Il domandare però quando la latina lingua nell’italiana si trasformasse, equivale al domandare in che giorno un fanciullo diventò giovane, e di giovane adulto. Ai pochi scienziati tornava comoda e gradita una lingua comune, per cui mezzo partecipare i loro pensieri anche a quelli d’altra nazione; onde coltivarono il latino, negligendo i vulgari. I signori avranno trattato gli affari in dialetti tedeschi; ma quando aveasi a ridurli in iscritto, ricorreano a cherici nostrali, che si servivano di quel gergo da loro chiamato latino; gli istrumenti stendevansi da notaj colle formole antiche; in latino erano dettate leggi e convenzioni; nè verun grande interesse spingeva ad educare la lingua vulgare. Le prediche possiam credere fossero capite dalla gente comune, come sono oggi quelle che, per mezza Italia, si recitano in lingua diversa dai dialetti: qualche volta però il predicatore esponeva in latino, poi egli stesso o un altro spiegava in vulgare. Nel 1189 consacrandosi Santa Maria delle Carceri, Goffredo patriarca d’Aquileja predicò literaliter et sapienter, Gherardo vescovo di Padova spiegò al popolo maternaliter[137]. Nel 1267 assolvendosi il Comune di Milano da censura incorsa per aver aggravezzato beni d’ecclesiastici, vien letto l’atto in presenza di molti congregati, primo literaliter, et secundo vulgariter, diligenter per seriem de verbo ad verbum[138].

E già poco dopo il Mille riscontriamo scritture, che non per qualche solo accidente, ma in intero sono a dire italiane. Il Federici, nella Storia dei duchi e ipati di Gaeta, produce un ritmo del 1070, molto per verità confuso, ma dove appariscono forme italiane. Incomincia:

Eo, Sinjuri, seo fabello lo bostro audire compello

De questa bita interpello, ed dell’altra bene spello

Poiche un altu meo castello ad altri biarenu bello

Et me becendo flagello: et arde la caude se be libera

Et altri mustra bia del libera...

Al 12 dicembre 1095 il conte Ruggero concede al monastero di San Filippo di Fragalà alcuni feudi, con atto steso in greco, e pubblicato dallo Spata: vi va unita una traduzione o piuttosto riassunto in vulgare, fatto certamente per uso de’ vassalli, e probabilmente contemporaneo. Dice: «Conti Rogeri di Sicilia et di Calabria, ayutaturi di li christiani. Impero hi scelliysti lu divinu amuri di la pichulitati di li tenniriti di li ungi et di exiri a la vita monastica et viviri silenziusamenti et quietamenti et praticando secundu lu dictu di lu apostulu di nocti et di jornu petendu et pregandu lu signuri deu pir lu sthabilimentu pachificu pir tuctu lu populu christianu adunca ricolligasti bene plachenti a deu....».

Nella base del campanile di Reclus presso Forogiulio nel Friuli sta scolpito:

MCIII XP. DM. fo començat lo tor de Reclus lo primo di de gugno pieri et toni so fradi di Yia.