Un egregio statista scriveva: «La prostituzione è alle donne quello che il delitto è agli uomini» (Corné, Journ. des Économistes, 1868, p. 89). Altrettanto vedemmo ripetuto, e quel che è meglio provato, dal Dugdale colla genealogia degli Juke (v. s.). Anch'essa è causata dalla miseria e dalla pigrizia; ma soprattutto dall'alcoolismo, dalla eredità e dalla speciale tendenza dell'organismo. E noi abbiamo veduto e vedremo sempre più come gli stessi caratteri fisici e morali del delinquente si possono applicare alle prostitute, e quanta sia la loro reciproca simpatia.

«Confrontando i dati raccolti nelle opere (scrive Locatelli, p. 178) colle risultanze della mia esperienza, ho potuto convincermi che i pubblicisti caddero tutti, dal più al meno, nello stesso errore, assegnando a causa principalissima del meretricio l'abbandono e la miseria in cui versano molte giovinette del proletariato.

«La prostituzione, secondo me, ripete la sua origine, in principal modo, dalle viziate tendenze naturali di alcune individualità del sesso gentile, come la tendenza al furto, ecc., nel sesso mascolino; e ciò ne rende impossibile la cura radicale. Il difetto di educazione, l'abbandono, la miseria, i cattivi esempi possono essere considerati tutto al più quali cause secondarie, come le cure della famiglia e l'istruzione possono servire di freno salutare alle cattive tendenze.

«La tendenza al meretricio è la mancanza istintiva del sentimento del pudore, che bene spesso si manifesta contemporaneamente alla mancanza di ogni sensibilità sessuale, dappoichè molte di quelle infelici sono di un temperamento apatico.

«Questa specie di automi di nulla si curano, e molto meno si commuovono; nei fugaci e molteplici loro rapporti esse non dimostrano preferenza di sorta. Se poi concedono i loro favori ad un amante lo fanno non già per simpatia, ma per pura ostentazione e per seguire l'usanza delle loro pari, mostrandosi indifferentissime tanto agli omaggi come agli atti del più brutale disprezzo».

Noi vedemmo, è vero, che quest'apatia è interrotta da violenti ma fugacissimi tratti[154], ma anche in questo quanta somiglianza col delinquente di cui l'apatia, l'insensibilità e le violente, ma fugaci passioni e la pigrizia sono i caratteri predominanti (V. pag. 89, ecc.).

Ma anche a rigore di legge e di cifre, una parte delle prostitute va compresa fra le delinquenti. Il Guerry osservò che a Londra le prostitute fino a 30 anni davano un contingente di criminali dell'80, e dai 30 in su, del 7%. Ed appunto come la prostituzione, così anche la delinquenza va crescendo nella donna in ragione della maggiore civiltà, e quindi va tendendo ad equipararsi alla virile.—Davano le ree il 18,8 nel 1834 in Londra ogni 100 maschi; il 25,7 nel 1853; e mentre nella Spagna scendono all'11, in Francia salgono al 20; in Prussia toccano al 22; in Inghilterra al 23. Nell'Austria mentre il totale della criminalità delle donne è di 14%, nella capitale giunge a 25, e nella Slesia a 26[155].

Ma oltre a questi ultimi, molti altri e gravi argomenti ci movono a sospettare maggiore, che non appaia dalle statistiche, la criminalità delle donne.

Infatti i reati, cui più facilmente la donna si abbandona, come manutengolismo, aborto, avvelenamento, furto domestico, sono fra quelli che meno facilmente si rivelano o si denunciano. S'aggiunga il fatto, ormai notorio, della maggiore loro intensità e tenacità nel delinquere. Noi abbiamo veduto, poco sopra, come nelle donne la perversità, quando esiste, sia in grado maggiore degli uomini, e come le ragazze in America abbiano mostrato minor correggibilità dei maschi.

Ad ogni modo il fatto della minor criminalità (e se la prostituzione fosse un equivalente sarebbe ad ogni modo da equipararsi alla minore criminalità) si accorda col minor numero di segni degenerativi delle donne criminali.