«Or finisce lo libro del consolamento e del consiglio, lo quale Albertano giudice di Brescia de la contrada di sancta Agata compuose’ ne li anni d. MCCXLVI del mese de aprile, ed imagoregato in su questo vulgare ’ne li anni d. MCCLXXV del mese di sectembre.

«Chi scrisse questo vulgare

Dio li dia bene e capitare,

Chi scrisse ancora scriva

Sempre e ognora».

Una lingua, in cui stendeansi atti importanti pubblici e privati, in cui già si trovava opportuno tradurre le opere di quella che un tempo era stata nazionale, doveva essere adulta, e conosciuta ai lettori più che non quella da cui si traslatava. Già erasi compreso che l’intelligenza umana aveva acquistato un nuovo istromento, non inferiore in forza e bellezza a verun’altra forma della loquela; e mentre prima riservavasi agli usi giornalieri dell’esistenza materiale, si vide bastava a dipingere la natura con tutti i suoi particolari, enunciare il pensiero con tutte le sue finezze, prestare una voce potente a ciascuna passione.

Erra dunque il Bembo che trae tutto dai Provenzali, e asserisce che pochi scrittori di prosa si vedano in quel primo secolo, fuor dei Toscani (Sulla vulgar lingua). Erra G. B. Niccolini (Qual parte aver possa il popolo nella formazione di una lingua) scrivendo che «in prosa volgare si può dire che quasi niuno al tempo di Dante scrivesse, non essendo ancora in credito la lingua volgare, e scrivendo i dotti in latino e facendo commenti in latino». Erano già note allora, e furono meglio divisate poi molte anzi moltissime cronache in romanesco, in napoletano, in siciliano, e prose devote, e didattiche, e poesie, donde si chiarisce che Dante trovava una lingua già molto esercitata.

Bologna è di mezzo fra l’Italia settentrionale e la meridionale: vi sono professori e scolari d’ogni paese, il che doveva facilitar l’avvicinamento. Perciò Dante la esaltava; e di fatto s’avvicinava al tipo latino più che al provenzale, e vi si fissavano la fonologia e la morfologia. Pure il toscano avea meglio contemperato la tradizione latina col dialetto; delle due estremità evitato i difetti; avea chiarezza, trasparenza; era fra i dialetti italiani quel che l’italiano fra le lingue romanze; con minore mescolanza di parole tedesche, francesi, arabe.

Alcuni scrittori accettarono gli idiotismi, di che Dante li rimprovera; i migliori li abbandonavano, di che venne questo meraviglioso stromento del pensiero; il quale alla Toscana va debitore del suo splendore.

§ 19º Riassunto e paragoni.