«Ora, io dico: se il giovinetto che di questo genere di vita vagabonda si forma un ideale, al primo volo che spiega fuori del nido, trovasse la fame, l'isolamento, la molestia, il controllo, e, direi quasi, una pietosa persecuzione, non preferirebbe la famiglia? e la famiglia, per tal modo, non potrebbe far valere la propria autorità? Vi sono ordinanze severissime per l'igiene pubblica, per la polizia stradale, per prevenire i contagi... ve ne sia una che limiti queste associazioni, che sono una minaccia latente per la società. A rintanarli quando sono fanciulli, basta un sorvegliante municipale; lasciateli fare, ed un qualche giorno resisteranno alle cariche della cavalleria».

Noi dobbiamo curare i minorenni, gli orfani, gli esposti e gli abbandonati da perversi genitori, che formicolano per le vie delle grandi città, e formano, come vedemmo, il semenzaio de' rei; impedire che essi siano tratti al delitto, e che, una volta cadutivi, vi si affondino sempre più, colla dimora nelle carceri comuni.

Riformatorî.—E qui subito sorge l'idea dei riformatorî, delle case di custodia pei giovani, che ne ricoveravano pochi anni sono: in Francia 7685; in Italia 3770; nel Belgio 1473; in Olanda 161; in America 2400.

Se non che gli studî antecedenti ci hanno dimostrata la ragione della quasi inutilità di tali istituzioni, erette, certo, con animo più benevolo che conscio della natura dell'uomo criminale.

Ogni causa che aumenti i contatti reciproci, moltiplica sempre, anche, la delinquenza; tanto più in quell'età, che, non essendo abbastanza tenera per potersi correggere e modellare, è più espansiva, più incline all'imitazione, e specialmente all'imitazione del male verso cui naturalmente pencola e per le più violente passioni e per la mancata educazione e pel minore criterio. Che sarà se vi s'aggiunga, poi, il distacco da quel preservativo del delitto che è la famiglia? Tali istituti riescono, ad ogni modo, ancor meno vantaggiosi quando la cifra dei ricoverati passa il centinaio (e il non sorpassarlo è inconciliabile con le viste economiche); essi cessanvi, allora, di essere individui, diventano, cioè, come si dice in gergo burocratico, un numero, e non possono anche dal più abile direttore essere sorvegliati ed educati, uno per uno, cosicchè le norme regolamentari più adatte vengono ad infrangersi contro alla materiale impossibilità.

E non parlo teoricamente, parlo dopo averne esaminati parecchi fuori e dentro i riformatorî, che io ammiratore caldissimo di qualcuno di quei veri e santi filantropi che ne sono alla direzione, era disposto ad elogiare senza contrasto.

Ora, se in alcuni dei migliori riformatori ho osservato dei giovanetti con un piglio vivace e sciolto, un'attività non comune al lavoro, una temperata disciplina senza bigotteria, non posso dire altrettanto di molti altri in cui la tranquillità non era che apparente e in cui sotto la vernice di gesuitica mansuetudine covava il vizio peggiore di prima. Anzi, anche nei migliori (a Milano) ho osservato che quando venivano interrogati sulle cause del loro ricovero, tutti mentivano, anche dinanzi al loro direttore, il che mi provava che un vero pentimento, una vera coscienza del mal fatto essi ancora non l'avevano. Più, avendo per maggior sicurezza tenuto dietro ad alcuni di essi dopo l'uscita dal ricovero, e interrogatili in proposito, ne ebbi risposte ed autobiografie che mi provarono come anche nei migliori stabilimenti serpeggino i vizi più infami; pederastia, furto, camorra, precisamente come nei bagni, tanto da mettere ribrezzo a coloro, tutt'altro che virtuosi, che me ne parlavano e che mi diedero più tardi prova, pur troppo esatta, dei funesti effetti del riformatorio, essendo in brevissimo tempo recidivati nel crimine, come potrà convincersi chi consulterà una serie di dialoghi ed autobiografie poste in fine della 2ª ediz. dell'Uomo delinquente, 1878.

Io so di riformatori a G... e a M... dove si usava, impunemente, la pena, cioè dovevano i nuovi entrati prestarsi a masturbare tutti gli adulti che lo desideravano, se no erano battuti; ad Ascoli hanno incendiato lo stabilimento col petrolio: all'Ambrosiana in tre uccisero un buon guardiano, pugnalandolo, senza alcun speciale movente, solo... per uccidere.

Hanno astuzie incredibili: uno portava in un legno incavato, approfittando della sua qualità di falegname, sigari, salame, ecc., che vendeva ai compagni; un altro aveva uno stilo in una scanalatura del pagliericcio. Un altro teneva un marengo d'oro nascosto nella tessera su cui era inciso il suo numero di matricola, dimodochè l'aveva sempre con sè quando mutava di cella, nè senza la sua confessione mai non si sarebbe trovato.

Si è obiettato, giustamente, che una o due deposizioni non provano nulla—che ponno essere quelli casi eccezionali—ma pur troppo nuovi esami, eseguiti insieme col dottore Raseri e avvocato Frisetti-Tancredi alla Generala, tolsero di mezzo anche questa obbiezione.