N’ordonner que les punitions nécessaires, mais nulles grâces dans les premières fautes. Le général qui pardonne les premières, doit imputer à sa fausse clémence les secondes.
Il est bon que vos généraux parlent eux-mêmes aux troupes, pour leur faire connaître la nécessité d’être sages. Les bien traiter dans les grandes fatigues et leur faire donner de la viande outre leur paye ordinaire. C’est ainsi que l’on en a usé dans la conquête du Milanais. L’armée du roi est en bon état, et peut soutenir toutes les fatigues.
Je sais que V. A. R. a résolu de manger avec les gens de guerre. Rien n’est si nécessaire que de leur montrer souvent leur prince, leur général; qu’il veuille bien parler quelquefois à ceux qu’il connaît le moins, surtout à ses nouveaux sujets.
[48]. Winnington, pagator generale, riservava per sè un mezzo per cento sopra tali sussidj. Succedutogli il famoso Pitt, questo ricusò l’indegno avvantaggio, benchè potesse egli goderselo tanto meglio, in quanto lo trovava già stabilito. Dispaccio 11 marzo 1746 del cavaliere Ossorio.
I diplomatici che meglio figurarono in quelle difficili trattative, furono il marchese d’Ormea, il conte d’Agliè, il conte Maffei piemontesi, il cavaliere Ossorio siciliano. Lord Chesterfield, nella lettera a suo figlio del 18 novembre 1748, dice: — In qualunque corte o congresso, i ministri del re di Sardegna mostransi sempre i più abili, più cortesi, più disinvolti».
[49]. Da poi si limitò ai soli interessi e frutti.
[50]. Vedi Sclopis, Relazioni politiche ecc. Torino 1853.
[51]. Nel novembre 1704 fu la maggior piena che si rammenti del lago Maggiore, come anche del Po, superata solo da quella del 1839. Il Tevere nel 1750 fece il maggior allagamento che si ricordasse; ma esso fu superato da sessanta centimetri al 31 gennajo 1805.
[52]. Nei preliminari del trattato d’Aquisgrana è detto all’articolo 7, che, in considerazione delle restituzioni fatte dalla Francia, i ducati di Parma, Piacenza, Guastalla sono ceduti all’infante don Filippo e suoi discendenti legittimi e maschi, sotto le condizioni espresse negli atti di cessione dell’imperatrice e del re di Sardegna. Ora gli atti di cessione portano che Maria Teresa riserva i suoi diritti sui tre ducati qualora don Filippo non abbia discendenza maschile, o che egli salga al trono di Sicilia; e il re di Sardegna pure, quando don Filippo non abbia discendenti maschi, o il re di Sicilia passi al trono di Spagna. Quest’ultimo caso prevedeasi, e si supponeva che don Filippo dovesse succeder re di Napoli al fratello; dimenticando che, nel terzo trattato di Vienna davasi il trono delle Due Sicilie a don Carlos e a’ suoi discendenti maschi e femmine; sicchè egli poteva trasferire tal regno ad uno de’ suoi figli se non potesse unirlo alla monarchia di Spagna. Udendo la nuova stipulazione, Carlo III protestò, e nel trattato definitivo si pensò a correggere. L’imperatrice vi s’acconciò, stabilendo la riversibilità pei casi che non vi fosse discendenza maschile da don Filippo, o che questo fosse chiamato ai troni di Sicilia o di Spagna: ma il re di Sardegna non volle sviare dai preliminari; sicchè nel 1759, quando Carlo III passò redi Spagna, egli pretese la parte del Piacentino, cedutagli nel trattato di Worms. Furono dunque costrette Francia e Spagna a venire a patti con esso, e nella convenzione di Versailles 10 giugno 1763 Carlo Emanuele consentì che la riversione del Piacentino si limitasse alla Stura, e pei due casi che la linea maschile di don Filippo cessasse, o che questo principe passasse ad altro trono; intanto però Francia e Spagna obbligavansi dare al re di Sardegna il valor capitale di quel paese, col patto che lo restituerebbe in caso di riversibilità.
Nel trattato d’Aranjuez del 14 giugno 1752, fra l’imperatrice e i re di Spagna e Sardegna per mantenere la pace d’Italia, si convenne sui patti di maggior unione e reciproca difesa degli Stati, e sulle truppe da armarsi a vicenda. Da poi a Napoli nel 1759 si fece un nuovo trattato, che però non ebbe mai ratifica, ove si stipulava che le corone di Spagna e delle Due Sicilie non sarebbero mai riunite; l’imperatrice rinunziava alla riversibilità di Parma, Piacenza, Guastalla a favore di don Filippo, senza derogare al diritto del re di Sardegna sulla città e parte del territorio di Piacenza: solo all’estinzione della linea maschile e femminile di don Filippo ciascuno rientrerebbe ne’ diritti a cui rinunciò.