Ma diversa cagion d’arder ne diede,

Elena all’una, all’altro Ganimede.

[204]. L’Aprosio nello Scudo di Rinaldo critica le mode d’all’ora, e nell’Atene Italica mette in vista i principali uomini d’Italia.

[205]. — Oh adesso sì, grida Dio, che mi fai dar nelle rotte. — Ma Signore, a che giuoco giochiamo? — O Signore, avete imparato a vostre spese a portarvi così; quante volte siete stato burlato!»

[206]. È in venticinque atti, e fu recitata in cinque giorni nel 1611.

[207]. Benedetto Aresi milanese, nato nel 1673, lasciò manoscritti sette volumi di «voci e frasi italiane più usitate, e che non si trovano ne’ vocabolarj». Buoni appunti alla Crusca fece Giulio Ottonelli, che nel 1609 scriveva ad Alessandro Tassoni ancor principiante, di evitare le parole vecchie e disusate, adducendo in prova il Pinelli che volle abbellire con esse la sua traduzione dei salmi di san Bonaventura, e «pensando acquistarsene lode, ne ha avuto biasimo da tutti, e da’ suoi proprj accademici della Crusca». Lettere d’uomini illustri, Venezia 1749, pag. 478. In questa raccolta ve n’ha molte di bellissime del Pignoria.

[208].

Egli era galantuomo e cortigiano

A un tempo stesso, ch’egli è come dire

Fare un tempo da basso e da soprano.