[291]. Accenniamo fra le sue scoperte quella del piccolo verme entro le perle degli unio e degli anodonti, dalla cui molestia crede originata la preziosa concrezione.

[292]. È curioso a notare che erano preti anche i più di quelli che, nel secolo passato, ridestavano l’agricoltura in Toscana: il pievano Paoletti, il parroco Landeschi, il preposto Lastri, gli abati Lupi, Lami, Manetti, Giovan Gualberto Franceschi, l’arcidiacono Giuseppe Albizzi, il canonico Zucchini, il monaco Soldani, e a tacer altri, il canonico Ubaldo Montelatici che nel 1753 fondava l’accademia de’ Georgofili. Così canonico era il Guasco agronomo piemontese, abati il Genovesi e lo Scrofani e molti della Società patriotica a Milano.

[293]. L’uso dell’acqua come rimedio esterno è raccomandato anche dal Nessi medico comasco (1741-1820), che diede un buon corso d’ostetricia.

[294]. Al 20 gennajo 1774, Ferdinando III di Napoli mandava un rescritto, qualmente la Facoltà medica gli aveva esposto la repugnanza delle comunità religiose a ricevere figli, sorelle, nipoti di medici, mentre ammettono quelli di avvocati, dottori, negozianti. Per ciò espone il merito e la dignità di questa condizione.

[295]. Il bellunese Zanon pretende ora di saper dare solidità lapidea alle sostanze animali, mentre Gorini crede poterne mantenere la morbidezza e le altre qualità fisiche.

[296]. Alla confutazione che fino dal principio del secolo ne faceva il Moreschi, professore d’anatomia a Bologna, è messa quest’epigrafe tolta dal Menkenio, che proverebbe già da un pezzo conosciuta quella teoria: Quis nescit nostris temporibus extitisse plures, qui novam quamdam artem exploratoriam commenti, intimos mentis humanæ recessus perreptarunt, et iræ, avaritiæ, cupiditatis nunc semiuncium, nunc assem deprehendisse sibi visi sunt?

[297]. Erangli assegnati quindicimila scudi: il duca ne aggiunse tremila, e il titolo di commendatore, e fu sepolto in quella cappella medesima.

[298]. Nel Commercio di Firenze, 12 gennajo 1842.

[299]. Materiali per la storia dell’incisione in rame e in legno furono pubblicati dall’abate Zani di Borgosandonnimo (1801), autore anche dell’Enciclopedia delle belle arti (1819-24).

[300]. Vedi la nota 15 del Cap. CLVII.