[69]. Quattro sole pagine, 108-112, d’un libretto, stampato dal Bianchi Giovini a Capolago il 1847 col titolo Scelte lettere inedite di frà Paolo Sarpi, contengono contro i Gesuiti ben più infamie e stolidezze che non tutti i cinque volumi di Vincenzo Gioberti; giacchè, come se parlasse a Cinesi o ad Ottentoti, asserisce esser dottrina «insegnata concordemente dai Gesuiti, approvata dai loro teologi e generali, che è lecito l’assassinar l’accusatore e il giudice, lecito il furto, il giuramento falso, la simonia... che l’onania, il procurato aborto, la bestemmia, la ribellione contro il principe, il contrabbando, l’omicidio, il suicidio, il parricidio, il regicidio, e mille altre abominazioni sono o giustificate, o dichiarate lecite, od anche in certi casi obbligatorie; i precetti di Dio e della Chiesa non obbligano alcuno; la rivelazione, i profeti, i vangeli si possono credere e non credere, anzi sono cose credibili sì, ma non evidentemente vere...!»

[70]. Lettera a Jacopo Filiasi in Moschini, Letteratura veneziana, IV. 137.

[71]. Il Lanza, nelle Considerazioni al Botta, pag. 504, a minuto narra la cacciata de’ Gesuiti da Sicilia, sempre con soldati e con grande apparato di scorni e umiliazioni.

Il Tanucci è dipinto in bene da Pietro Ulloa.

[72]. Le reca Ravaignan nel Clément XIII et Clément XIV; documents historiques et critiques.

[73]. Dispaccio 30 novembre 1768 del marchese d’Aubeterre al ministro Choiseul, ap. Saint-Priest, pag. 82.

[74]. Theiner, vol. I. p. 208.

[75]. Autore delle Lettere di Clemente XIV fu Luigi Antonio de’ Caraccioli di Parigi, prete dell’Oratorio, rinomato per saper contraffare con atti e gesti le persone. Costui fu in corrispondenza con altezze e con papi e cardinali, viaggiò assai, e pubblicò un sobisso di opere, lette molto, massime in provincia e dai preti, che se ne valevano anche per fare i loro sermoni. Tutte però sono inferiori alle lettere suddette; donde taluno argomentò egli non facesse che pubblicarne i pretesi originali, che evidentemente sono una traduzione del testo francese; certamente di nessuna si trovò l’originale fra le carte di quelli cui fingonsi dirette. Cessatagli una pensione che avea dalla Polonia e una dall’Austria, morì poverissimo nel 1803.

[76]. Vedi i documenti in Saint-Priest. Il costui libro De la destruction des Jésuites, dettato da Enciclopedista, può leggersi con frutto pei documenti che reca. Crétineau Joly trattò il soggetto stesso in esagerazione opposta, presentando Clemente XIV in miserabile apparenza, ed appoggiandosi unicamente sopra documenti autentici. Con documenti autentici lo confuta il padre Theiner, che a Clemente XIV non solo trova le scuse della necessità, ma prodiga lodi di coraggio, prudenza, grandezza, tutte le virtù de’ migliori pontefici. Sempre esagerazione.

[77]. Maria Teresa, informatane, ne mandò scuse al papa. Theiner, vol. I. p. 129.