[53]. Giusta un conto reso al 10 dicembre 1732, la rendita dello Stato di Milano era:

pel magistrato ordinarioL.12,929,182
pel magistrato straordinario dell’annona»79,784
In tuttoL.13,008,966

[54]. Anche di qui nacquero dissidj. Carlo III, pel suo carattere di legato pontifizio, volle mandar un visitatore alla chiesa di Malta. I cavalieri lo respinsero, e Carlo sequestrò i beni di essi nel regno, e minacciava armi, finchè il papa e la Francia sopirono la quistione.

[55]. Nel trattato essendosi detto che un procuratore turco risederebbe nella capitale di Messina, tutta l’isola andò in fuoco pel ridestarsi delle pretensioni di Palermo: che se queste furono soddisfatte, sopravvissero i rancori.

[56]. Hamilton, ambasciadore inglese, raccolse settecentrenta vasi dipinti, censettantacinque terre cotte, trecencinquanta pezzi di vetri, seicenventisette bronzi, varj utensili, bassorilievi, maschere di creta, tessere, avorj, gemme, vezzi, fibule, seimila monete, e ogni cosa vendette al Museo Britannico per L. 8400.

Sulla storia letteraria del napoletano vedasi Pietro Ulloa.

A Napoli gli studj della giurisprudenza erano in gran fiore, e vi si fece da Domenico Albanese la bella edizione del Cujaccio (1758-85), più pregiata d’ogni altra. Filologi ed antiquarj che illustravano le scoperte d’Ercolano non la cedevano a inglesi e tedeschi: Sant’Alfonso di Liguori lagnavasi che si vendessero pubblicamente «libri che in Francia si bruciano per man del boja»: quarantott’anni aveva dettato all’Università G. B. Vico: il Genovesi previde la emancipazione delle colonie inglesi e la rivoluzione di Francia, dettò dalla prima cattedra d’economia politica, e tutti i sapienti gloriavansi d’essere stati suoi discepoli.

[57]. Per non turbare i fagiani, proibì i gatti nell’isola di Prócida sotto gravissime pene. Uno che volle conservar il suo, fu frustato dal boja per tutta l’isola, poi mandato alle galere. Gorani, Memorie secrete.

[58]. Quando gli nacque un maschio, Carlo regalò alla regina centomila ducati, e crebbe di dodicimila ducati annui il suo assegno; Napoli e il regno le donarono un milione per le fasce; la Spagna assegnò al principino quattrocentomila piastre annue.

[59]. A tacer quello che altri già notarono, cominciando dal Denina (Vicende della letteratura, tom. II, p. 27), egli copia intera la vita del Toledo dal Miccio, senza tampoco citarlo. A Carlo VI scriveva nella dedica: «Il maggior pregio onde dobbiamo gir alteri nel suo felicissimo regno, è l’aver ella col decoro dell’imperial maestà sostenuto e fatto valere tra noi ed a nostro pro i suoi legali diritti e le sue alte e supreme regalìe». Muore un bambino appena nato di Carlo II? e il Giannone scrive che «morte troppo acerba, crudele ed inesorabile a noi presto cel tolse, lasciandoci in amari lutti e pianti» Lib. XL, c. 4.