NOTE:
[1]. Quante cose restino ancora a rivelarsi sulle arti nostrali appare dall’opera di Runge, che testè si pubblicò a Berlino, Beiträge zur Kenntniss der Backsteinarchitecture Italiens.
[2]. Ha il diametro di quarantatre metri, alta cento metri dal suolo, quarantadue dalla cornice del tamburo all’occhio del lanternino; meno alta di quella del Vaticano sol perchè meno elevati i piloni su cui imposta; ma la supera di quattro braccia di larghezza; non ha rinfianchi o gradinate o speroni, bastando alla solidità sua i costoloni degli otto spicchi; eppure non ebbe bisogno di cerchi di ferro, nè diede quelle tante paure, per cui grossi volumi si scrissero e i principali architetti studiarono intorno a quella di Michelangelo.
[3]. Duplices facito clausuras, secto duobus locis flumine, spacio intermisso quod navis longitudinem capiat, ut, si erit navis conscensura, cum ea applicarit inferior clausura occludatur, aperiatur superior; sin autem erit descensura, contra claudatur superior, aperiatur inferior. Navis eo pacto, cum instar dimissa parte fluenti evehetur fluvio secundo: residuum autem aquæ superior asservabit clausura. — De re ædificatoria, lib. X. c. 12.
Gli Olandesi pretenderebbero il passo sovra gl’Italiani, riportando quest’invenzione fino al 1220: ma chi ponga mente al trattato Della fortificazione per chiuse di Simone Stevin, ingegnere del principe Maurizio di Nassau, stampato nel 1608, sarà chiaro dalle figure, che le chiuse a doppia imposta da lui descritte non servono che a rimontare coll’alta marea ne’ canali che vi sboccano, e non a discenderne dopo il riflusso, come si potrebbe colle nostre. In Francia dovett’essere portata l’invenzione da Leonardo da Vinci al principio del 1500; il quale forse inventò di mettere le porte ad angolo, spediente a farle facilmente servibili.
[4]. L’ultimo descrittore delle arti italiane ch’io conosca, Jacopo Burckhardt, dice che le finestre dell’ospedale di Milano Sind die reichsten und elegantesten gothischen Fenster, die sich in diesem Stoff bilden liessen. — Der Cicerone; eine Anleitung zum Genuss der Kunstwercke Italiens. Basel, 1855.
[5]. Donde l’epigramma del Sannazaro:
Jucundus geminum imposuit tibi, Sequana, pontem;
Hunc in jure potes dicere pontificem.
[6]. Rafaello scriveva a suo zio Simon di Battista Ciarla: — Circa a stare a Roma, non posso star altrove più per tempo alcuno, per amor della fabbrica di Santo Pietro, che sono in loco di Bramante: ma qual loco è più degno al mondo che Roma? qual impresa è più degna di San Pietro? che è il primo tempio del mondo, e che questa è la più gran fabbrica che sia mai vista, che monterà più d’un milione d’oro. E sappiate che ’l papa ha deputato di spendere sessantamila ducati l’anno per questa fabbrica, e non pensa mai altro. Mi ha dato un compagno, frate dottissimo e vecchio di più d’ottant’anni: il papa vede che ’l può vivere poco: ha risoluto sua santità di darmelo per compagno, ch’è uomo di gran riputazione, sapientissimo, acciò che io possa imparare se ha alcun bello secreto in architettura, acciò io diventa perfettissimo in quest’arte. Ha nome frà Giocondo, e ogni dì il papa ci manda a chiamare, e ragiona con noi un pezzo di questa fabbrica».