Oltre, infatti, ai principali elementi etnici primitivi dei Liguri al Nord, degli Umbri ed Etruschi al centro, e degli Osci al Sud, oltre i Siculi, d'origine ligure, in Sicilia, le stirpi che più concorsero a determinare il carattere etnico delle varie regioni italiane, sono germaniche, celte e slave al Nord e fenicie, arabe, albanesi e greche al Sud e nelle isole (Ferri, op. cit.).
È agli elementi africani ed orientali (meno i Greci), che l'Italia deve, fondamentalmente, la maggior frequenza di omicidii in Calabria, Sicilia e Sardegna, mentre la minima è dove predominarono stirpi nordiche (Lombardia): il che riceve la più evidente riprova da talune oasi o di minore o di maggiore frequenza, che sono in troppo singolare coincidenza colle specialità etniche di quei paesi (Id.).
Altra prova: in Toscana alla frequenza minima di Siena (3.9 su 100.000 ab.), Firenze (4.3) e Pisa (6.0) fa contrasto l'intensità press'a poco doppia di Massa-Carrara (8.3), Grosseto (10.2), Lucca (11.9) e tripla di Arezzo (13.4) e sopratutto di Livorno (14.0).
Ora, oltre le speciali condizioni di vita che si hanno a Massa-Carrara per le miniere e a Grosseto per le maremme, è innegabile (scrive Ferri, op. cit.) l'influenza etnica[20] nella Lucchesia, cui la statura alta e la dolicocefalia (prevalente pure a Massa-Carrara) e la maggiore tendenza all'emigrazione distinguono dal resto della Toscana: ed aggiungo io l'influenza dei ribelli Liguri antichi che tante volte si sollevarono all'impero di Roma, ma sopratutto è evidente l'influenza etnica a Livorno, di cui è nota l'origine. Villaggio paludoso nel XVI secolo, con 749 abitanti nel 1551, fu popolato prima dai Liburni «popoli dell'Illirico, inventori delle Galeotte liburne, e insigni pirati, a cui si aggiunsero saraceni, ebrei, marsigliesi» poi da avventurieri e pirati, ivi chiamati dai Medici.
E Livorno, che nel 1879-83 diede la proporzione più alta per tutta Italia del totale dei reati denunciati, dà pure, in confronto alla Toscana, compreso Arezzo, cifre più alte di omicidii qualificati, e di ribellioni come di furti qualificati. Il che non può essere determinato, in prevalenza, dalla grande densità giacchè questa densità (355 abit. ogni chilom. q.) si ha eguale a Milano (355) e molto maggiore a Napoli (1149); e non è determinato neppure un maggiore agglomero della popolazione urbana, perchè questa a Napoli è il 94% della popolazione del comune, a Milano è il 92% e a Livorno è solo l'80%. E tuttavia le ribellioni ed i furti qualificati sono molto meno frequenti a Milano e Napoli, malgrado i climi diversissimi, che a Livorno (Ferri, o. c.).
Un altro contrasto spiccato si ha nella parte meridionale della penisola (Atlante) dove la distribuzione degli omicidii semplici segna delle oasi d'intensità maggiore nelle provincie di Campobasso, Avellino, Cosenza e Catanzaro, e delle oasi di minore frequenza in quelle di Benevento, Salerno, Bari e Lecce, in confronto alle provincie circostanti di Aquila, Caserta, Potenza, Reggio e sopratutto di Napoli, dove, al caso, la potenza criminogena dell'ambiente sociale dovrebbe essere molto più forte (Ferri, o. c.).
Ora è difficile non rilevare un rapporto di causalità tra la presenza delle colonie albanesi, come fattore etnico della maggiore criminalità di sangue nelle provincie di Cosenza, Catanzaro, Campobasso.
Viceversa la minore intensità degli omicidii semplici a Reggio e soprattutto nelle Puglie (Bari e Lecce) dipende, in gran parte, dall'elemento greco, se si pensa all'antica Magna Grecia (che concorre anche a spiegare la minore intensità di Napoli) e poi alle colonie venute durante la dominazione bizantina e dopo ed alle precedenti immigrazioni dei Japigi-Messapi e «anche oggi in quelle provincie le fisonomie della maggior parte dei nativi ricordano quel tipo, da cui traspare la pacata mitezza del carattere» (Nicolucci): a cui bisogna pure aggiungere l'influenza nordica dell'occupazione Normanna.
Quanto poi alla spiccatissima intensità minore di omicidii semplici a Benevento e Salerno non è possibile non ricordare l'elemento longobardo, che vi ebbe così lungo dominio (ducato di Benevento e Salerno), da «poter contrastare in alcuni luoghi colla potenza assimilatrice degli Italiani e conservare fino ad oggi alcune sue impronte—statura alta, capelli biondi, ecc.—, che ne rivelano ancora la potenza in mezzo ai tipi indigeni della Penisola» (Ferri).
E la diversa influenza del sangue albanese, ellenico e longobardo in queste oasi della criminalità si conferma colla distribuzione degli omicidii qualificati e nelle grassazioni con omicidio. Infatti, meno per Salerno e per Reggio, che danno cifre relativamente più alte, abbiamo Napoli, che per il sangue greco, malgrado il grande agglomero di popolazione e di miseria, dà cifre molto basse, pari a quelle di Bari e Lecce; permane la minore intensità di Benevento come la maggiore di Campobasso e Avellino.