Lazzaro Costa in quattro anni toccò trentotto ferite, predò due milioni di franchi; in una settimana pigliò una nave carica di fucili e di trecentrentaquattro barili di polvere, e una di sessantaquattromila franchi e munizioni. Il capitano Casella, nella torre di Nonza, circondato dai Francesi, stabilisce di disperatamente combattere, e da ultimo di mandare all’aria le mura, e sepellirvisi; abbandonato, resiste tutto solo; appunta il cannone, dispone a diverse feritoje i fucili, spara gridando voci diverse. Il Francese, venuto a patti, acconsente esca la guarnigione con armi, bagagli, bandiera e un cannone, e con gli onori della guerra; ma qual rimase quando vide uscire solo il Casella tra le due fila, armato di spada, fucile e due pistole!

Un fratello, veduto cadersi a fianco il fratello, lo leva dalla mischia, lo porta alla chiesa, prega, l’abbraccia e ritorna a combattere. Quando il vecchio Angelo Matteo Lusi, che in casa avea resistito con dodici de’ suoi, cadde colpito da una palla, il figliuolo Orso Andrea, per non iscorare i compagni, chiude il cadavere in camera, fingendolo ferito, e col fucile insanguinato del padre resiste e caccia i Francesi: allora tornato, mostra ai parenti e alle donne il cadavere: e le donne e i parenti lo piangono, confortandosi che la morte sua fosse stata salvamento di tutto il villaggio. Un Francese, maravigliato di quel tanto soffrire, domandava: — Ma quando siete feriti, come fate voi senza medici, senza spedali? — Moriamo». Un ferito a morte scrive al Paoli: — Generale, vi saluto. Vi raccomando il mio vecchio padre. Fra due ore sarò con le anime di quelli che morirono per la patria».

Preti e frati incoraggiavano a difender la patria, unendo fede e coraggio, amor di patria e religione, sopra i gemiti della battaglia ergendo l’inno della speranza, e servendo da scrivani, da ambasciadori, da pagatori. Il generale dei Francesi ne fece impiccare diversi, e due zoccolanti con l’abito, e un pievano tra due contadini. Mentre i Côrsi venivano a rendere l’armi al Maillebois, un colonnello francese lanciò ingiurie alla nazione e ad un frate, il quale d’un’archibugiata lo stese morto. Condotto sull’atto a impiccare, intuona il Tedeum, e lo continua sin all’ultima stretta del carnefice.

I morti per la patria erano commemorati la domenica alla messa. I vecchi, le donne, incitavano al valore; una chiedendo d’esser introdotta al Paoli, diceva: — Lasciatemi passare; io ho perduto tre figli»; un’altra gli disse: — Mio figlio è morto in guerra; me ne resta un altro, e feci sessanta miglia per venire ad offrirvelo per la patria». Paoli attonito la abbracciò, e diceva: — Non mi sentii mai tanto piccolo come davanti a questa magnanima». Fra le donne non va dimenticata la monaca Rivarola, che dell’amico Paoli divideva e alleviava le cure e gli stenti; e scrivendogli dimenticava il sesso per occuparsi solo di politica e d’affari.

E più volte furono vinti i generali francesi, che non aborrivano dal ricorrere al tradimento e all’assassinio, e che erano sempre costretti a giustificarsi presso il loro Governo d’essersi lasciati sconfiggere da gente che combattea contro le regole. In Inghilterra il popolo facea meeting e soscrizioni a vantaggio de’ Côrsi, i quali prometteansi appoggi da quel Governo costituzionale, e nemico di Francia: ma prevalse la paura della democrazia, e Pitt fece proibire ogni soccorso ai ribelli. Perocchè quei regnanti che compravano soldati tedeschi o svizzeri senz’affetto di patria nè religion di bandiera, per ammazzare chi essi designassero, intitolavano assassini e briganti questi Côrsi, che colla fida carabina e con polvere e palle nel panciotto, s’attestavano tra le foreste, esercitando la guerra di bande. Sino i filosofi, ridenti dell’entusiasmo, cambiavano il ringhio beffardo in applausi a quegli eroi; e Voltaire ebbe a dire che l’amor di patria, istinto naturale in tutti, in essi era fatto dover sacro e furore[179].

Molte migliaja di soldati, trenta milioni di lire costò alla Francia la campagna, ove l’eroismo e la disciplina combattevano colla disperazione e colla perfetta conoscenza de’ posti. Il ministro Choiseul, ostinatosi a riuscire raddoppiò gli sforzi; e gl’isolani, dopo la rotta di Pontenovo (1789 maggio), e i tradimenti moltiplicatisi, e le corruzioni introdotte dal profuso oro francese, disperati delle promesse inglesi, disperarono, e Paoli co’ suoi uscì dall’isola.

Federico di Prussia chiamava Paoli il primo capitano d’Europa; e tal fu, se merito si riponga nel risparmiar le vite, nel far valere i pochi mezzi, nell’accomodar l’arte ai luoghi, nel superare enormi difficoltà, nel cogliere ogni vantaggio che porga il nemico: egli avea fatto di più, dando governo agli sfrenati, concordia agli odiantisi, ai liberi abnegazione, operosità agl’inerti, forza a un dominio nuovo, prudenza alle passioni proprie e alle altrui, importanza europea a un isolotto; tramutato le fazioni in nazione; saputo comandare con rispetto, amar la patria con severità, convertir l’onore della vendetta in marchio d’infamia.

Sottrattosi a fatica entro una cassa, in Inghilterra fu onorato e festeggiato; e di là scriveva a tutte le potenze le ragioni sue e della patria, e riceveane quelle assicurazioni, di cui sogliono largheggiare coi fuorusciti quei che sperano cavarne pro. Ricusava una pensione di cinquantamila lire dalla Francia monarchica; poi ben presto davanti alla Francia repubblicana fu obbligato a giustificarsi di particolarismo, cioè di volere l’indipendenza del piccol suo paese; e moriva povero e dimenticato quando satollavansi di dignità e d’oro i Napoleonidi, suoi compatrioti e avversarj.

I Còrsi, che non sapeano rassegnarsi al giogo, mutaronsi in masnadieri, fra cui l’intrepido prete Domenico Leca[180]: e per vent’anni tolsero ogni sicurezza a quel possesso, che non poteva esser tenuto sulle prime se non coi rigori marziali, squartando chiunque fosse trovato con armi, punendo chiunque ricordasse il passato. Con diecimila vite e con ottanta milioni la Francia ebbe acquistata un’isola di nessun prodotto, ma supremamente importante alla sicurezza delle coste di Provenza ed al commercio nel Mediterraneo. I nobili lasciavansi pigliare alle blandizie; i popolani scrissero:

Gallia vicisti profuso turpiter auro;