Il padre Zaccaria veneziano, bibliotecario di Modena, fra le centocinque opere che stampò, in cui un volume di Aneddoti del medioevo (1755), seguitò alcun tempo una Storia letteraria, esaminando le opere uscite ciascun anno, riunite sotto titoli generali con giudizj piuttosto benevoli ma ispirati da consorteria, da personalità, da consenso religioso. Egli facea speciale istanza perchè gli venissero mandati i libri da Roma, dal Regno, da Sicilia, ed — È cosa da dolere che, siccome fossimo divisi toto orbe, di tanti utilissimi e stimabilissimi libri che escono in quelle parti, appena a noi venga notizia, o al più venga tardissima». Lamento che regge anche dopo un secolo; siccome quell’altro che «i nostri vescovi non sogliono applicarsi alle stampe, il che accresce la falsa voce non esser eglino così dotti come i vescovi di Francia»[262].
Delle storie letterarie va in capo quella di Girolamo Tiraboschi (1731-91) gesuita bergamasco, succeduto al Muratori come bibliotecario; d’erudizione laboriosissima, di cuore eccellente, d’ottime intenzioni. Delle tre parti che tal lavoro richiede, notizia degli scrittori, forma e materia delle loro opere, giudizio del merito, le prime due abbastanza egli avanzò, chiarì punti ottenebrati, assicurò date, rivendicò autori, lesse con coscienza quelli di cui parla, ma non se ne ispirò; non informa delle loro opinioni, e del merito relativo ai tempi e agli altri autori, di rado avventura un giudizio proprio, citando molto e decidendo poco, nè seppe tener il mezzo fra le omissioni inevitabili nei lavori complessivi e le prolissità delle ricerche speciali; sfrantuma scolasticamente le scienze e gli autori; confonde il genio colla mediocrità, tutti trovando grand’uomini, perchè tali gli asserì un panegirista, un editore, un epitafio; insomma riuscì al preciso opposto di quel che avea professato, di «volere scrivere della letteratura, non dei letterati d’Italia». Molti sorsero ad impugnarlo coll’acrimonia men meritata; ed egli candidamente si dolse del modo, e nol ricambiò; spesso confessossi in torto, ma come chi tra due opinioni o vacilla o reputa migliore l’ultima che sente. «E mi spiace (scrive una volta) di non poter corrispondere alla lor gentilezza col dar ragione ad amendue». L’opera sua sarà sempre un tesoro di materiali, ma aspetta chi v’infonda la scintilla della vita, e la guardi da quel punto elevato, donde si coglie l’unità armonica e il reale significato delle opere d’uno scrittore.
Fra suoi contradditori furono alcuni de’ Gesuiti cacciati di Spagna, e che venuti in Italia v’acquistarono la cittadinanza letteraria scrivendo di noi e in lingua nostra. Giovanni Andres di Valenza[263] nell’Origine e progresso d’ogni letteratura arrischiò giudizj che non erano i vulgati; fece conoscere gli Arabi che idolatrava: ma alla fine di quei faticosi volumi il lettore pochissimo ha profittato, perchè privo d’esempj che lo capacitino a giudicar da se stesso. Anteriormente Giacinto Gimma di Bari avea divisato un’enciclopedia di tutte le scienze, e cominciatala il giorno di san Tommaso, la compì in tre anni, ma non trovò chi la stampasse; e prima del Tiraboschi diede un’idea della Storia letteraria d’Italia (1723) fino a’ suoi tempi, prolisso e a digressioni, rivendicando molte scoperte a’ nostri nazionali.
Giammaria Mazzuchelli bresciano (1717-65) intraprese un dizionario de’ letterati antichi e moderni d’Italia. Finì soltanto l’A e il B, e ciascun articolo può dirsi compito: ma colpa dell’ordine alfabetico, lascia l’uomo isolato dai contemporanei, ne’ giudizj poco s’allarga, badando a minuzie biografiche, anzichè a dar un concetto delle opere. Il Poggiali nella Serie de’ testi di lingua porge accuratissime notizie, ma non lo spirito del libro e dell’autore. Saverio Quadrio (1695-1756) fece la Storia e ragione di ogni poesia, la quale definisce «scienza delle umane e divine cose, esposta al popolo in immagine, fatta con parole a misura legate», e prende per canoni l’autorità, l’uso, la ragione[264]. L’argomento era già sfiorato dal Muratori nella Perfetta poesia; ma dove questi alla causa efficiente, il Quadrio mira al soggetto della poesia; quegli prevale nella teorica, questo nelle argute osservazioni sulla forma e nell’erudizione, sebbene spesso viziosa.
Il padre Ireneo Affò da Busseto (1741-97), a tacere molte poesie e le Memorie di Guastalla con buona critica e negletto stile, scrisse quelle de’ Letterati parmensi, riccamente supplite poi e seguitate dal Pezzana; e fu uomo stizzoso, traviato spesso dalla passione ne’ giudizj. Nella vita di Ambrogio Camaldolese, l’abate Lorenzo Mehus chiarì l’età del risorgimento. Monsignor Giusto Fontanini friulano (1666-1736), campione dei diritti papali sino a meritare la disapprovazione di Roma, diede la Storia dell’eloquenza italiana, più apparente d’erudizione che fondata di giudizj, e fu contraddetto dal Muratori in difesa dei letterati modenesi, de’ veronesi dal Maffei, de’ ferraresi dal Barotti illustratore dell’Ariosto e del Tassoni. Apostolo Zeno veneziano (1668-1750) lungo tempo stese il Giornale dei letterati, coadjuvato da suo fratello, dal Maffei, dal Vallisnieri, da altri; emendò e supplì l’opera del Vossio De historicis latinis; la raccolta de’ cronisti italiani, dismise quando udì occuparsene il Muratori. Non vedendosi resa giustizia dal Fontanini, cui aveva somministrato materiali, prese a rimordere quel mordace, con un’infinità d’annotazioni e di supplementi convincendolo di presuntuosa vanità.
Marco Foscarini 1632-92, dopo onorevoli missioni fu preside dell’Università di Padova, custode della biblioteca, poi procuratore di San Marco, infine doge, nella qual dignità visse solo un anno. L’opera della Letteratura veneziana che non compì, ha ricchezza di nuovi documenti, e critica e stile migliore del corrente. Avendone il Tartarotti preparata una recensione, non solo il Foscarini ne fece proibire la stampa dalla Riforma veneta, ma ottenne che Maria Teresa ingiungesse all’alta Camera del Tirolo di sospenderla. Nelle sue ambascerie presso varie Corti informò della politica, e ne diede assennati ragguagli, fra cui singolarmente curiosa la Storia arcana di Carlo VI, «diretta (dic’egli) a mostrare i disordini nati in quella Corte per essersi introdotto un governo di Spagnuoli, de’ quali Cesare condusse seco un popolo infinito a Vienna, e formò di essi il consiglio d’Italia, soccorrendo i restanti con pensioni ed altre larghezze; quindi le animosità nella Corte fra le due fazioni tedesca e spagnuola, le corruttele, le profusioni, i disordini nell’amministrazione delle finanze ed altri vizj, i quali corruppero in guisa il Governo e debilitarono le forze di casa d’Austria, che all’aprirsi della guerra del 1733 per la morte del re Augusto, la potenza austriaca non sostenne di gran lunga quell’opinione di predominio che ne avevano concepito tutte le Corti, alle quali non erano bastantemente palesi le infezioni che l’aveano logorata all’interno»[265].
Scipione Maffei (1675-1755), uno de’ migliori letterati del secolo, nella Verona illustrata si eleva dalle municipali angustie a considerazioni generali, e dice cose rarissime al suo tempo intorno ai problemi capitali del medioevo. A commissione di Vittorio Amedeo II raccolse lapidi e monumenti pei portici dell’Università di Torino, e colla Storia diplomatica preparò un’introduzione all’arte critica. Alla sua contesa col canonico bresciano Paolo Gagliardi sui confini del Bergamasco presero parte il Giorgi, il Lazzarini, il Piazzoni, il Bartelli, e più il Sambuca con grossi volumi. La storia della dottrina della Divina grazia gl’inimicò i Giansenisti: il padre Concina voleva stamparlo eretico pel trattato de’ Teatri antichi e moderni, ma Benedetto XIV rescrisse «non doversi abolire i teatri, bensì cercare che le rappresentazioni sieno al più possibile oneste e probe». Gli errori vulgari della magìa e gli aristocratici della cavalleria oppugnò, l’erudizione facendo servire alla passione del bene: ma che? il Tartarotti che avea scritto contro i notturni convegni delle streghe, prese scandalo del sentirgli negar la magìa, e imputollo d’incredulo; il mondo letterario e il teologico pigliarono parte nella disputa, ben quattordici difendendo la magìa, soli quattro oppugnandola, fra cui il Frisi ne fece soggetto di tesi pel collegio dei Barnabiti a Milano, il Carli dimostrò l’origine e falsità delle dottrine magiche e delle fatucchierie, il Grimaldi discusse della magìa naturale e artifiziale e diabolica. Il Maffei insomma scrisse di tutto, e assai seppe, e più presumeva; ed avendo chiesto a una dama, — Che darebb’ella per sapere quant’io so?» udì rispondersi: — Molto più darei per sapere quel che ella non sa»[266].
In generale le storie di quel secolo sono fredde, esanimi, senza penetrazione e senz’arte, passano da un’età all’altra senza variar colorito, e molte volte una riputazione d’esattezza usurpano col tono di gravità. Il Gregorio nella Storia civile della Sicilia, nell’Introduzione allo studio del diritto pubblico di quel paese, e nelle Osservazioni menò di pari l’erudizione e la critica. Le Vicende della cultura delle Due Sicilie del Napoli-Signorelli sentono di parzialità e grettezza. Placido Troyli, abate del Sagittario, convento cistercese in Calabria, avendo pubblicato un libro contrario alle immunità di quel cenobio, ne fu espulso, e dovette ricoverare in un altro, dandosi alla pietà e allo studio, e compilò una voluminosa Istoria generale del reame di Napoli, confusa e abborracciata. Francesco Gatrille napoletano finse documenti e cronache per emulare il Muratori. Il canonico Pontilli nel 1754 pubblicò nella Historia principum langobardorum molte cronache false, che infettarono la storia, come già quelle di Annio da Viterbo.
Dei molti che attesero a storie particolari, i più limitavansi a raccorre con pazienza documenti, iscrizioni, atti pubblici[267]. Angelo Fumagalli dagli archivj del suo monastero di Sant’Ambrogio a Milano ne cavò di preziosi, e diede le Dissertazioni longobardiche milanesi e una Diplomatica, certo imperfetta, ma che finora non ha chi la sorpassi. Il Canciani pubblicò le Leggi de’ Barbari, senza assicurarsi dell’autenticità; don Sebastiano Paoli lucchese, il Codice diplomatico dell’ordine di Malta; il Mittarelli e il Costadoni gli Atti de’ Camaldolesi; quei degli Umiliati il Tiraboschi, quei di San Michele di Montescaglioso il Tansi. Il prete Paolo Pizzetti di Siena (Antichità toscane e in particolare della città e contea di Chiusi nei secoli di mezzo, 1778-1781, 2 vol.) è quel che meglio intese allora l’indole della conquista longobarda e la condizione dei vinti.
La storia ecclesiastica de’ paesi veneti fu illustrata da Flaminio Correr, patrizio di severa virtù, il quale essendo dei Dieci e dei Tre, rigorosamente facea bruciar le merci proibite, benchè spettassero ad amici suoi, a cui poi mandava regali per mostrare che il dovere di magistrato non gli diminuiva la benevolenza; le pene pecuniarie destinava a poveri e a chiese, cui spesso anche le merci confiscate; zelò il culto, e procurò la riedificazione di molte chiese, e nominatamente delle facciate di San Rocco e della Carità. Sulle prime, le chiese e le confraternite esitarono a comunicargli i documenti, temendo non se ne valesse a diminuire i privilegi; dappoi glieli largheggiarono, ed esso ne formò una congerie ricchissima, molti errori correggendo, molti dubbj rischiarando con documenti autentici, preziosi e ben trascritti. La chiesa di Padova fu illustrata dal numismatico Brunacci.