[60]. «L’istituzione del ducato di Benevento... fu caso, non ad arte... siccome sogliono essere tutte le altre cose di questo mondo, che, se si riguarda la loro origine, sorte a caso da tenuissimi principj, s’innalzano al sommo, ove poi giunte, uopo è che retrocedano, ed allo stato di prima ritornino, come portano le leggi delle mondane cose; leggi indispensabili, alle quali l’umana sapienza non vale ad opporsi nè a darvi riparo». Lib. III. c. 2.
[61]. Lib. VIII. 272. Della censura dice ch’è usurpazione l’attribuirsela la Chiesa, mentre «ai principi importa che lo Stato non si corrompa, e che i suoi sudditi non s’imbevino d’opinioni che ripugnino col buon governo: nel che ora più che mai è bisogno che veglino per le tante nuove dottrine introdotte contrarie all’antiche ed a’ loro interessi e supreme regalìe; poichè da quelle ne nascono le opinioni, le quali cagionano le parzialità che terminano poi in fazioni, e finalmente in asprissime guerre». lib. XXVII. c. 4.
Ivi egli discorre a lungo delle proibizioni poste nel regno ai vescovi di stampare senza licenza dei ministri regj, neppur i concilj e i calendarj, «ciò che poi si è inviolabilmente osservato sempre che i ministri del re han voluto adempire alla loro obbligazione ed aver zelo del servigio del loro signore».
Fin dall’introduzione alla nostra Storia universale noi ci mostrammo severissimi al Giannone, e ne soffrimmo amari rimbrotti. Lo scrittore italiano oggi più conosciuto (Manzoni) venne poi ad appoggiare que’ nostri giudizj, e mentre alcuni sentimentalisti perseverano a confondere il merito dello scrittore colla compassione al soffrente, autori serj appoggiarono il nostro parere; e vogliam solo accennare Alfredo Reumont, che lo adottò affatto, e dice che nichts als einen Auszug aus Parrino geliefert, dem er dann seine juristischen Excurse anhängt. Nur letztere haben Werth und sind voll Gelehrsamkeit und Scharfsinn: sonst ist dies Buch unendlich überschätzt worden. Historischer Geist ist in dem erzählenden Theile nicht: ist eine trockne, schleppende, reizlose Darstellung, ohne Anmuth des Styls, noch Lebendigkeit des Vortrags; eine langweilige monotone Pragmatik ohne tieferes eingehn in die sittlichen Zustände, ohne Geltendmachen der welthistorischen Beziehungen. Wie weit steht dieser Autor des achtzehnten Jahrhunderts, der in seinem Buche nur ein Advocat ist etc. Die Carafa von Maddaloni; Berl. 1851, t. II. p. 362.
Delle opere inedite del Giannone già parlammo alla nota 34 del cap. XXXI. La sua vita demmo negli Italiani Illustri.
L’Archivio storico per le provincie napoletane, fasc. 1, p. 120 del 1872 riferisce la discussione tenutasi l’aprile 1723 dal vicerè e dal Consiglio collaterale sulla stampa della storia del Giannone, che aveva eccitato molto scandalo: e vi si racconta di un quadro, ove il Giannone era dipinto frustato sopra un asino; e che il popolo minuto l’avea preso in tal odio, che guaj se compariva.
[62]. Contro l’avvocato generale di Savoja scrisse, fra molti altri, monsignor Fontanini un’opera che rimase inedita: L’indipendenza de’ feudi ecclesiastici di Piemonte da qualunque podestà secolare giustificata coi principj fondamentali del diritto pubblico dai tempi di Carlomagno in poi. La miglior opera è forse quella del Bianchi: Ragioni della Sede apostolica nelle presenti controversie colla Corte di Torino. Roma 1732.
[63]. Per saggio di moderate contese, ecco il titolo d’uno dei libri contro di lui: Ritrattazione solenne di tutte le ingiurie, bugie, falsificazioni, calunnie, contumelie, imposture, ribalderie, stampate in più libri da frà Daniello Concina contro la veneranda Compagnia di Gesù, da aggiungersi per modo di appendice alle due infami lettere teologico morali contro il reverendo padre Benzi della medesima Compagnia. Venezia, 1744, in-4º.
[64]. I ventun volumi in-4º(1732) non giungono che al 600. Filippo Angelo Becchetti domenicano fiorentino lo continuò con diciassette altri volumi fino al 1378; poi variò e restrinse il disegno, formandone un’altra continuazione in dodici volumi fino al 1587. È lode dell’Orsi il vederlo testè, non che seguìto, copiato dall’abate Rohrbacher nell’Histoire universelle de l’Eglise catholique.
[65]. Giacchè tutti citano un fatto di nessuna significazione, ricorderò anch’io come il figlio del famoso ministro Walpole gli pose un monumento in Inghilterra coll’epigrafe: Amato dai Cattolici, stimato dai Protestanti, papa senza nepotismo, monarca senza favoriti, e non ostante l’ingegno e il sapere, dottore senza orgoglio, censore senza severità. E il papa, referendolo a un suo amico, soggiungeva: — Io sono come le statue della facciata di San Pietro: alla lontana non c’è male; ma guaj a guardarle dappresso!» Più volentieri mentoverò l’elogio di Benedetto XIV fatto dal Galiani, una delle poche opere di questo scevera dagli epigrammi ch’erano a temersi dalla natura del lodatore e del lodato. E’ dice che «il segreto della saviezza di Benedetto XIV celavasi nel non fare». Delle sue azioni molto merito spetta al cardinale Valenti Gonzaga di Mantova segretario di Stato.