MISURE LINEARI
Uncia Palmus Pes (unità di misura) Cubitus Passus Decempeda Actus Militarium Km metri
1
3 1
12 4 1 0 295
18 6 1 0 442
60 20 5 1 1 475
120 40 10 6⅔ 2 1 2 950
1,441 480 120 80 24 12 1 354   
60,000 20,000 5,000 3,333⅓ 1,000 500 41⅔ 1 1 475   
2 2 950   
3 4 425   
4 5 900   
5 7 375   
6 8 850   
7 10 325   
8 11 790   
9 13 275   
10 14 750   

MISURE DI SUPERFICIE
Pedes q. Scripulum Clima Actus Jugerum Heredium Centuria Saltus ettare are metri q.
100 1 8
3,600 36 1 3 8
14,400 114 4 1 12 34
28,800 188 8 2 1 24 68
57,600 576 16 4 2 1 49 36
L’unità dei quadrati era lo jugero, nella cui divisione ricorre la partizione dell’asse in oncie e loro frazioni. Lo jugero era un bislungo di 240 piedi sopra 120, cioè 28,800 piedi quadrati. 4 2 98 72
6 3 1 48 8
8 4 1 97 44
10 5 2 46 80
12 6 2 96 16
14 7 3 45 52
16 8 3 94 88
18 9 4 44 24
20 10 4 93 60
200 100 1 49 36
800 400 4 1 197 44

MISURE DI CAPACITÀ
LEGENDA - A: Ligula - B: Cyathus - C: Acetabulum - D: Quarantarius - E: Hemina - F: Sextarius - G: Congius - H: Modius - I: Urna - L: Amphora - M: Culeus
A B C D E F G H I L M hl dal l dl cl
1 1 14
4 1 4 58
6 1 6 87
12 3 2 1 1 3 75
24 6 4 2 1 2 7 5
48 12 8 4 2 1 5 5
288 72 48 24 12 6 1 3 3
384 96 64 32 16 8 1⅓ ½ 4 4
768 192 128 64 32 16 2⅓ 1 3 8
1,152 288 192 96 48 24 4 1 13 2
2,304 578 384 192 96 48 8 3 2 1 26 3 9 9
46,080 11,520 7,680 3,840 1,920 960 610 60 40 10 2 64
L’unità di misura di capacità era l’anfora, che dapprima chiamavasi quadrantal, come quella che conteneva un piede cubo. Il suo peso, secondo Festo, era uguale a 80 libbre di vino, il che monta a litri 26,3995, posto il peso specifico del vino = 0,9915. 20 1 5 28
30 7 92
40 2 10 56
50 13 20
60 3 15 84
70 18 8
80 4 21 12
90 26 76
100 5 26 39 9 5

Senza ingolfarci in particolarità, difficilissime come sono tutte quelle che concernono i valori, indicheremo che nel 454 un montone compravasi per dieci assi, un bue per cento. A Roma si faceano distribuzioni di grani a bassi prezzi: questi sono conosciuti, ma non danno il reale ragguaglio fra il grano e il denaro. Il medio pare fosse di tre sesterzj al moggio. Il moggio di frumento pesava da sedici libbre francesi: stava dunque allo stajo :: 1 : 15 (ettolitri 0,101). Perciò lo stajo sarebbe costato a Roma sesterzj 45 o denari 11 1⁄4, cioè 825 grani d’argento. Adunque al tempo della repubblica il rapporto fra l’argento e il grano era come 2.681 a 1.

Si può credere che l’Italia, all’epoca delle maggiori sue conquiste, possedesse più ricchezze che ora verun altro paese d’Europa. Ma ben presto cessarono d’entrare nuovi tributi, mentre cresceva l’asportazione dei metalli verso l’Arabia, l’India e la Persia, onde ottenerne le delicature; poi gl’imperatori pagarono tributo ai Barbari, poi i Barbari stessi vennero a far preda; scemò in conseguenza il prezzo del grano. Una legge di Valentiniano III del 446 stabilisce che il soldo italico è il valore di quaranta moggia di grano; il che dà fra l’oro coniato e il grano la proporzione di 73.911 a 1; ed essendo allora l’oro coniato all’argento in verghe come 18 a 1, ne viene che l’argento stava al grano come 4.106 a 1; ossia lo stajo di grano sarebbe valso appena 538 grani d’argento, non più 825 come al principio dell’êra vulgare.

APPENDICE VII. FAVOLE INTORNO A VIRGILIO

La tradizione, che trasfigurò san Giorgio in un cavaliere, il filosofo Abelardo nel libertino Pietro Bagliardo, Carlo Magno in un capo di venturieri, Silvestro II papa in un mago, e pose in cielo Seneca, Plinio, Trajano, fece una trasformazione ancor più degna d’essere studiata; quella di Virgilio in un necromante.