Qui la razza anglo-sassone ha vinto, e di quanto, la razza latina!

CAPITOLO V. Religione.

Abbiamo veduto quanto circoscritta fosse, almeno fra noi, l'influenza benefica della religione, e quante volte, paralizzata dall'influenza malefica! Dopo ciò è evidente quanto poco possiamo contarvi come prevenzione e cura del crimine.

E qui è d'uopo spogliarci della tendenza atavica rimasta inavvertita nella carne anche dell'osservatore più positivista, che ci fa reputare la religione come una panacea generale sopratutto nelle questioni morali. Ricordiamoci come mano a mano ci siamo andati liberando dal guscio religioso da cui sorgeva e in cui si fondeva si può dire ogni tentativo d'arte e di scienza, e per cui non si poteva essere pittore, scultore, poeta, architetto, nè medico senza essere religioso, poichè si poetava, si disegnava, e perfino ballava, in onore di Dio, sicchè chi vi dava mano era o sacerdote o addetto del sacerdote.

Da ultimo crescendo rigogliose quelle nobili piante, sorte modestamente all'ombra dei templi, liberaronsi completamente dalla influenza di questi; e non restò più al sacerdote che prima in sè infeudava tutto lo scibile, che il monopolio dell'educazione scolastica, della morale e della carità; per ciò, rifiutando le non poche prove in contrario, tenacemente si aggrappava e faceva partecipare gli altri alla credenza della sua assoluta influenza su quelle.

Eppure, anche lasciandogli libero il campo quanto alla morale che interessa gli onesti, e solo però fino ad un certo punto, perchè ve ne sono molti, fedeli a una morale senza religione, e oramai sorgono da ogni parte società di etica pura scevra dai riti, poco possiamo confidare nella religione—come è intesa almeno nei paesi latini—per la cura del crimine.

«Gli è, per dirlo con Sergi[243], che la morale vera è istintiva: il senso morale è come il sentimento di pietà, che nessuna educazione forma, se vi ha insensibilità nativa.

«La religione è un insegnamento per precetti, i quali, come qualsiasi altro precetto morale, hanno una sanzione esterna e lontana dalla realtà della vita giornaliera; nè può rafforzare il carattere; l'indebolisce anzi perchè diminuisce la personalità fino all'estinzione sua nell'ascetismo.

«Si ha, quindi, la mostruosità di uomini che, essendo religiosi per la pratica esterna del culto, ossequenti all'autorità divina e chiesastica, sono immorali nelle loro relazioni sociali.

«Quindi è che il senso morale non si crea, se non esiste, non si sviluppa, se è appena rudimentale, per influenza religiosa o educativa di qualsiasi genere, intendo dire per mezzo di precetti e simili».