Altrettanto si dica delle caste che abbiano avuto una supremazia per un dato tempo; anzi le caste stesse, secondo il Lacaze, rispondono alla tendenza nostra alla immobilità e perciò è impossibile sradicarle. L'Indiano teme più d'ogni altra cosa la perdita della sua casta: ora egli può perderla, se Bramino, col mangiar carne, anche contro voglia o per forza; col far un viaggio in Europa; col consumare un alimento preparato da seguaci di altra religione o casta, col coabitare con donne straniere o di classe inferiore.
Il Garofalo, in un prezioso opuscolo, ha fatto osservare che l'aristocratico ha lasciato fra noi tale un'istintiva devozione, che negli stessi suffragi politici a base democratica, esso è con costanza preferito a persone non solo eguali ma superiori per merito. Ed anche coloro, come gli antropologhi ed i psichiatri, che sanno quanto la nobiltà, almeno fra i latini, presenti più spesso il fianco alla degenerazione e quindi ad una vera inferiorità fisiologica sui borghesi, per l'ozio, per i matrimoni consanguinei, ecc., si sorprendono attratti verso loro, non di raro, da illogici istinti di ossequio, analoghi a quelli del valligiano remoto che saluta umilemente ogni cittadino che incontra; e sono — gli uni quanto gli altri — ultimi vestigi, ereditari, delle antiche schiavitù feudali. Il dominio teocratico, è da un pezzo passato dai nostri costumi, almeno in apparenza; ma provatevi ad agitare una questione in cui sottomano e di lontano anche entri la punta teocratica, il divorzio, per esempio, come tempo fa la soppressione dei frati o solo del loro vestiario, e vedrete che opposizione si solleva, ben inteso sotto i termini più diversi, più liberali, della libertà individuale, del rispetto alla donna, della protezione dei figli, ecc.
Abbiamo oggidì, si dice, la libertà, la giustizia per tutti; ma in fondo i privilegi non fecero che cambiare da una all'altra casta; non sono più i sacerdoti ed i nobili, ma pochi avvocati politicanti che predominano ed al cui vantaggio lavorano tutti — senza o quasi senza compenso — gli onesti ed i disonesti.
Insomma il passato è così incarnato nelle nostre viscere, che anche i più riluttanti ne sentono attrazione potente; così possiamo essere miscredenti finchè si vuole, eppure dalle moine del prete qualche ora del giorno ci sentiamo colpiti ed attratti; possiamo essere egualitari, ma, come abbiamo accennato, sentiamo una venerazione per gli eredi dei nostri baroni; altri ha bel credere all'inutilità di alcune leggi, ma chi le difende trova subito il plauso di mille, solo perchè esse hanno esistito. E se la civiltà si fa strada non di rado, è perchè trova nei mutamenti di clima, di razza, o nell'insorgere dei genii o dei pazzi, circostanze tali che finiscono per sommare tanti piccoli movimenti in modo da farne col secolo un grande.[2]
Misoneismo nelle pene. Contro l'uso. — Ecco perchè nelle legislazioni primitive vediamo le mancanze contro l'uso costituire il massimo delitto, la massima immoralità: ed un breve esame condurrà a veder in ciò l'origine di quasi tutte le leggi che vennero poi a tutelare lo Stato contro i ribelli all'ordine politico esistente, od a punire gli attentati rivolti contro i capi del Governo, discendenti dai sacerdoti, dai capi tribù primitivi, che nell'idea misoneistica, quali custodi dell'uso, venivano considerati come sacri e perciò, mentre godevano piena impunità, segnalavano ogni offesa contro sè stessi come delitto.
Il codice di Manù (libro I, art. 108-9) così si esprime quanto alla violazione dell'uso:
“Il costume immemorabile è la principale legge approvata dalla rivelazione; in conseguenza chi desidera il bene dell'anima sua deve conformarsi con perseveranza al costume immemorabile. Perciò i Muni, conoscendo che la legge si appoggia a consuetudini immemorabili, su queste fondarono ogni austerità.„
Così il supplizio dell'olio bollente era destinato al Sudra tanto audace da dare un consiglio ai Bramini relativamente al loro dovere e si giudicava un atto di rivolta quando cessava di approvare ciecamente l'attitudine di coloro che sono i maestri, i padri di tutta la creazione. (Manù, VIII, 272). — Come vedemmo, era a sua volta delitto per il Bramino, non solo l'andare all'estero, ma il coabitare con uno straniero, o farsi da questo preparare i cibi.
Gli Egiziani spinsero l'amore dell'immobilità al punto di fissare con leggi immutabili la pittura, la scultura, i canti e la danza ed a giudicare come empi coloro che tentassero mutarli: persino il disprezzo dei rimedi suggeriti dai libri sacri era sacrilegio: il medico che vi contravvenisse poteva in caso di insuccesso essere condannato a morte.
Nella Cina non si fece diversamente per lunghi secoli: ed è noto quanto anche ora quel paese si dimostri restìo al progresso europeo: nel 1840 un padrone di nave, avendo messo un'áncora all'europea, il Governo fece distruggere la barca e punire il barcaiuolo.