Tiene in travaglio i popoli, che sono

Verso Dio divenuti aspidi e talpe.

Poi nel trattato di Bruzolo del 1610 il duca combinava una nuova lega con Enrico IV, stabilendo di ottenere il Milanese dopo conquistatolo, a patto di cedere a questo la Savoja, distruggere il forte di Monmeliano, e consegnargli due fortezze del Milanese. Protezione disinteressata!

[38]. Il maresciallo di Crequi scrive a Luigi XIII: Le duc de Savoie accuse monsieur le connétable de n’avoir pas voulu laisser prendre la ville de Gênes parce qu’il entretenait des intelligences secrètes avec les principaux magistrats. Je ne dissimulerai point à votre majesté que nous pouvions prendre Gênes, mais on n’a pas cru que le service de votre majesté le permit. Monsieur le duc de Savoie se serait mis en possession de la ville, et aurait voulu la garder pour lui. Si votre majesté veut entreprendre une guerre avantageuse en Italie, envoyez-y, sire, sous la conduite d’un de vos bons généraux, une armée nombreuse et supérieure à celle de Savoie, de manière que vous puissiez faire la loi à monsieur le duc, et qu’il ne prétende pas disposer de tout à sa fantaisie.

Su quest’età spargono moltissima luce le lettere del D’Ossat, oscuro francese, assunto alla porpora pei proprj meriti, massime per la ribenedizione d’Enrico IV. Era stato segretario del cardinale d’Este nel 1582, poi direttore dell’ambasciata francese, infine ambasciadore a Firenze, a Venezia, a Roma, Amelot de la Houssaie, noto pubblicista, corredò quelle lettere di note, che anch’esse illustrano la condizione del nostro paese e i personaggi che vi figurarono.

D’Ossat, nemicissimo al duca di Savoja, gli suppone i disegni più ribaldi. Nella lettera CCXXXII avvisa Enrico IV de’ disegni di esso contro di lui, e soggiunge: J’ai horreur de vous ajouter une autre chose, que gens de qualité m’ont dit qu’il attend avec plus de désir et d’espérance que tout cela; mais je ne dois et ne puis vous faire plus longuement. C’est le succès et événement des embuches et assassinats qu’il a dressés et apostés en diverses façons contre la vie de votre majesté, dont Dieu vous préservera, et le confondra lui, comme il mérite, moyennant la précaution, dont votre majesté et vos serviteurs useront. Ces choses ne se disent pas par tenans et aboutissans; mais le naturel et la façon de procéder de l’homme les rendent trop vraisemblables, et méritent que votre majesté et tous ses serviteurs y prennent garde. E nella seguente: Monsieur de Savoie vous a meshui fait assez connaître, qu’il n’a point de conscience, ni de crainte de Dieu, et moins soin de son honneur et réputatation, ni aucune vergogne des hommes.

Interrogato dal papa del suo parere sulla guerra tra Francia e Savoja nel 1600, insiste perchè il papa ne levi l’occasione col far che il duca restituisca Saluzzo, paese dovuto alla Francia, e necessario all’equilibrio d’Italia, dove altrimenti rimane despota la Spagna. Divisando i caratteri de’ combattenti dice: Monsieur de Savoie est de telle complexion qu’il veut prendre l’autrui et sur plus grands qu’il n’est, et ne veut point rendre; veut encore contracter et faire des accords, promettre, signer, confirmer et reconfirmer, et ne point tenir, ne rien exécuter, prenant pour galanterie de violer la foi... Avec tout cela il pense de se mantenir en cette façon de procéder par son bel esprit, fertil en toutes sortes d’inventions et de déguisements, et par les forces d’Espagne, et par l’autorité de votre sainteté, sachant le respect que le roi vous porte, et l’extrême désir que vous avez de conserver la paix.

All’acquisto di Saluzzo erano contrarj tutti i principi d’Italia, e offrivano denari perchè Enrico rompesse il patto; D’Ossat lo considera sempre come un’usurpazione, e non sa darsene pace; e rammenta al re come, lasciandolo al duca, perdrait beaucoup la réputation, qui est celle par laquelle les rois et princes se maintiennent bien plus souvent que par toutes leurs forces et moyens. Ben sel sapeva il duca, il quale diceva: la reputazione esser la pupilla del principato».

Amelot de la Houssaie, nelle note alla lettera LVII del D’Ossat, dice di Carlo Emanuele: Ce due était si ambitieux, si entreprenant et si déloyal, que l’on se défiait autant de lui quand il avait de bonnes intentions que lorsqu’il en avait de mauvaises. Tous les historiens de son temps ont loué hautement sa valeur militaire, son intrépidité, sa liberalité, sa pénétration, son expérience, mais ils l’ont tous accusé d’avoir été sans foi. — Siri, nelle Memorie secrete, VII: «Principe per vastità d’ingegno e per intrepidità di cuore incapace di sgomento; de’ maggiori che habbino regnato lungo tempo avanti di lui; fregiato d’eccelse virtù e imbrattato di molti vizj, che lo resero notato nel mondo per turbolento, ambiziosissimo, infido, ecc. — Il cardinale Bentivoglio nelle Memorie: «Queste sì rare virtù venivano sommamente oscurate dall’ambizione, la quale regnava in lui con tal eccesso, che portandolo continuamente a torbidi, vasti, e per lo più fallaci disegni, faceva ch’egli, invece di misurarsi con la misura sua propria, usasse molto più quella dei re, alle cui prerogative non potendo soffrir di cedere, come principe di tanta eminenza anch’egli, e d’una casa tutta mista di sangue regio ancor essa; perciò cercava sempre inquietamente con tutti i mezzi di rendere alle grandezze loro, quanto più poteva, uguali le sue». — E il procuratore Battista Nani dice che questo duca «al solo interesse immobilmente indirizzò le sue azioni».

[39]. Un fatto particolare mostri la natura delle relazioni internazionali. È noto che l’Inghilterra si era sottratta al papa e al cattolicismo. A Roberto Dudley, duca di Northumberland, erano stati dal re d’Inghilterra sequestrati i feudi; ed egli si volse all’imperatore, volendo ancora considerarlo come signor sovrano quale nel medioevo, e questo emanò una bolla, ove cassava la confisca. Tale bolla fu confermata dal papa, il quale al vicario generale dell’arcivescovo di Firenze commise di procedere e giudicare la causa fra il duca e il re. E il vicario sentenziò doversi il duca reintegrar nelle sue ragioni e risarcirlo con otto milioni ducentomila sterline; sentenza della quale poteasi eseguire la disposizione sopra qualunque Inglese non cattolico per via d’arresti, esecuzioni, sequestri (1626). Ma per eseguirla voleasi la forza; e Dudley non sentendosela, divisò di vendere quel titolo ad alcun potente, che se ne valesse in occasione di guerra. La offrì dunque al duca di Savoja, il quale peritossi alquanto, poi stimò più prudente informarne il re d’Inghilterra, avvertendolo tenersi in guardia, che non avvenisse come sotto Urbano VIII, quando ai sudditi inglesi fu nociuto assai con sequestri di gran valore. Sclopis, Relazioni politiche tra la dinastia di Savoja e il Governo britannico. 1853.