Molte memorie d’essa repubblica, come molte ricchezze e capidarte, perirono nel tremuoto del 1667, cantato dallo Stay.

[18]. Olivet, Histoire de l’Académie française, t. II, p. 134.

[19]. Vedi il Mercure galant, settembre 1686. La lista de’ rappresentanti di Francia in Italia e viceversa può trovarsi nella Storia degli Stati moderni di Schoel, vol. XXXIX.

[20]. Relazione, esistente negli archivj della marina a Parigi, e pubblicata da Eugenio Sue, Histoire de la Marine, vol. III, con altri curiosissimi documenti, ignoti ai nostri storici.

La notizia dell’atto codardo si sparse, ma non era voluta credere. Il duca d’Estrée, ambasciatore a Roma, così scriveva al signor di Pomponne: — Oltre la diversità del racconto, si rifletteva quanto fosse inverisimile. Se il re avesse voluto abbandonar Messina per considerazione degl’Inglesi, già l’avea sugli occhi prima che La Feuillade movesse di Francia; onde sua maestà non avrebbe spedito un nuovo maresciallo di Francia per far quest’abbandono, ma l’avrebbe ordinato al signor di Vivonne. Che se tale deliberazione si fosse presa dopo la partenza di La Feuillade, lo stesso corriere che portasse quest’ordine, n’avria portato uno a Toulon perchè il convoglio non partisse... Un fatto solo straordinario e mal a proposito può talvolta sventare i ragionamenti fondati sopra il buon senso e la verosimiglianza; pure questa notizia è sì grossolanamente immaginata, sì contraria alle precedenze e ad ogni probabilità, che la sola sfrontatezza di quei che la spacciano e il numero dei loro partigiani poterono farla credere per alcune ore...».

Pochi giorni di poi, il duca stesso trovava affatto naturale che si fosse lasciato una città sì discosta, sì popolosa, che non poteva ricever viveri se non da lontano, la cui gente cospira ogni momento contro i protettori, e al modo degl’insulari, ha la leggerezza e l’infedeltà per dote, e non può esser ritenuta nè colla clemenza nè colla severità.

[21]. Luigi XIV scriveva al duca d’Estrée: — Ho avviso da Messina che questi popoli, i quali con sensibile afflizione sono tornati al giogo di Spagna quando lo stato de’ miei affari non mi permise d’alleviarneli più a lungo, cercano tutti i mezzi per disfarsene: e so, a non dubitarne, che spacciarono in secreto a Costantinopoli, non solo per domandar assistenza, ma per darsi ai Turchi. Il dispiacere ch’io avrei di vedere una città sì cristiana cadere agl’Infedeli, il pericolo di cui si vede minacciato il resto di Sicilia, e il timore di un sì potente nemico pel resto d’Italia, mi portarono a studiarvi qualche riparo. Nè altro mi parve più opportuno che il darne avviso al papa, lo zelo e la carità del quale sapranno farne l’uso più utile a stornar tanto danno; e fosse crederà che le violente vie onde la Spagna è consueta servirsi per punire le colpe de’ Messinesi, son più capaci d’inasprire che di guarir tal sorta di mali.

«I ministri di Spagna, onde eludere i savj consigli di sua santità, particolarmente se penetrano che quest’avviso sia venuto da me, potranno attribuirlo al desiderio di procurar qualche alleggiamento ai Messinesi rimasti, e facilitare il rimpatriamento a quei che si ritirarono in Francia: ma quanto a questi ultimi io non ho bisogno d’altro che della pace che sta per stringersi, e della quale ho fatto condizione espressa che siano restituiti. Assicurate dunque il papa, che in tale avviso non ho altra vista che di porlo in istato di prevenire un pericolo, tanto formidabile per l’Italia e per tutta cristianità; e il solo interesse della cristianità mi fa operare. Voglio credere che sua santità mi saprà grado particolare dell’attenzione, colla quale io veglio in un affare che so quanto a lei stia a cuore.

«PS. Aggiungo, che la proposizione fatta a Costantinopoli per l’impresa di Sicilia, assegna che lo sbarco deve farsi ad Agosta, dove alcune fortificazioni furono demolite; e perciò sarebbe a questa piazza che ai Turchi importerebbe di ripararsi ecc.».

[22]. M. le marquis de Seignelay étant arrivé devant Gênes avec quatorze vaisseaux, dix galiottes, deux brûlots, deux frégates, huit flûtes, vingt-une tartanes, trente chaloupes, trente-huit bâteaux, dix felouques et vingt galères, après les saluts et les cérémonies accoutumés du sénat, qui députa à M. de Seignelay, le dixhuit sur les neuf heures du matin, après leur avoir fait connaître les intentions du roi et les sujets de plaintes qu’ils ont donné à sa majesté, leur demanda de sa part les quatre corps de galère qu’ils firent construire l’année dernière et armer pour les Espagnols, l’une desquelles serait armée et en état de naviguer; l’entrepôt du sel à Savone; et que quatre sénateurs iraient demander pardon au roi de leur conduite à son égard, et le prier d’oublier le passé.