giacchè nelle ristampe lo eliminò. Bayle lo riferisce sotto Aarsens. Vittorio Siri dice aver trovato negli archivj di Francia moltissime traccie del favore dato dal Sarpi agli Ugonotti, e massime ne’ registri del nunzio Ubaldini, attentissimo a svertarne la trama, e che cercò averne lettere originali per imputarlo d’eretico avanti al senato veneto.

[416]. Questo fatto, arditamente impugnato e da Voltaire e da Daru come viltà indegna di Enrico IV, è messo fuor di dubbio dalle Memorie di Mornay.

* In una cronaca citata dal Cicogna, Iscrizioni, tom. V. p. 556, leggesi al 1606: «Occorse in questi giorni che le R. monache di S. Bernardo di Murano, persuase dal suo cappellano, furono scoperte che osservavano l’interdetto del papa, e che non ascoltavano messa nè si confessavano e comunicavano, havendoli detto reverendo mostrato un giubileo che ha concesso il papa a chi osserverà l’interdetto, nè ascolterà messa, promettendogli un paradiso di delitie fatte a lor modo... Havendole prima persuase li suoi procuratori del monasterio et senatori loro parenti, et anco il vicario del suo vescovo, nè per questo havendole potute rimover da questa loro opinione, furono immediate mandati li capitani del Consiglio di X d’ordine del senato a serrarle nel Convento, ficando le finestre et porte de fuori con buoni cadenazzi con pena della vita a chi s’accostasse a detto monasterio, nè meno le soccorresse di cosa alcuna, tenendole del continuo guardie».

[417]. Lettera XLIV al signor Dell’Isola.