Non vi fu codice che non stampasse pene contro le stregherie; e per dirne un solo, lo statuto di Mantova dei Gonzaghi, che durò quanto la loro dominazione, cioè fin al 1708, impone che i malefici, incantatori, fatucchieri, e chiunque fa incantagione, o dà pozioni per sottoporre il cuore altrui, e trarre all’amore o ad altro fine pernicioso, in modo che uomo o donna sia rimasta malefiziata, e condotta all’insania o a malattia e morte, sieno bruciati. Se nessun effetto ne seguì, vadano alla frusta e al taglio della lingua, ed espulsi dal territorio. Chi ha l’abitudine di tali cose in secreto o in pubblico, sia arso. Possa chiunque denunziarli, e si creda a chi con un testimonio di buona fama giuri d’aver visto, o con quattro testimonj giuri che tal è la pubblica voce. Si eccettua chi faccia tali incantagini all’intento di guarire.
Che poi i processi dall’Inquisizione orditi fossero reputati regolatissimi e legali, n’è prova l’averne stampato i codici, anzichè tenerli arcani[259]; e del resto qual necessità di nasconderli, poichè procedevano non altrimenti che tutti i tribunali, tutti i giudizj?
Eliseo Masini[260], parlando di maghi, streghe e incantatori, contro cui deve procedere il Sant’Uffizio, dice: — Perchè simili sorta di persone abbondano in molti luoghi d’Italia e anche fuori, tanto più conviene essere diligente; e perciò s’ha da sapere, che a questo capo si riducono tutti quelli che hanno fatto patto, o implicitamente o esplicitamente, o per sè o per altri col demonio;
«quelli che tengono costretti (com’essi pretendono) demonj in anelli, specchi, medaglie, ampolle o in altre cose;
«quelli che se gli sono dati in anima ed in corpo, apostatando dalla santa fede cattolica, e che hanno giurato d’esser suoi, o glien’hanno fatto scritto, anco col proprio sangue;
«quelli che vanno al ballo, o (come si suol dire) in striozzo;
«quelli che malefiziano creature ragionevoli, o irragionevoli, sagrificandole al demonio;
«quelli che l’adorano o esplicitamente o implicitamente, offerendogli sale, pane, allume o altre cose;
«quelli che l’invocano, domandandogli grazie, inginocchiandosi, accendendo candele o altri lumi, chiamandolo angelo santo, angelo bianco, angelo negro, per la tua santità, e parole simili;
«quelli che gli domandano cose ch’egli non può fare, come sforzare la volontà umana, o saper cose future dipendenti dal nostro libero arbitrio;