Gli antichi aveano sovente sulle bocche detti e versi dei classici, su' quali faceansi gli studj primi; e i maggiori personaggi ne proferirono nelle circostanze più gravi. Pompeo, scendendo nella nave traditrice, esclamava con Sofocle:
Ὄστις δὲ πρὸς τύραννον ἐμπορεύεται,
κεῖνου ̓στὶ δοῦλος κἄν ἐλεύθεροςμολῆ.
Bruto formolava la sua disperazione con questi altri:
Ὤ τλῆμον ἀρετὴ, λόγος ἀρ’ ᾖσθα. Ἐγὼ δὲ σε
ὡς ἔργον ἤσκουν, οὺ δ’ ἄρ’ ἐσούλευες τύχη.
D'Augusto quasi le ultime parole furono:
Εἰ δὲ πᾶν ἔχει καλῶς, τῷ παιγνίῳ
δότε κρότον, καὶ πάντες ὑμεῖς μετὰ χαρᾶς ’κτυπήσατε
Nerone moriva verseggiando, verseggiando Trajano. Le lettere di Cicerone e de' suoi amici son piene di tali detti o di allusioni.