[289]. — Fenomeno singolare! ne’ Santi Apostoli lo scultore Canova ha eretto un mausoleo a papa Ganganelli. Basamento liscio diviso in due scalini; sul primo siede una bella donna, chiamata la Mansuetudine, mansueta quanto l’agnellino che le giace accanto in ritirata. Sul secondo scalino è l’urna, sopra cui dalla parte opposta si appoggia un’altra bella giovine, la Temperanza. Si alza indi sopra un plinto un sedione all’antica, dove sta a sedere, con tutto il suo agio, il papa vestito papalissimamente, e stende orizzontale il braccio destro e la mano in atto d’imporre, di pacificare, di proteggere... L’accordo è grato; la composizione è di quella semplicità, che pare la facilità stessa, ed è la stessa difficoltà. Che riposo! che eleganza! che disposizione! La scultura e l’architettura sì nel tutto che nelle parti è all’antica. Il Canova è un antico; non so se di Atene o di Corinto... In ventisei anni ch’io sono in questa urbe dell’orbe, non ho veduto mai il popolo di Quirino applaudire niun’opera come questa. Gli artisti più intelligenti e galantuomini la giudicano fra tutte le sculture moderne la più vicina all’antica. Fin gli stessi ex-Gesuiti lodano e benedicono papa Ganganelli di marmo. E certamente quel papa sarà più glorioso per questo monumento, che per la coloro soppressione. È opera perfetta, e tale vien dimostrata dalle censure che ne fanno i Michelangioleschi, i Berninisti, i Borroministi, i quali hanno per difetto le più belle bellezze, giungendo fino a dire che i panneggiamenti, le forme, l’espressione sono all’antica. Dio abbia pietà di loro». Lettera 21 aprile 1797.
[290]. Il re di Piemonte non volea concedergli di partire; ma avendogli Lagrangia mostrato la lettera d’invito, ove si dicea «Conviene che il più gran geometra stia presso il più gran re», se n’indispettì e gli disse: — Vada, vada pure presso il più gran re». L’aneddoto è vulgato, pure la lettera di D’Alembert dice solo: Je serais charmé d’avoir fait faire à un grand roi l’acquisition d’un grand homme.
[291]. Il suo collega Bitaubè vi trattò la quistione «perchè la lingua italiana tutte le altre vantaggi, e specialmente la francese nella prerogativa d’esser giunta quasi alla perfezione fin dal nascere?» e dice essergli stata suggerita da Lagrangia, che «possiede l’universalità dell’intelligenza senza mai affettarla».
[292]. Buonaparte, che, avido di tutte le glorie, s’era fatto iscrivere all’Istituto e lo frequentava, aveva in Italia avuto conoscenza della Geometria del compasso, ancora ignorata in Francia; e una volta si prese spasso d’imbarazzare Lagrangia coi curiosi problemi, di cui quel libro dà sagaci e nuove soluzioni.
[293]. Nel 1704 era avvenuta la maggior piena che si ricordasse del lago Maggiore, conseguente a quella del Po, che per altro fu superata da quella del 1839. Nel 1750 il Tevere aveva fatto a Roma la maggior inondazione; ma di sessanta centimetri la sorpassò quella del 31 gennajo 1805.
[294]. Filocopo, VII.
[295]. Saggio di litogonia, pag. 112-25-41-83.
[296]. Giornale d’Italia, 1782.
[297]. Ai lettori che non vogliono la lunga briga di paragonare il sistema del Moro con quel che, novant’anni dopo, pubblicava Elia di Beaumont, basti vederlo esposto in un sonetto del suo contemporaneo e paesano, conte Federico Altan:
Era tutt’acqua sia da borea ad ostro