«Anche si proibisca loro di mettersi le mani addosso; ed i più ribelli perdono quest'abitudine dopo qualche mese di ricovero.
«Questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, la religione e l'amorevolezza; ed esclude ogni castigo violento. Presso ai giovinetti, castigo è quello che si fa servire per tale ed uno sguardo non amorevole produce maggior effetto che non farebbe uno schiaffo. L'allievo non resta avvilito per le mancanze commesse, come avviene quando esse vengono deferite al Superiore; non s'adira per la correzione fatta o pel castigo minacciatogli, perchè trova sempre una parola amichevole che lo persuade.
«Bisogna ricordare, per comprenderne i vantaggi, la grande mobilità del giovane, che in un momento dimentica le regole disciplinari e i castighi che quelle minacciano: perciò spesso un fanciullo si fa trasgressore di una regola e meritevole di una pena, alle quali nell'istante dell'azione punto non badava, ed avrebbe per certo diversamente operato, se una voce amica l'avesse ammonito».
Oltre altre pratiche religiose, D. Bosco poneva particolare attenzione ai seguenti punti: «Il direttore non si assuma impegni che lo distraggano dal suo uffizio; i maestri e gli assistenti siano di moralità conosciuta; evitino le amicizie particolari cogli allievi. Si faccia in modo che gli allievi non siano mai soli. Si dia ampia facoltà di correre, saltare, schiamazzare a piacimento. La ginnastica, la musica vocale ed istrumentale, la declamazione, il teatrino, le passeggiate, sono mezzi efficacissimi per ottenere la disciplina, giovare alla moralità e alla sanità. Si badi soltanto che sia ben scelta la materia del trattenimento, ed oneste le persone che v'intervengono. La scelta d'un buon portinaio è un tesoro per una casa d'educazione. Ogni sera, prima che gli allievi vadano a riposo, il Direttore indirizzi alcune parole affettuose in pubblico, dando qualche avviso o consiglio intorno a cose da farsi o da evitarsi; studii di ricavare le massime da fatti avvenuti in giornata nell'Istituto o fuori; ma il suo discorso non oltrepassi i cinque minuti.
«Con questo sistema, secondo D. Bosco, qualunque sia il carattere, l'indole, lo stato morale di un giovanetto all'epoca della sua accettazione i parenti possono vivere sicuri che il loro figlio non potrà peggiorare, e si può dire che si otterrà sempre qualche miglioramento»; perciò quando venne offerta a D. Bosco la direzione di Riformatorii correzionali, dichiarò di non poterle accettare che ai patti di: 1º Togliere l'infamia agli istituti, in modo da considerarli non come case di pena ma di educazione; 2º Lasciargli completa libertà di disciplina, in modo da abolire i mezzi repressivi per adottare i preventivi; 3º Lasciargli facoltà di ricevere giovani di buoni costumi, espressamente per togliere all'istituto il disonore. Ma a questi patti i governi ciechi sempre, e più in Italia, non vollero assogettarsi.
Associazioni infantili.—Si sorveglieranno, colla massima cura, tutti i centri scolastici e le associazioni giovanili, impedendo, con che si trasformino in centri criminosi, anzi impedendole anche prima che diventino tali perchè son tali in germe.
Fra le associazioni, quelle che meno sembrano temibili, e che più energicamente, invece, si devono tutelare, anzi sopprimere, sono le infantili, piazzaiuole, delle grandi città.—»I ragazzi che fanno il male (diceva un maestro a Joly) non sono mai soli; e quando sono insieme nol sono mai per iscopi onesti» (Joly, Le combat ecc., pag. 127).
«Quando qualche ragazzo, aggiunge, si mette male, vi influisce la troppa amicizia d'un altro; anche se non cattivo e' gli farà delle cattive confidenze, e peggio naturalmente se sarà cattivo.—Hanno inclinazione a far delle masnade, che hanno tutti i caratteri delle criminose, per es., usano una specie di gergo» (Id.).
E noi già nel volume II, e poi qui nell'Eziologia, abbiamo veduto come gli uomini pur che s'associno perdono in onestà—anche se senatori, deputati e accademici—; naturalmente assai più ciò deve accadere nell'epoca in cui fisiologicamente son disonesti (Vol. I).
Noi, dice Spagliardi, possiamo asserire[265], che una buona parte dei giovanetti vagabondi ed oziosi lo sono non per mancata educazione, non per l'indole perversa, non per la miseria, ma perchè trascinati dal vortice delle associazioni. Quante volte non ci toccò di sentire, continua lo Spagliardi, da oneste famiglie queste strazianti parole: «Finchè il nostro figlio fu nel suo luogo natìo, era un giovinetto docile, promettente; ma poichè ci stabilimmo a Milano, ci perdette l'amore ed il rispetto, e ci spogliò più volte la casa». Un ragazzetto di buona e benestante famiglia, d'anni 8, stette lontano da casa molti giorni, sottraendosi alle più diligenti ricerche; trovato finalmente, mantenne un silenzio da spartano sul luogo del suo nascondiglio. Chi è che produce nei figli di famiglie oneste così strani mutamenti? Chi istruisce, chi procura ad essi i mezzi di vivere indipendenti ed emancipati dalla famiglia? Sono i ritrovi, le combriccole di Piazza Castello, di via Arena, di Porta Magenta. Lo dicono essi medesimi, appena rientrino in sè stessi, con quel tratto ingenuo, così proprio della loro età: finchè stiamo fuori, non possiamo far bene, i compagni ci trascinano; fateci ritirare, e faremo giudizio. Lascio poi che v'immaginiate da voi, di quanto non debba aggravarsi questo pericolo delle associazioni, quando le piccole vittime di tale disordine appartengano alla classe degli orfani, od a quella delle famiglie immorali od incapaci, od impotenti a educare.