Più seria passò la briga fra i Grigioni. Questi discendenti dagli antichi indomiti Reti, e misti con gran numero di Romani che dovettero rifuggirvi al cader dell’Impero, e che vi lasciarono dialetti somigliantissimi al loro, quali sono il romancio e il ladino, abitano valli parallele e confinanti coll’italiana Valtellina, alla quale accedono pel monte Fraele, pel Muretto, per la montagna Giulia e per lo Spluga. E Valtellina chiamasi la valle solcata dall’Adda, che nascendo dal monte Braulio vicino all’Ortlerspitz, scorre per ottanta miglia da levante a ponente fino al lago di Como. Sondrio n’è capoluogo; cittaduole secondarie Morbegno e Tirano: all’estremità orientale formava contado distinto il territorio di Bormio; presso al lago di Como devia verso la Spluga e la val Pregalia l’altro contado di Chiavenna, antichissimo valico del commercio coll’Alemagna.
La postura rende importantissima la Valtellina, perocchè un suo fianco s’appoggia alle valli venete del Bergamasco e del Bresciano, un’estremità tocca al Tirolo, l’altra alla Lombardia, entrambi possessi della Casa d’Austria. Se questa l’avesse dominata, avrebbe potuto liberamente tragittare eserciti dalla Germania in Italia onde padroneggiarla e sommoverla, e impedire che i Veneziani potessero per di là tirare nelle lor guerre mercenarj, di cui la Svizzera era il vivajo. La politica aguzzava dunque gli occhi su quel piccolo territorio, chiave o catena d’Italia: i Grigioni la tolsero al ducato di Milano nel 1512, e benchè nella pace di Jante l’avessero ricevuta come alleata, presto l’ebbero ridotta a serva, e della servitù più trista, qual è quella a repubbliche. Persone ignoranti uscivano a governarla, non d’altro meritevoli che d’aver comprata quella magistratura all’asta, non d’altro desiderose che d’impinguarsi col vender la giustizia.
Giovanni Comander arciprete di Coira, Enrico Spreiter, Giovan Biasio e Filippo Saluzio avevano diffuso le dottrine di Calvino fra’ Grigioni, laonde essi cercavano innestarle nella Valtellina e ne’ due contadi: negavano al Borromeo di entrarvi come visitatore pontifizio, sorreggevano i Riformati a scapito de’ Cattolici, rapivano chiese a questi, e usavano i soprusi consueti in paesi ove gli interessi de’ sudditi son opposti a quelli degli imperanti. Quindi rancori e litigi, e violenze repulsate colle violenze.
Tra i Grigioni stessi i dissidj religiosi s’erano convertiti in politici, formandosi due fazioni, una detta evangelica, favorevole a Francia e capitanata dai Salis, l’altra cattolica e ligia a Spagna sotto la guida dei Planta; di che peggiorò la condizion del paese; già mal governato dall’aristocrazia, guasto dalla corruzione straniera, e oppressivo de’ sudditi. I Riformati recansi a contrario il partito austriaco, e infervorati dai predicanti, abbattono i castelli dei Planta (1620), carcerano gli avversi, e a Tusis stabiliscono lo Strafgeritch, corte marziale che ergevasi con poteri dittatorj qualora lo statuto patrio pericolasse.
Qui cominciano processi violenti e supplizj e bandi; Nicolò Rusca, santo arciprete di Sondrio, muore sulla corda; molti caporioni cattolici sono uccisi, altri fuggono, e spargesi voce d’una congiura ordita per trucidare tutti i Cattolici della Rezia e della Valtellina, e rendervi dominatrice esclusiva la Riforma. I Cattolici mutano la pietà in isdegno, lo sgomento in furore, e accordatisi, scannano quanti sono Protestanti nella valle (19 luglio), la quale si dichiara indipendente, e ordina governo proprio sotto Giacomo Robustelli, ch’era stato l’anima di que’ movimenti. I Grigioni accorrono alla vendetta; le vittorie s’avvicendano; i Cattolici allora invocano l’Austria, che sempre desiderosa di quella, invade non solo la Valtellina, ma ben anche la Rezia. Però la gelosia di Francia ostava, il papa intromettevasi, e più anni trascorsero fra guerre e trattative e certa infelicità della disputata valle, incapace col proprio coraggio a sostenersi fra quei grossi ambiziosi. Alfine questi a Milano, senza tampoco ascoltare i Valtellinesi, fecero un capitolato che la restituiva ai Grigioni (1637), patto non vi dimorassero Protestanti nè Inquisizione.
Su questi fatti ritorneremo (cap. CLIII), ma qui volemmo accennarli anche trascendendo i limiti del presente libro, onde insieme raccogliere quanto ha tratto alla grande critica religiosa, gittatasi nel XVI secolo; secolo che cominciò nel modo più grandioso, colla scoperta d’un nuovo mondo e la rapida conversione di quello, col massimo fiore dell’arti e delle lettere; poi vide intromettersi la quistione religiosa, e dietro ad essa la confusione degli spiriti, l’anarchia degli atti, la tirannide ammantata dal pretesto di reprimerla, il fanatismo persecutore; sicchè, invece di poter congiungere la libertà cittadina coll’indipendenza religiosa, fu d’uopo combattere dentro e fuori la barbarie che parea rinnovarsi; e fu reso possibile il succedere in Italia d’un secolo d’indecorosa miseria, ove potè giudicarsi perita la civiltà da chi non credesse fermamente che la Provvidenza per la via del male guida l’umanità a continuamente procedere verso idee più vere, costumi più umani, libertà meglio intesa.
FINE DEL LIBRO DECIMOTERZO E DEL TOMO DECIMO
[ INDICE]
| LIBRO DECIMOTERZO | ||
| Capitolo | ||
| CXL. | Secolo di Leon X. Belle arti | [Pag. 1] |
| CXLI. | Lingue dotte. Risorgimento della italiana. La Crusca. La Critica | [118] |
| CXLII. | Poeti del secolo d’oro. Il teatro | [168] |
| CXLIII. | Indole di quella letteratura. I mecenati. Gli artisti | [222] |
| CXLIV. | Costumi. Opinioni | [283] |
| CXLV. | La riforma religiosa procede. Opposizione papale. Riformati italiani. Inquisizione | [361] |
| CXLVI. | Rimbalzo cattolico. Concilio Tridentino. Riforma morale | [439] |
| CXLVII. | Quistioni giurisdizionali. Diritto cattolico. Il Sarpi e il Pallavicino | [499] |
| CXLVIII. | Guerre religiose. I Valdesi. La Valtellina | [552] |