Poderoso stromento a diffondere lo spirito filosofico divennero le società segrete, e principalmente quella de’ Franchimuratori. La vanità pretese di darle radici o remote od illustri; nè v’è insigne nome, dall’arcangelo Michele fino a Socino e a Cromwell, cui non siasene attribuita l’istituzione: chi la derivò dal tempio di Salomone, chi dai misteri egizj, chi da Manete; avere la massoneria insegnato nei primordj la civiltà agli Europei sotto il nome di Pitagora, poi nel medioevo conservato le tradizioni scientifiche; colle crociate arrivò in Europa per via degli Spedalieri e Templari, alla cui distruzione sopravvisse arcana[92]. Nel fatto, le loggie muratorie erano una delle molteplici associazioni, per cui mezzo nel medioevo l’industria cercava tutela fra tanti nemici, sussidio in tanta scarsezza di mezzi; e i metodi architettonici v’erano tramandati col segreto e la gelosia allora comune. In Germania quell’associazione fu riconosciuta dai principi, e Massimiliano imperatore ne confermò gli statuti. In Inghilterra ne appajono traccie storiche fin dal 1327, donde si estese a Parigi, ove nel 1725 fu aperta la prima loggia sotto tre capi forestieri: proibite nel 44, crebbero e si diffusero in provincia. Un Venerabile presedeva a ciascuna loggia; il Vigilante ne tenea le veci; il fratello terribile riceveva i neofiti, che poi erano istruiti dal maestro delle cerimonie; il grand’esperto faceva i sermoni: aggiungete il tesoriere, l’elemosiniere, il secretario. Nell’assemblea portavano sopravvesti particolari a modo di tonache, e con emblemi di spade e squadre; per la camera vedevansi sospesi quadri emblematici, motti, geroglifici, e attorno un letto a bruno colla croce e l’ulivo; il tamburo di pelle d’agnello; i grembiali di pelle, cazzuole, martelli, stili, fazzoletti chiazzati di sangue, ossa e teschi ed altri apparati da far colpo sulle immaginazioni.

In Inghilterra la compagnia conservò carattere serio: altrove si risolse in convegni di buon tempo, in un’eresia galante che giovava coi mutui soccorsi, ed offriva il tipo d’una società costituita sovra principj differenti da quelli della civile. Perocchè nelle sue loggie niuna prerogativa ereditaria conosceasi; sulle pareti del gabinetto delle riflessioni, tra i parati neri e gli emblemi mortuarj si leggeva: Se curi le distinzioni umane, esci; qui sono sconosciute.

L’aspetto di benevolenza ch’essa vestiva, le relazioni che agevolava in ogni paese dando protettori e amici e mezzo d’introdursi nella bella società, quell’universale eguagliamento, quel libero pensare lusingarono molti anche onestissimi; a tacere gli spiriti torbidi, che vi vedeano la speranza di fare fortuna e di sommuovere gli Stati.

In Italia la massoneria non fu mai molto estesa, e solo fra la gente colta e con grandi cautele. Ne’ cimelj di quella società troviamo una medaglia, fin dal 1733, coniata al granmaestro duca di Middlesex dalla loggia fiorentina: nel 39 fu introdotta in Savoja, nel Piemonte, in Sardegna, e pei tre paesi un granmaestro provinciale fu nominato dalla gran loggia d’Inghilterra. A Roma, convegno de’ forestieri, molte loggie esistevano nel 42 quando esse decretarono una medaglia a Martino Folkes presidente della Società Reale di Londra; ma non presero pubblicità fino all’89. Principale v’era la loggia degli Amici Sinceri, che indipendente prima, si fece poi istituire regolarmente dal grand’Oriente di Francia nel dicembre 87, quando contava circa venti anni di vita, componeasi di Francesi e Tedeschi, e n’era Venerabile un tal Bello; e s’affigliò a molte loggie, quali la Perfetta Eguaglianza di Liegi, il Patriotismo di Lione, il Secreto e l’Armonia di Malta, il Consiglio degli Eletti di Carcassona, la Concordia di Milano, la Perfetta Unione di Napoli ed altre. Sui diplomi di essa era disegnato a mano un simbolo che figurava il triangolo dentro al cerchio, e nel centro la lupa che allattava i figliuoli.

Alquante loggie ebbe Napoli nella prima metà di quel secolo, e nel 1756 formarono una gran loggia nazionale, in corrispondenza colla Germania. Ma il mistero li rese sospetti ai Governi; onde Clemente XII scomunicò i Franchimuratori in Italia, poi di nuovo Benedetto XIV nel 51; Carlo III applicò ad essi le pene de’ perturbatori della tranquillità pubblica. Poi il Tanucci non gli amava perchè, accostandosi al re, potevano dirgli verità ch’esso non volea; ed essendo una neofita talmente scossa dalle cerimonie dell’iniziazione, che cadde malata e morì in breve, e il popolo ne mormorò, quel ministro ne profittò per escludere la massoneria dal regno; ma Carolina d’Austria la ristabilì, onde ne’ loro brindisi auguravasi salute ad essa. Giuseppe II, in una circolare ai governanti del 1º dicembre 1785, professò non conoscere la frammassoneria nè le sue buffonerie; però sapere che quella società fa del bene, sovviene de’ poveri, coltiva e incoraggia la scienza; onde la prendeva sotto la sua protezione, a patto non v’avesse nelle città principali più di tre loggie, nessuna dove non risieda il Governo, facciano conoscere i loro membri e i luoghi e giorni di loro adunanze.

Ebbero poi rincalzo dagli Illuminati, istituiti in Germania da Weishaupt nell’intento d’annichilare ogni superiorità ecclesiastica e politica, restituire l’uomo alla originaria eguaglianza donde l’avevano sottratto la religione e i Governi. Il primo attentato alla libertà (insegnavano essi) furono i consorzj politici; i Governi e le proprietà non si appoggiano che sopra convenzioni religiose e civili, laonde queste bisogna disfare per giungere all’abolizione della proprietà[93]. In Roma si piantarono loggie d’Illuminati della Svezia, d’Avignone, di Lione, e formavano un tribunale. Uno de’ proseliti più attivi, Costanzo di Costanzo napoletano, ito a Berlino in servizio della setta, ispirò sospetti a Federico II, e questi ne avvisò la Baviera, che colse le costoro carte e le pubblicò.

Nominanza più estesa conseguì Giuseppe Balsamo di Palermo. Giovane entrò ne’ Fatebenefratelli (1743), ma li prendeva in celia, ed uscitone si buttò alla vita gaudente fra attrici, duelli, ciurmerie. Col greco Altotas, uno degli ultimi depositarj delle scienze occulte, percorse la Grecia, l’Egitto, Malta, in cerca del grande arcano, finchè quel suo maestro morì per esalazioni de’ suoi preparati. Il Balsamo continuò a girare cambiando nomi; e principalmente venne noto con quel di conte di Cagliostro, sebbene più spesso rispondesse Sum qui sum. Prese a Roma una moglie che ne secondava le ciurmerie, vide Spagna e Inghilterra, vestendo suntuoso, imbandendo lautamente, vendendo polveri rinfrescanti, vino d’Egitto, pomata ringiovanente, de’ cui effetti dava in prova se stesso, nato fin dai tempi d’Abramo, vissuto con Cristo; mentre con altri spacciavasi discendente da Carlo Martello, generato dal granmaestro di Malta in una principessa di Trebizonda. Le sue grandi spese giustificava dal sapere, a forza di calcoli, indovinare i numeri del lotto; più volte processato in Inghilterra per iscrocchi, ne uscì assolto: fatto è che a nessun genere di frodi rimase estraneo; s’intese con monetieri falsi, con plasmatori di gioje; quando Mesmer introdusse il magnetismo animale, e’ se ne fece apostolo; e predizioni e guarigioni andò portando in Russia, in Polonia, in Germania; se non riuscissero, ne imputava la mancanza di fede o i peccati degl’infermi.

Istituì i Franchimuratori egiziani, proclamandosene gran cofto, e non ammettendo se non chi già era appartenuto alle altre loggie: ai quali, tra idee e formole mistiche, insegnava che qualunque religione è buona, purchè si riconosca Dio e l’immortalità dell’anima; abituavali alla vita contemplativa e alle quaresime, cioè a un regime dietetico che dava esaltamenti; e gli uomini prendeano i nomi de’ Profeti, le donne quei delle Sibille. Prometteva condurre i suoi adepti alla perfezione mediante il rigeneramento fisico e il morale: pel primo doveano trovare la pietra filosofale e l’acacia dell’immortalità; per l’altro procacciava ad essi un pentagono dove gli angeli aveano scolpite cifre, e che riconduceva all’originale innocenza.

Acclamato da tutta Europa, avuti segni di venerazione profonda e di sommessione servile, s’avventurò nella maggior palestra del bene e del male, Parigi. Preconizzato dai giornali, appena giunto alloggiò in grande appartamento, e nella magnifica sala affluì quanto aveva di più splendido e dotto la gran città, per lui cadendo in dimenticanza Puységur, Mesmer, gli apostati di Mongolfier, le economie di Turgot; il suo busto collocavasi dappertutto, il suo ritratto sulle tabacchiere e sugli anelli; avendo sua moglie promesso un corso di magia naturale appena trovasse tre dozzine di adepte, prima di sera le ebbe, tutte gran dame, che dovevano giurare fede e secreto, e ciascuna contribuire cento luigi.

Curava malati, nulla ricevendo dai poveri; e la guarigione del duca di Soubise gli crebbe fama; poi avendo tenuto mano al famoso furto della collana della regina, fu viepiù applaudito da quella società credula e immorale per far izza alla Corte: quando re Luigi graziollo, somigliò a trionfo la sua uscita di prigione; e in trionfo comparve a Londra, ma quell’aristocrazia un istante sedotta, presto lo smascherò, sicchè dovette sottrarsi. Stette a Basilea, ma la semplicità svizzera poco gli si affaceva: a Torino il re gl’intimò lo sfratto: a Roveredo gli fu interdetto d’esercitar la medicina: il principe vescovo di Trento lo espulse. Capitato a Venezia col nome di marchese Pellegrini, giuntò un mercante della Giudecca col promettere di cambiar il mercurio in oro, la canapa in seta. Al fine screditato andò a Roma con raccomandazioni del vescovo di Trento, che lusingavasi d’averlo convertito; e visse cautamente alcun tempo; poi per mancanza di denari tornato alle sue ciurmerie, fu denunziato al Sant’Uffizio per eresia, arrestato (1789 27 xbre), dopo lungo processo condannato alla morte, commutatagli in carcere perpetuo, e bruciato dal boja il suo libro della Massoneria egizia. In carcere tentò strozzare il cappuccino a cui avea chiesto confessarsi, per fuggire sotto la tonaca di lui; e dopo d’allora custodito meglio, più non se ne intese parlare.