[13]. Fra questi va distinto Federico landgravio d’Assia, che abjurata l’eresia nel 1637, entrò nell’Ordine, prese Tunisi nel 1640, poi nominato cardinale, si segnalò nella peste andando a visitare e soccorrere gl’infetti.

[14]. «Persona assennata, che allora si trovò in Venezia, mi assicurò che le parve di vedere il dì del finale giudizio; tanti erano i gemiti, le lagrime e gli urli dell’uno e dell’altro sesso. Andava il popolo fanatico per le contrade deplorando la grande sciagura, vomitando spropositi contro la Provvidenza, maledizioni contro de’ Turchi, e villanie senza fine contro del generale Morosini, chiamandolo ad alte voci traditore». Muratori, ad annum.

Giovanni Sagredo era ambasciadore ordinario in Francia al tempo della Fronda, caro al Mazarino, dal quale impetrò sussidj per la guerra di Candia; passò poi ambasciadore in Inghilterra, e già citammo i ragguagli che di là scriveva (Cap. CLVII, not. 19). Stese pure Memorie storiche de’ monarchi ottomani, l’Arcadia in Brenta ed altre opere rimaste inedite e peccanti di strano secentismo. In patria ebbe le prime dignità e fu anche eletto alla suprema nel 1676, ma il maggior consiglio non l’approvò.

[15]. Sul trattamento degli schiavi è curioso un dispaccio di Carlo Emanuele II, che mandava a cercare l’alleanza dell’Inghilterra, e fra gli altri vantaggi faceva riflettere che, essendo egli in permanente ostilità con la Porta in grazia del regno di Cipro, gli armatori sotto la sua bandiera potrebbero catturare sudditi greci di quella, e venderli agl’inglesi per ciurma a venti piastre per testa, mentre uno schiavo turco ne varrebbe cento. Sclopis, Relazioni fra Savoja e Inghilterra.

Gli armatori sotto bandiera di Malta e d’altri principi erano obbligati a mettere in libertà i prigionieri che facessero, sudditi della Porta ma di nazione greca. A Venezia gli schiavi, per mali trattamenti, poteano contro i padroni ricorrere al magistrato de’ Censori.

[16]. Il presidio di Vienna era comandato da Ferdinando degli Obizi padovano. La costui madre bellissima fu amata perdutamente da un gentiluomo, che penetratole in camera, nè con lusinghe o con minaccie potendo averla alle sue voglie, la pugnalò. In processo egli stette saldo al niego, e andò assolto. Ferdinando, che di cinque anni era stato testimonio della violenza, appena cresciuto uccise l’oltraggiatore, e fuggì in Austria, dove salì ai primi gradi militari.

[17]. Ragusi, situata su piccola penisola all’estremità orientale della Dalmazia, ha tanti attacchi coll’Italia, che non sarà fuor di luogo il divisarne. Fu fabbricata dai fuggiaschi dell’antica Epidauro nel 659, dominata dai Romani, poi dai Greci del Bass’Impero; molestata dalle correrie degli Slavi, se ne redense con un tributo. A quei residui d’un’onorevole civiltà s’unirono presto e Dalmati e Illirici, che la crebbero d’edifizj, e con una rôcca protessero il golfo. Datisi all’industria, cresceano valore alle materie prime che traevano dalla Bosnia. Nell’867 assalita dagli Arabi, sostenne un anno d’assedio, indi li respinse e gl’inseguì fino a Benevento.

Restò governata a Comune dai discendenti de’ primi fondatori e da alcuni nobili bosniaci, con un rettore che durava otto anni. Damiano, uno di questi, non volle deporre il comando, e vi si fece tiranno; ma i Ragusei si volsero a Venezia, la quale li liberò; ma per soggettarli a se stessa, e li tenne finchè Lodovico re d’Ungheria non li tornò indipendenti. Genovesi e Veneziani però ed altri navigatori dell’Arcipelago molestavano la repubblica in modo, che cercò sicurezza col mettersi alla protezione degli Ottomani, e comprarla con un tributo.

Il gran consiglio, ove entravano tutti i nobili sovra i diciotto anni, faceva leggi, nominava i magistrati, e aveva diritto di grazia: un senato di quarantacinque pregadi disponeva le cose da proporre al gran consiglio, e trattava gli affari esterni: il potere esecutivo era commesso a un piccol consiglio di sette senatori. Il rettore non durava più che quattro settimane, e dovea venir a parte d’ogni atto del governo; usciva di palazzo soltanto nelle grandi solennità coi mantello di damasco rosso, rossi i calzari e le calze, e gran parrucca in testa. I nobili non poteano esser tratti a prigione che da un nobile, e ad essi spettavano tutte le cariche. Ogni cosa poi v’era prefissa appuntino; a segno che Tuberone Cerva essendo entrato in senato con una veste più lunga della misura stabilita, gli fu raccorcia in piena assemblea; di che vergognoso, egli si fece frate. Dai matrimonj di nobili con plebei nacque una classe media, ammessa ad impieghi di seconda mano. La plebe stava sotto la clientela dei nobili.

Ragusi fu per quattro secoli il centro non solo de’ negozj, ma del sapere de’ popoli slavi e valacchi, situati sulla parte orientale dell’infima valle del Danubio, e vi furono coltivate contemporaneamente la letteratura italiana, la latina e la greca. Vi nacquero Baglivi medico, Marino Ghetaldi e il Boscovich matematici, l’erudito Banduri, l’epico Francesco Gondola, i poeti latini Stay, Resti, Zamagna e Cunich, e Faustino Gaglioffi nostro contemporaneo.