[185]. Luigi Giuseppe Arborio Gattinara di Breme, da famiglia vercellese ricca di prelati e diplomatici, si pose alla diplomazia, fu consigliere di Stato del regno d’Italia e commissario generale delle sussistenze dell’esercito, poi ministro dell’interno e presidente del senato (1754-1828). Luigi, suo secondogenito, scolaro dell’abate Caluso, cappellano del vicerè e governatore dei paggi nel regno, pizzicava di letterato, e scrisse Sull’ingiustizia d’alcuni giudizj letterarj in Italia, ed altre cosuccie (1781-1820).
[186]. Fu ministro dell’interno il conte Ferdinando Del Pozzo, valente giureconsulto, che già in uno scritto pseudonimo avea dimostrato che le ragioni acquisite sotto il Governo francese non potevano abrogarsi; poi profugo, stampò nel 1833 Della felicità che gl’Italiani possono e devono dal Governo austriaco procacciarsi, dove a Carlalberto, divenuto re, dava esortazione d’imitar l’Austria in molte cose, fra cui nel dotare di centomila lire il teatro dell’Opera a Milano.
[187]. Il marchese La Maisonfort, ministro di Francia a Firenze, s’adoprò a scusare Carlalberto, e tenerlo raccomandato a Pasquier ministro degli affari esteri: Les torts qu’on reproche au prince de Carignan, sont presque tous dans ses liaisons en précédence de la révolution. Il ne les nie pas, mais il assure que l’on exagère... Chef d’une espèce d’opposition qui, selon lui, était purement militaire, le prince eut le malheur de se brouiller ouvertement avec le duc de Génevois. Le jeune prince était donc dans une situation, dont ses entourages abusaient quand la révolution a éclaté. Trop jeune pour s’apercevoir que cette rébellion était sans base, il la jugea trop puissante pour ne pas croire de son devoir de se jeter à travers, afin d’obtenir la confiance et le pouvoir, qui seuls pouvaient l’étouffer (Correspondance du 19 juin 1821). E più basso: Arrivé à Novare, où il reçut l’ordre d’abdiquer tout pouvoir et de se rendre en Toscane, quel fut, m’a-t-il dit, son étonnement et son désespoir de ne pouvoir être reçu à Modène, où le roi Charles Félix jeta à la figure du comte Costa, son écuyer, la lettre de soumission qu’ il lui portait! E al 22 dicembre: On continue de calomnier et décarter le prince de Carignan de Turin. On irait bien plus loin si la France n’avait semblé le couvrir de cette égide, qu’ elle offrira toujours à la légitimité. Il m’a promis patience et conduite irréprochable.
Quando noi scrivevamo la Storia Universale, Cesare Saluzzo, granmastro d’artiglieria ed ajo de’ figli del re, ci promise documenti importanti sulla rivoluzione del 21: ma quando li reclamammo, non seppe darci che questi carteggi, i quali a noi parvero tutt’altro che nobilitare il re, anzi dire peggio che molte declamazioni de’ suoi avversarj. Pure furono più tardi pubblicati da suoi apologisti. Rimane una relazione di que’ fatti, stesa dal principe stesso a suo disgravio.
[188]. A Venezia Pellico, Solera, Romagnosi, Rossi di Cervia che vi morì: a Milano Castiglia, Arrivabene, Pallavicini, Confalonieri, Adryane, Trechi, Mompiani, Visconti... Vedasi un mio discorso, su Il Conciliatore, episodio del liberalismo in Lombardia.
[189]. Finita la rivoluzione piemontese, egli scriveva ad Ugo Foscolo: — Siam condotti a tale, da chiamare felici gli esuli, e molto più felici quelli che, se divideranno il danno generale che la perversità di quest’epoca ha serbato a tutti gli sforzi cauti e generosi, sono ben lontani dal dividere la vergogna di quelli che non seppero volere il bene se non imbecillemente e fanciullescamente». Avvertito d’in alto a fuggire, il Confalonieri non volle: côlto in casa, trovò arrugginiti i congegni della bottola per cui s’era preparata una fuga. Singolare venerazione professarono per lui quei che gli furono compagni di sventura. Uscito dallo Spielberg nel 1837 per l’amnistia, morì il 1847, e i suoi funerali a Milano furono un dei preludj della nuova rivoluzione.
[190]. Maroncelli, Frignani, Adryane, Parravicini, Arrivabene ed altri pubblicarono la storia de’ loro patimenti. La Semplice verità opposta alle menzogne di E. Misley nel suo libello «L’Italie sous la domination autrichienne», opera scritta dal tirolese Zajotti, che fu poi nostro processante di Stato nel 1833, asserisce che gli arrestati non furono ottomila, ma settantaquattro. Il Giordani (lettera 25 giugno 1825) chiama Zajotti «il solo vero ingegno italiano che siasi venduto all’Austria».
[191]. Laderchi, come romagnuolo, fu consegnato al papa, che gli destinò per carcere la fortezza di Ferrara. Vi era legato il cardinale Tommaso Arezzo, che fe dichiarare fortezza tutta la città. Laderchi, potè finire i suoi studj, poi esercitare la professione d’avvocato; finchè liberato, divenne uno de’ migliori giureconsulti, fedele all’ordine e al giusto anche quando la rivoluzione del 59 riducea le vittime dell’Austria in vittime di nuovi sacrificatori.
[192]. Fra questi Ansaldi, il medico Ratazzi, Dossena, Bianco, Radice, Ferrero, Marochetti, Avezzana, Ravina, che la più parte ricomparvero dopo venzett’anni d’esiglio con miglior esito.
[193]. Vedi i Documenti del Governo di Modena, stampati nel 1860, p. 34.