Quod nisi me quacumque novas incidere lites

Ante sinistra cava momiisset ab ilice cornix;

il VI libro dell’Eneide, chi volgarmente lo consideri, è uno spettacolo di necromanzia ed uno sfoggio di scienza arcana. Virgilio non aveva ordinato morendo di bruciare il suo poema? ora tutti gl’incantatori si davano premura di non lasciar sopravvivere i libri che attestassero i loro patti col demonio, o v’addottrinassero altri.

Virgilio aveva predetto la venuta di Cristo; laonde nelle feste spettacolose si facea figurare l’immagine di lui insieme colle Sibille. In quell’inclinazione ad acquistare al cielo gli spiriti più elevati, alcuno suppose che san Paolo intraprendesse un viaggio a bella posta per andar a convertire Virgilio, ma lo trovò già morto; avrebbe desiderato tanto acquistare i libri magici di esso, ma non riuscì. A Mantova era tenuto a vicenda per mago e per santo; e fin nel secolo XV vi si cantava un inno nella messa di san Paolo, supponendo che l’apostolo delle genti, nel giungere a Napoli, volgesse uno sguardo verso Posilipo, ove riposavano le gloriose ceneri di Marone, dolendosi di non esser giunto in tempo per conoscerlo e convertirlo:

Ad Maronis mausoleum

Ductus, fudit super eum

Piæ rorem lacrimæ:

Quem te, inquit, reddidissem,

Si te vivum invenissem,

Poetarum maxime!