[93]. Nel Code de la nature, ou véritable esprit des lois de tous temps négligé ou méconnu; Partout, chez le Vrai Sage, non solo viene impugnata la religione, ma anche la proprietà, sostenendo che da questa derivano tutte le colpe. I nostri economisti bevvero queste esagerazioni.

[94]. Carli, Saggio d’economia politica sulla Toscana.

[95]. «Noi diciamo male de’ Barbari nello stordimento in cui siamo pel nostro immenso lusso; nondimeno v’ha de’ selvaggi, che ci potrebbero dar lezioni di giustizia, di costume, di felicità. Tra gli Apalaschiti non vi ha metalli, non si conosce proprietà di fondi, vi si coltiva con i legni e colle pietre in comune, si raccoglie in comune, si deposita il ricolto in pubblici magazzini, si distribuisce alle famiglie a proporzione de’ bisogni... Vi si vive al di là di cento anni, e sempre tra cuori lieti, festevoli, aperti, candidi». Valore delle cose e fatiche, cap. 1, nota.

[96]. Il marchese Gorani adduce una quantità d’aneddoti sull’abate Galiani, e conchiude: — Era l’uomo più ingegnoso delle Due Sicilie, ma il più scostumato. Tutto pareagli permesso, purchè la riuscita il giustificasse. Divenuto spensierato, non esisteva più che per soddisfare le sue inclinazioni. Era persuaso che gli uomini non meritavano la fatica d’occuparsi della loro felicità. I suoi emolumenti ascendeano a ventisettemila franchi, senza le eventualità; eppure trovavasi spesso alle strette, per le grandi spese della sua casa, della biblioteca e della fantasia. Ne’ consigli era sempre pel despotismo, e nessuno amò quanto lui il governo arbitrario. Era geloso e invido; non avrebbe sofferto si dicesse che un solo regnicolo s’avvicinasse al suo merito. Mai non fu amico d’un napoletano in cui potesse temer un rivale; era il nemico nato di qualunque suo compatrioto cercasse distinguersi». Mémoires secrets sur les Cours de l’Italie.

[97]. Molte opere d’architettura militare di frà Vincenzo Chiapetti perugino trovansi manoscritte a Parma.

[98]. Mostrava che dallo Stato uscissero nove milioni più che non se n’importasse. In un secolo si sarebbero dunque perduti novecento milioni! Il marchese Carpani gli oppose un altro bilancio, dove assicurava al commercio milanese l’attività di undici milioni. Tanto sono poco attendibili siffatti lavori. A Kaunitz spiacque il libro del Verri, volea lo avesse mandato privatamente al Governo, ben meritando di questo, anzichè farsi compatire dal pubblico. Deputato poi dalla Giunta a fare un bilancio meno aereo, il Verri pretese ancora trovare la passività di un milione e mezzo.

[99]. Meditazioni, § XXII.

[100]. Come il Verri de’ Milanesi, così l’Affò lagnavasi dei Parmigiani, e a frà Luca da Carpi scriveva il 18 giugno 1782: — Tutti sanno dire, niuno sa fare. Bisogna scoraggiarsi per forza, e troncar sovente per disperazione il corso de’ proprj studj... Lo credereste? Sono tre anni che vo cercando le notizie degli scrittori nostri; e, fuor di uno o due, non ho trovato un cane che mi abbia somministrato notizie qui in Parma, quand’io, povero diavolo, ho fatto il viaggio a Roma a tal fine ecc.». E al Bettinelli il 9 marzo 1790: — Ella ha dunque veduto il primo tomo de’ miei letterati, e me lo collauda per sua gentilezza, come pur si fa da molte parti. Qui non si trovano quattro Cristiani che l’abbiano guardato, e da nove mesi forse che è fuori, mi sento ancora domandare da molti se è poi vero che lavori io dietro le cose di Parma. Può credere con qual gusto io possa proseguire. È vero che mi trovo compensato dal giudizio degli estranei; ma è una gran pena il vedere tanta stupidità ne’ domestici... dovendo io metter in torchio la mia storia di Parma, che neppur essa si leggerà». Ap. Pezzana, Vita dell’Affò, pag. 181.

[101]. Il fatto è riferito da un gran lodatore delle cose venete, il Cicogna, Iscrizioni veneziane, tom. III. p. 275, S. Apollinare.

[102]. Cum agitur de delicto puniendo, lata interpretatio sumi debet, dice Menochio, Quæst. 69, nº 24. Vedi pure Quæst. 86, nº 8; e Farinacio, Consilia, 25, nº 14; e Bodino, Respublica, lib. III. c. 3.