E di questo tenore seguita per quarantacinque carte in-4º piccolo. Ivi pure furono stampate le Ricordanze di Guido di Filippo di Ghidone dell’Antella, quaderno domestico e d’affari, chominciate a scrivere in kalen di marzo anno MCCXXXXVIII; e sentite s’egli è italiano compito.
«Ne l’anno MCCLXXVIII andai a dimorare con la compagnia de li Schali e chon loro stetti dodici anni, tra in Firenze e fuori di Firenze. Per la detta compagnia tenni ragione in mano in Proenza. Per loro stetti nel reame di Francia, in Proenza, in Pisa, in Corte, Napoli et in Acri, et fui loro compagno».
Nell’arcivescovado di Firenze si conserva una donazione ai frati Umiliati, che mostra si stendeano già in italiano i protocolli.
«Anno MCCL etc., in palatio de Gàligariis... ad sonum campane ad consiglium vocati fuerunt consules judicum mercatorum... propositum fuit — se si debbano concedere a’ frati di San Donato a Torre, stante l’utilità che apportano alla città per l’esercizio dell’arte della lana, terre e case poste nel popolo di San Paolo e di Santa Lucia, e si concedono»[169].
Corrispondenze del 1290 e 91 della ditta Consiglio de’ Cerchi e Compagni in Firenze e Giacchetto Rinucci e Compagni in Inghilterra, convincono come frequente e regolare si tenesse il carteggio in italiano[170]:
«Diciesette dì di febbrajo avemmo due lettere che ne mandaste;... Recollene il primo corriere di Langnino: e del mese di marzo n’avemo avuto anche cinque piccole lettere che m’avete mandate per altre genti; e sedici dì di marzo avemo anche una lettera che la ci recò il corriere di pagamento di Langnino ecc...
»Noi avemo pagata per voi, per vostre lettere, a Cambino Bonizzi e a Paganello Bencivenni e alla moglie di Diotajuti Montieri quella quantitade della moneta che ne mandaste dicendo. In altre lettere v’avemo iscritto il parere nostro di quello che volemo che per ugnanno si faccia per noi in Inghilterra e in Iscozia sopra la coglietta, e ancora in lane di magioni. Nostro intendimento si è di volere che si faccia 200 sacca di lana coglietta tra in Inghilterra e in Iscozia, in quelle luogora che più utilitade credete che si ne possa fare.
»... Sopra ’l fatto delle saje di Luja non fae mestiere più di scrivere, ch’assai vi n’avemo scritto per altre lettere; ed è nostro intendimento che, quando avrete questa lettera, quelle che rimandare ci dovete per ugnanno ci avrete rimandate in Fiandra».
In alcuni capitoli del 18 giugno 1297 della Compagnia d’Or San Michele sta:
«Anche ordiniamo che, conciossiacosachè, per cagione del mercato del grano e per altre cose che si fanno nella detta piazza sotto la loggia, la tavola di messer santo Michele si impolveri e si guasti, li capitani siano tenuti di farla stare coperta acciò kessi (che si) conservi nella sua bellezza et non si guasti. Salvo kel sabbato dipo’ nona, disfacto il mercato, la debbiano fare discoprire et stare discoperta per tutto il dì de la domenica, et così si faccia per le feste solenne che mercato non si faccia. Che non si mostri, overo si scuopri la figura di detta nostra donna senza torchi accesi».