«Sotto il capo della santa Inquisizione pare che si possa ridurre la persona di frà Paolo servita, della quale vostra signoria ha piena cognizione. Io non le favellerò dei mali che faccia, nè delle pessime dottrine ed opinioni che sparge, e de’ perniciosissimi consigli che apporta, tanto più rei e malvagi, quanto più sono coperti dal manto della sua ipocrisia, e dalla falsa apparenza della mal creduta sua bontà, perchè il tutto è a lei manifesto; ma le dirò brevemente che nostro Signore non ha lasciato di parlarne come si conviene a’ signori ambasciatori, li quali, così in questo come nella materia del Sant’Officio, hanno sfuggito gl’incontri delle paterne esortazioni di sua santità, non coll’opporsi, ma col negare il male; e però, quanto a frà Paolo, hanno risposto non essere stimato da loro nè tenuto in credito nessuno appresso la Repubblica, ma starsene colà ritirato, nè doversene però avere ombra o gelosia veruna, benchè si sappia pubblicamente il contrario. Vostra signoria potrà nondimeno osservare di fresco i suoi andamenti, e ce ne farà la più vera relazione che potrà averne, perchè sua santità penserà a continuare gli ufficj ed altro opportuno rimedio; e vostra signoria successivamente ci anderà proponendo quello che più riuscibile si potesse adoprare, almeno per levarlo di colà, e farlo ritirare altrove a viversi quietamente, reconciliandosi ad un’ora colla Chiesa: ma finalmente non è da sperarne molto, e converrà aspettarne il rimedio da Dio, essendo tanto innanzi negli anni, che non può esser grandemente lontano dalle sue pene; e solamente si deve temere che non si lasci dietro degli scolari e degli scritti, e che ancora morto, non continui ad essere alla Repubblica pernicioso».
[426]. Lettere LV e XI, XII al signor Dell’Isola.
[427]. Il Botta, che pur la copia a tutto pasto, com’è il suo solito, e che s’ispira di tutti i suoi rancori, è costretto confessare che «l’odio acerbo che frà Paolo portava alla corte di Roma, il faceva dare alcuna volta in opinioni erronee ed in soverchia mordacità»; lib. XVI. Appena uscì la traduzione francese pel Courayer, il cardinale di Tencin emanò una pastorale fortissima contro quell’opera, intitolando frà Paolo vero protestante. L’autografo d’essa storia si conserva nella Marciana, e non differisce punto dallo stampato. Si conoscono varie confutazioni di frà Paolo, tra cui le osservazioni di Bernardino Florio arcivescovo di Zara, rimaste manoscritte. Abbiamo Frà Paolo Sarpi giustificato, dissertazioni epistolari di Giusto Nave, Colonia 1752, che credonsi del veneziano Giuseppe Bergantini, ovvero del Grisellini, e stampate a Lucca; come pure Justification de frà Paolo Sarpi, ou lettres d’un prêtre italien à un magistrat français etc., Parigi 1811, che sono del genovese Eustachio Degola. Alberto Mazzoleni, monaco nel bergamasco convento di Pontida, avea raccolto ben cinquanta volumi di documenti intorno al concilio, del quale volea scrivere la storia: morì senza farne nulla, e la sua collezione fu venduta al tirolese Antonio Mazzetti, che poi la lasciò alla città di Trento.
[428]. Quanto si è detto su quegli assassini! Il principale era un Poma mercante fallito, fanatico come tanti cattolici e protestanti, che credevano legittimar anche il pugnale colla religione; ad un amico scriveva: — Non è uomo del mondo cristiano che non avesse fatto quel ch’io, e Dio con il tempo lo farà conoscere»; e volea stampare che, non ad istanza di chicchessia, ma per servigio di Dio aveva operato. Frà Fulgenzio dice che gli assassini ricoverarono in casa del nunzio. Potrebbe anch’essere, e le immunità, di cui si era allora tanto gelosi, avrebbero indotto il nunzio a proteggerli: ma il preciso contrario consta dalle deposizioni de’ gondolieri; ne conviene perfino l’autore della ostilissima vita del Sarpi, anteposta alle lettere inedite. La storia di que’ miserabili è conosciuta; vantavano aver denari a josa, poi trovavansi tutti sul lastrico, e precisamente in Romagna vennero arrestati, e il Poma terminò nelle carceri di Civitavecchia; così prete Michele Viti, e il Parrasio; uno fu decapitato a Perugia. L’autore della vita suddetta va almanaccando i motivi di tal condotta di Roma; frà Paolo stesso se ne meraviglia; conseguenza d’un dato arbitrario e falso.
[429]. Lettera dell’8 giugno 1612. Il cardinale Baronio aveva anche il giusto sentimento dell’arte, e del rispetto che le si deve; onde nella chiesa sua titolare de’ Santi Nereo ed Achilleo, ridotta all’antica forma, fece porre quest’iscrizione:
PRESBYTER. CARD. SVCCESSOR QVISQVIS FVERIS — ROGO TE PER GLORIAM DEI ET — PER MERITA HORVM MARTIRVM — NIHIL DEMITO NIHIL MINVITO NIHIL MVTATO — RESTITVTAM ANTIQUITATEM PIE SERVATO — SIC TE DEVS MARTYRVM SVORVM PRECIBVS — SEMPER ADJVVET.
Ora la storia ecclesiastica si vien rinnovando mercè la cognizione d’un’infinità di lettere pontifizie, pubblicate nei Regesta pontificum romanorum ab condita ecclesia ad annum 1098, di Filippo Jaffe, Berlino 1852. Soltanto dall’882 al 1073 aggiunge al Mansi 1557 documenti, e 1881 al gran Bollario: del XII secolo ha 6791 bolle, mentre il Bollario ne ha 600, 1176 il Labbe, 1389 il Manso.
[430]. Lettera 2 marzo 1658 a Gian Luca Durazzo. «Chi legge la storia esattissima del Pallavicino, attonito della libertà dei Padri, sarìa talor tentato di appellarla licenza; ma è tale la saldezza di forza organica, che la Chiesa mai non teme rimostranze». Tapparelli, Saggio teoretico di diritto naturale, nota CXXVII.
[431]. Ein grosser Liebhaber der wahren Religion und Gottseligkeit. Lutero, Ep. 401.
[432]. Di tali avvenimenti non fa motto il Guichenon; ma vedi Muratori al 1531.