[220]. Epistolario, tom. III. p. 15.
[221]. — Che non ha ella corrotto in Italia sì fatta peste della calunnia, e più che altrove in Milano? città accannita di sêtte, le quali intendendo sempre a guadagni di vili preminenze e di lucro, hanno per arte imparato ad esagerare le colpe e dissimulare le doti degli avversarj. O monarchi, se ambite avere più servi che cittadini, lasciate patente l’arena de’ reciproci vituperj». E a chi (solita celia) lo disapprovava del difendersi, — Dovremo dunque sentirci onesti e vederci infami, o per sinistra modestia tacere? e mentre altri s’apparecchia ad affliggere l’ignominia anche ai nostri sepolcri, ci aspetteremo che la posterità ci giustifichi?»
[222]. — La prego, e le raccomando strettamente di fare quello che fan tutti quelli che mi amano ed ai quali scrivo di cuore, di bruciare subito senza eccezione ogni mia lettera. S’ella non vuole promettermi e mantenermi religiosamente questa cosa, ella non avrà da me se non lettere vanissime, brevissime, freddissime... La mia fantasia è in questo, che, per quanto io posso, non duri una linea di mia mano». Al Grillenzoni, 19 gennajo 1821.
[223]. — Sei malignosamente spiritosa offrendoti di volere parlare male di tutti e di tutto per intenderla bene con me. Sappi dunque che io starò ad ascoltarti molto volentieri; ma io disprezzo tanto gli uomini e le cose e le opinioni, che non mi curo di biasimarle». 28 febbrajo 1818.
[224]. — Foscolo, al quale rimane anche oggi chi, per pochi versi facendolo poeta, e per non buoni versi gran poeta, ammiri il famoso enigma de’ suoi Sepolcri». Opere, tom. I. p. 148.
[225]. — Quell’articolo (della Biblioteca italiana) sugli improvvisatori, l’ho fatto contro voglia più che mai altra cosa al mondo. Ma fu ordine espresso, ripetuto, inculcato dalla propria persona del governatore di farlo, e farlo così». 5 febbrajo 1817.
[226]. A De Sinner, lettera 24 maggio 1832.
Libertade è frutto
Che per virtù si coglie; è infausto dono