[157]. In molte trattative per l’apertura della Schelda Giuseppe II adoprò come plenipotenziario il conte Luigi di Belgiojoso, che il 4 maggio 1784 presentò agli Stati d’Olanda il Quadro sommario delle pretensioni dell’imperatore.
[158]. Lettera del 1728 al conte d’Aguirre avvocato fiscale, il quale era in corrispondenza co’ migliori del tempo, e molte lettere a lui figurano nel Catalogue raisonné del Crevenna.
[159]. Marco Foscarini, ambasciator veneto, riferisce che il re erasi assegnato pel proprio spillatico lire trentaseimila di Piemonte; ottomila al duca di Savoja: l’Ormea, ministro di Stato, gran cancelliere, gran cordone dell’Annunziata, avea il soldo di lire mille e cencinquanta. Tenuissimi erano gli stipendj de’ professori all’Università: lire mille quei di medicina, seicento di chirurgia, mille settecento di greco, mille ducento d’eloquenza, tremila di diritto civile.
[160]. Per la sua nascita il Manfredi scrisse il bel sonetto:
Vidi Italia col crin sparso e negletto
Colà dove la Dora in Po declina...
[161]. Roberti, Lettera ad un professore nel Friuli, del 1777.
[162]. Il re, prevedendo la spensierataggine del suo successore, radunò ben 18 milioni di lire che ripose dentro un muro, e non ne sapeva il segreto se non il Bogino. Questi in fatto, quando il bisogno venne, le passò al re.
Il Bogino spodestato si volse al ritratto del vecchio re esclamando: «Non sono ancor fredde le vostre membra, e vi si fa l’oltraggio di congedar quello che vi fu il più devoto servidore».
Il Lalande racconta che la spada deposta sul feretro di Carlo Emanuele III doveva appartenere al gran scudiere; ma Vittorio Amedeo ne sostituì una adorna di diamanti, dicendo: — Voglio conservar la spada che servì a Guastalla».