E su tante migliaja di spade
Una stilla di sangue non v’è.
Rossetti.
[179]. Nei cinque anni d’occupazione in Sicilia perirono da seimila Austriaci per clima, per vino, per vizj. Secondo il Bianchini (Finanze del regno, III, 794), dal 1801 al 27 il Regno avea speso in truppe forestiere cencinquantasette milioni di ducati. Per le gravi spese nel 1826 si ritenne un decimo sopra tutti i soldi e le uscite. Frimont era comandante generale dell’esercito austriaco in Italia; e morto il 28 dicembre 1831, ebbe a successore il maresciallo Radetzky.
[180]. Carlo Emanuele IV, abdicato nel 1802, erasi fatto gesuita con voti semplici, continuando a vivere come prima in sempre maggiore pietà, fino al 6 ottobre 1819. Eragli succeduto il fratello Vittorio Emanuele.
[181]. Santarosa, Histoire de la révolution piémontaise 1821.
[182]. Così uno de’ più smaccati adulatori del Governo piemontese, Gualterio, tom. I. p. 509. Vedi meglio Santarosa in generale, e Brofferio con minute particolarità, parte I. c. 7.
[183]. Ruffini dice dell’Università di Genova: — La lettera era tutto, nulla lo spirito. Erasi proposto di formare delle macchine, non degli uomini. L’Università parea destinata a estirpare dalla generazione presente ogni indipendenza di spirito, ogni dignità, ogni rispetto di se stesso; e quando passo in rassegna tanti nobili caratteri che sfuggirono a questo di Procuste orrido letto, non so trattenermi dal pensare con orgoglio quanto devono essere forti gli elementi morali della natura italiana tanto calunniata, per uscir puri e vigorosi da un’atmosfera così deleterica». Memorie d’un proscritto.
[184]. Il Gualterio dice che quei che chiedevano la costituzione erano assoldati dal conte di Binder ministro d’Austria (I. 570); e dipinge come minacciata la vita, non solo del re, ma della sua famiglia «che in quei frangenti non furono tutelate fuorchè da Carlalberto» (i. 564). È calunnia al mite popolo piemontese, e ad una rivoluzione quasi incruenta. Il realismo di quei rivoluzionarj scoppia fin con entusiasmo in queste parole del Santarosa: — O notte fatale!... la patria coi re non cadeva, ma questa patria era per noi nel re, anzi in Vittorio Emanuele incarnata; gloria, successi, trionfi e tutto per noi compendiavasi in quel nome, in quella persona».