Da questo vizio era fatta esecrabile la dominazione dei Romani. Nella stessa metropoli tutto vendevasi, e il traffico de' voti si compiva così sfacciatamente, che non eccitava vergogna ma celie. Silla pretore, insultato da Strabone Cesare, gl'intima, — Userò contro te i poteri della mia carica»; e quegli, — Ben dicesti mia, poichè l'hai compra». Un giovane, entrando alle magistrature per via dell'edilità, doveva in questa spendere e spandere onde meritarsi i successivi favori del popolo; quindi contrarre debiti e almanaccar le guise di spegnerli o d'accreditarsi a nuovi. Divenuto pretore urbano, trattando soltanto cause minute, sotto gli occhi del senato, dei censori, dei tribuni, non può rubare che a spizzico: ma sa che poi gli sarà dal senato conferita una provincia; su quella fa anticipato assegnamento a tutti i creditori; e arrivatovi, ruba, dilapida, tien mano cogli esattori, cogli usuraj; porta via robe, quadri, statue; e tornando, può mettere splendido palazzo, una galleria che lo faccia acclamar protettore delle arti, sedere sull'avorio del senato, dominare sopra mille schiavi, ascendere al consolato.

Altra belva insaziabile erano gli esattori, cavalieri i più, che, prese ad appalto le entrate d'un paese, non aveano freno nello smungerlo, accumulando tesori per sè, esecrazione pel loro popolo. Marco Tullio Cicerone, onest'uomo e gran persecutore dei depredatori, nel suo governo di Cilicia pose da banda due milioni e ducentomila sesterzj (quasi mezzo milione), e si vanta che fu legalmente[37]; ed al fratello Quinto, governatore in Asia, scrive: — Sei lodato di diligenza per avere impedito alle città di contrarre nuovi debiti, sollevate molte dagli antichi, sciolta l'Asia dal peso dei donativi agli edili. Un nostro nobile si lagna che tu gli abbia sottratto ducentomila lire coll'impedire si facciano sovvenzioni pei giuochi. I pubblicani porranno forte ostacolo alle tue rette intenzioni: e fa mente che resistendo ad essi, alieneremmo dalla repubblica e da noi un corpo cui tante obbligazioni ci legano; lentandone le briglie, accondiscenderemmo alla ruina di coloro, di cui dobbiamo assicurar la salute e gl'interessi. Quanto soffrano gli alleati nostri dai pubblicani, io l'argomento dai molti ottimi nostri concittadini, che trattandosi di abolire i pedaggi d'Italia, si lamentarono non tanto di questi, quanto de' soprusi degli stradieri. Che sarà di alleati posti all'estremità dell'impero? Qui si opina che, per soddisfare ai pubblicani, massime in un appalto di sì grasso loro vantaggio, e al tempo stesso impedire la rovina degli alleati, si richieda nulla meno che una virtù divina»[38].

Erano aperti i richiami, ma che ripromettersene se i giudizj stavano in mano de' rei medesimi? Sempronio Asello pretore, che volle reprimere le usure, fu trucidato sulla pubblica piazza, e nessuno ne fe ricerca. Quando si propose di rimandare Marcello in Sicilia, i Siciliani esclamarono: — Piuttosto ci sepellisca l'Etna», ed esposero le lunghe concussioni di esso: ma che? ben presto si trovarono ridotti a placarlo col buttarsegli ai piedi in pien senato, supplicandolo a riceverli tutti come clienti; e a Siracusa istituirono annue feste in onore di esso. (92) Muzio Scevola, pretore in Asia, citò i pubblicani a render severa ragione delle crudeltà e delle concussioni, alcuni incarcerò, pose in croce uno schiavo loro complice; ond'essi gli preser odio a morte, e non potendo contro lui, sfogaronlo su Publio Rutilio Rufo, consigliere suo in questo fatto, e accusandolo appunto della colpa ond'egli aveva imputati loro, riuscirono a farlo condannare, stando primario accusatore quell'Apicio, la cui ghiottoneria visse in proverbio. Rutilio, premunito dalla filosofia contro la trista fortuna, si ritirò in Asia, dove fu accolto come un liberatore; gli Smirnei l'adottarono; e benchè richiamato, più non volle restituirsi alla patria, della quale nel ritiro scrisse la storia in greco. Laonde Cicerone, panegirista della virtù romana, esclamava: — Qual tempio fu sacro pe' nostri magistrati? qual città santa? qual casa abbastanza chiusa e munita? È difficile esprimere quanto siamo in odio fra gli stranieri per le ingiustizie e le libidini di coloro che mandammo ai comandi»[39]. Alfine Silvano Plauzio portò una nuova legge, (89) per cui ciascuna tribù dovesse eleggere ogni anno a giudici quindici cittadini, tolti indifferentemente dai senatori, dai cavalieri o dalla plebe: ma questo privare i cavalieri del privilegio di giudicare divenne causa della guerra civile.

Non a torto dunque Mitradate potè vantarsi, — Tutta l'Asia mi aspetta». Questa sonava allora di applausi al liberatore, al padre, al dio, al solo monarca; le città libere gli apersero le porte; Mitilene, Efeso, Magnesia abbatterono i monumenti eretti dai dominatori. E poichè gran numero di cittadini romani eransi accasati nelle provincie, (88) il re del Ponto propose di sbrattarsene d'un colpo: e per segreto ordine, a un giorno determinato furono uccisi tanti quanti côlti, con donne, fanciulli e servi; i beni loro ripartiti fra l'erario e gli assassini; resi liberi gli schiavi che trucidassero i loro padroni; perdonato mezzo il debito a chi uccidesse il creditore; morte a chiunque celasse un Italiano. Quali furono strappati dall'invocato altare di Efeso, o dal tempio di Esculapio a Pergamo; quali raggiunti mentre a nuoto tragittavansi a Lesbo coi figliuoli in collo: i Caunj straziavano con lungo spasimo i fanciulli al cospetto delle madri, che altre ne perdettero la vita, altre la ragione; i Trallj, non volendo eseguire l'atroce comando, ne diedero l'incarico ad un Paflagone, che scannò i Romani nel tempio della Concordia[40]. A cencinquantamila fanno alcuni ascendere le vittime di quel giorno.

Assicurato nell'interno, Mitradate vola a sottoporre vicini e lontani, dalle regioni del Caucaso fino ad Atene e a tutta la Grecia, sicchè ben venticinque nazioni a lui obbedivano, delle quali tutte egli intendeva e parlava le lingue. Ripieghi sempre nuovi gli porgeva l'indomita sua attività; uomini la Scizia; denaro le città della costa e dell'interno, arricchite dalla pesca dell'Eusino, dall'ubertà della Tauride, dai cambj cogli Sciti, e massime dal commercio delle Indie, che traversava per l'Oxo, il mar Caspio e il Caucaso. Con quattrocento vascelli custodisce il mar Nero, e coi barbari circostanti a questo macchinava quel che Annibale avea intrapreso coi popoli d'Africa, di Spagna, della Gallia, disciplinarli per condurli contro Roma dalla parte del settentrione.

Fremette Roma all'orrore del sofferto danno e alla minaccia del nuovo, (87) e la vendetta affidò a colui che più ardente erasi mostrato contro gl'insorti Italiani, Silla. Quei barbari ragunaticci mal potevano resistere alla romana disciplina; e a Cheronea, capitanati da Archelao generale di Mitradate, furono sconfitti sì, che Silla scrisse averne ucciso centodiecimila, perdendo soli dodici de' suoi: due altre non meno sanguinose giornate nella Beozia terminarono la campagna. Nel primo esercito si contavano fin quindicimila schiavi fuggiti dai Romani, che vendettero a carissimo prezzo la vita ( Plutarco ).

Silla assediò Atene, e diecimila carrette a muli portavano i materiali per le macchine; i boschi sacri, le deliziose piantagioni del Liceo e dell'Accademia furono tagliati; fame sì rabbiosa desolava la più colta città del mondo, che si lasciò fino spegner la lampada avanti al simulacro di Pallade: alfine restò presa d'assalto, mediante quei traditori che mai non mancarono nelle guerre greche. Silla, entratovi per la breccia a suon di trombe, la inondò di sangue, e voleva distruggerla; poi si lasciò mitigare, e perdonò ai vivi (dicea) per riguardo ai morti. Faceasi mandar le spoglie di tutti i tempj, e co' suoi celiando diceva: — Ho in pugno la vittoria, dacchè gli stessi Dei soldano le mie truppe». Fremevano i Greci, e rammentavano come Flaminino, Acilio, Paolo Emilio non avessero posto la mano nelle cose sacre: essi d'alto animo e di viver parco, avrebbero creduto pari viltà il condiscendere a' soldati, e il temere i nemici. Ma quelli erano legalmente eletti, con truppe disciplinate; i presenti salivano al comando per violenza o prezzo, onde erano costretti andar a' versi de' loro fautori, vendere tutto per comprarsi o voti nella piazza o partito nell'esercito: corruttrici largizioni, di cui Silla fu il primo a dar in grande lo scandalo.

Ma mentre qui trionfava, egli era proscritto in patria, e dovea difendersi contro eserciti della fazione avversa, mandati per contrariarlo od anche ucciderlo. Un Fimbria, esecrabile per forsennate crudeltà, nel funerale di Mario manda per assassinare l'augure Quinto Scevola; fallito il colpo, lo cita in giudizio; e chiedendo tutti con maraviglia di che potesse imputare personaggio sì santo, rispose: — Del non aver ricevuto tutto il pugnale nel corpo»[41]. Logica che non manca d'imitatori. Fatto luogotenente di Valerio Flacco, (86) console destinato a governare e vincere l'Asia, venne in urto con lui, e a Nicomedia lo assassinò; e recatesi in mano tutte le forze di quella provincia, per sostenersi permetteva ogni licenza a' soldati ed ai fautori suoi. Avendo un giorno fatto rizzare delle forche, e trovatone il numero maggiore di quello dei malfattori, fe cogliere alcuni spettatori a caso per riempierne i vuoti. Non mancandogli però valore, ruppe i generali di Mitradate, e lui assediò in Pitana. Per espugnare questa fortezza, avea bisogno della flotta: ma Lucullo che la comandava, e che professavasi avverso alla fazione di Mario e di Fimbria; ricusò prestarla; onde il re ebbe campo di ritirarsi a Mitilene. Fimbria, espugnata Pitana, assediò Troja; e pigliatala d'assalto, sterminò uomini ed edifizj, vantandosi aver in dieci giorni compito quel che Agamennone appena in dieci anni.

Mitradate, preso tra due fuochi, mandò proposizioni a Silla, il quale, da un lato desideroso di mescolare le cose d'Italia, dall'altro di togliere la gloria delle imprese a Fimbria, (85) accettò un colloquio con esso a Dardano nella Troade. Il re del Ponto vi giunse con ventimila uomini, seicento cavalli, innumerevoli carri falcati, sessanta vascelli; Silla con due legioni e duecento cavalli, e dettò i patti. E furono che il re richiamerebbe le truppe da tutte le città che non fossero state alla sua obbedienza prima della guerra, renderebbe i prigionieri senza taglia, pagherebbe duemila talenti, e darebbe a Silla ottanta vascelli in tutto punto con cinquecento arcieri. — Che mi lasci dunque?» chiese Mitradate. — Ti lascio la destra, con cui firmasti il macello di centomila Romani».

Così Silla, in non tre anni menata a buon compimento una guerra pericolosissima, ebbe ricuperata la Grecia, la Jonia, la Macedonia, l'Asia; dichiarati liberi ed alleati i Rodj, i Magnesj, i Trojani, gli Scioti; uccisi a Mitradate censessantamila uomini; e avrebbe anche potuto prenderlo, e risparmiare trent'anni di guerra alla sua patria. Fimbria, che ricusava sottomettersi, fu ridotto a tali strette che s'uccise.