Molti di questi sono adottati dai loro padroni, altri hanno col loro lavoro impiantate nuove fattorie e divennero professionisti o sacerdoti, e delle donne molte sono buone madri di famiglia; pochissimi ritornano a New-York, alcuni cambiano di posto come tutti i servi, ma ben pochi, non più di 6 sopra 15 mila, ebbero a che fare colla giustizia.
Questa Società ha collocato in 23 anni, così, 35 mila ragazzi abbandonati e senza asilo, oltre i moltissimi (oltre 23 mila nel 1875) raccolti nelle scuole industriali, 21 diurne, 14 notturne, ove vengono nutriti e vestiti, o nelle 6 case di alloggio (lodging) donde dopo aver preso delle abitudini di ordine e di pulitezza e frequentate le scuole serali e domenicali, vengono poi collocati in campagna, il tutto con una spesa che non superò dieci milioni di franchi.
Infatti a New-York, dopo quelle istituzioni, in 10 anni
- i vagabondi diminuirono da 2829 a 994
- i ladri diminuirono da 1948 a 245
- i borsaiuoli diminuirono da 465 a 313
Questo assai bene, continua il Barce, è il modo di sostituire gli stabilimenti pei ragazzi vagabondi, mendicanti, ecc., che riuniti assieme, come nei nostri riformatori, peggiorerebbero, e ciò migliorando la terra coll'uomo e l'uomo colla terra.
Questa sì, è santa, è vera terapia criminale! E quanto non sarebbe applicabile da noi in alcune regioni, per es. dell'alto Piemonte, della Sardegna, della Valtellina, ove la pastorizia utilizza il lavoro dei fanciulli, dove si educano volentieri i piccoli esposti degli ospedali appunto per averne soccorsi di braccia quando sian cresciuti in età.—Si aggiunga che sopra i risparmi che ne verrebbero all'amministrazione pel minor prezzo dei viveri, pel maggior guadagno del lavoro, si potrebbero offrire dei premi ai migliori educatori.
Restano i casi di ragazzi gracili, impotenti a lavori di campagna, e per questi si potrebbero tenere pochi letti separati nelle stesse scuole, nella notte, come appunto trattasi nelle ragged school d'Inghilterra.
Riformatorî esterni per la puerizia.—Ma quando la nessuna abitudine alle istituzioni autonome, spontanee, di beneficenza, impedisca o ritardi il loro nascere, come è da noi, conviene pensare ad un'altra istituzione, molto più facilmente attuabile: a quella che l'abate Spagliardi chiama Riformatorio esterno per la puerizia. Sarebbe un asilo obbligatorio, ma solo diurno, per i fanciulli dai 6 ai 12 anni, che non possono più accogliersi negli asili ordinarî, e che per propria riluttanza o per impotenza od incapacità dei genitori, sieno destituiti d'ogni mezzo educativo, e dove si farebbero entrare per forza i monelli associati abitualmente nelle pubbliche piazze. «Anche nello stesso asilo infantile, dice quel caldo filantropo[270], non entrano tutti i bambini poveri, specialmente i più poveri, vergognosi della loro miseria; ma ad ogni modo, finito l'asilo infantile, in quell'età, in cui i ragazzi sono più esposti al mal fare per la maggiore svegliatezza, non hanno alcun ricovero speciale, e si dànno al vagabondaggio. Nè possono per legge accogliersi nei riformatori; e quando a 12 anni vi entrano, non sono più correggibili, ed entrandovi, non farebbero che peggiorare coi contatti. In questi asili si darebbe loro un tenue vitto, con che si favorirebbe l'affluenza, e si renderebbe meno dura l'obbligatorietà; si avrebbe più occhio alla educazione che all'istruzione, e si avvierebbero verso un'arte, e insieme sarebbero tenuti in continuo esercizio adatto alle loro forze. Si correggerebbe un difetto, che è una delle cause principalissime della criminalità (non meno del 20%) nei figli di persone civili, l'indebolimento dell'autorità paterna, la mancanza di quella resistenza alle voglie irragionevoli, che forma il criterio del giusto e dell'onesto e della discrezione, che impedisce lo sviluppo di un egoismo prepotente, selvaggio, le cui pretese ascendono, ascendono, finchè travolgono i genitori, impotenti alla lor volta, quando vogliono porvi un argine. E ciò si otterrebbe senza distaccare il ragazzo dal suo nido, in quell'età appunto in cui ha maggior bisogno di aria e di moto, e soprattutto delle cure e dei contatti colla madre e colla famiglia, che, una volta interrotti, non si ripristinano più. Si sottoporrebbero i discoli ad un trattamento più adatto, più mite, più conforme alla età loro ed alla natura, emancipandoli da fatiche sproporzionate alla età, ma pur provvedendo al loro fisico sviluppo. Si renderebbe meno ingiusta e più pratica l'applicazione della legge che gravita, con egual norma, su un fanciullo di otto anni ed un monello di 16 (articolo 441); si toglierebbe anzi l'apparenza di una condanna, che è sempre avvilente e nociva. E così si eviterebbero quelle tristezze, portate alle volte fino al suicidio, cui si danno in preda i fanciulli nei riformatori.
E mentre il Riformatorio comune non può applicarsi in larga scala, per il grande costo, e quindi ad ogni modo non può estendere i vantaggi che a pochi individui, questo più proprio agli impuberi, pel molto minor costo (col prezzo con cui vi si mantengono 600 nel primo, qui se ne manterrebbero 6000), potrebbe veramente estendere la sua azione in ragione diretta del bisogno, il che è una questione capitale; perché, se anche il Riformatorio per gli adulti fosse utile, sarebbe sempre insufficiente e sproporzionato al bisogno. E fosse pur grande la spesa, ad ogni modo verrebbe ricompensata dal minor numero dei carcerati, e dalle minori iatture e vergogne della società.
Una prova diretta dei vantaggi di questi istituti si ebbe in Milano, dove i 700 giovinetti dell'infima classe del povero, ricoverati dopo l'uscita dagli asili fin dal 1840 nei due Conservatori della puerizia Mylius e Falciola non diedero nemmeno un condannato (Sacchi); mentre invece metà dei degenti nei Riformatorî appartenne, un tempo, agli asili infantili.