[172]. Alcune son pubblicate dal Minutoli nel vol. X dell’Archivio storico di Firenze.

[173]. Anton Francesco, altro figlio del Sampiero, ebbe stato alla Corte di Francia, e accompagnò a Roma l’ambasciadore d’Enrico III. Quivi avendo offeso a parole un signore della Roggia, questo s’accontò cogli altri gentiluomini dell’ambasciata, e col pretesto di visitar le ruine del Colosseo, ivi lo trucidò nel 1580. Il traditore non era il Corso.

[174]. Questo stato non cessò per anco: prova contro chi ne incolpa il Governo genovese. Pasquale Paoli dichiarò infame chi violasse una pace giurata; e in faccia alla sua casa alzavasi un palo, segno di postera infamia.

Nel 1835 la città di Sartena, e i comuni di Gavignano, Fossano, Santa Lucia di Tallano ed altri erano sossopra per tale guerra intestina, e le condanne o assoluzioni divenivano nuovo fomite ed occasione di rancore; e passavano perfino anni intieri senza che un matrimonio fosse iscritto sui libri. Il generale Lallemand, già compagno di Napoleone e allora pari di Francia, unito all’avvocato Figarelli, pensò tor via questi scandali, e colle buone di qua, di là, riuscirono a far soscrivere le paci, ed ebbe la bella gloria di mantenerla per molti anni ne’ cinquantacinque Comuni dell’isola.

A Santa Lucia di Tallano, il prete Giovanni Santa Lucia, capo d’un partito composto della sua famiglia e de’ Giacomini, e avverso a quel de’ Poli e dei Chiliscini, risvegliò le ire nel 1839, facendo o lasciando eseguire un assassinio: Giudice Giacomini vi preparò gli spiriti col metter fuori i calzoni di suo figlio, ammazzato già tempo dagli avversarj, e minacciar la moglie dell’uccisore: alfine furon morti di fucilata un Chiliscini e un Poli in una festa di nozze.

Poc’anni fa morì il Franceschino, famoso bandito, che traevasi dietro una banda di due o trecento uomini, e che, oltre saccheggiare ed esercitare la vendetta pretendea far miracoli, e molti ne operò. Una volta propose di risuscitar un morto, e tra la folla accorsa al nuovo spettacolo venne pure il prefetto d’Ajaccio, con buona scorta, che indusse i paesani a questo patto: se il miracolo succedesse, onorerebbe grandemente egli pure il Franceschino; se no, essi gliel consegnerebbero. Il bandito stimò opportuno sottrarsi alla prova, e fuggì a Roma, ove morì cappuccino.

Nel gennajo del 1855 il bandito Castelli nella pieve di Fimorbo, ricca d’eccellenti uffiziali come di audacissimi facinorosi, compì imprese romanzesche e scelleratissime.

Basta guardar la Gazzetta de’ tribunali di Parigi per trovarvi continui esempj di siffatte vendette.

[175]. Vedi Tommaseo, Canti côrsi, e Vita di Pasquale Paoli.

[176]. Tra i prigionieri rimase il vecchio Bernardino di Casaccione cappuccino, uno de’ molti frati che quell’insurrezione sospinsero e alimentarono. Egli professò altamente creder giusta la rivolta de’ Côrsi, e non rifiutar pena per sostener quest’asserto. Mandato a Genova, per intercessione di Roma fu confinato in un convento. Così richiedeano i privilegi d’allora, tolti i quali, in tempi più boriosi di civiltà come gli odierni, per casi simili non si ebbero che polvere e piombo e capestro.