A sua volta il referendum, o appello al popolo, pure vigente in Isvizzera, può mostrare se e fin quanto esista la necessaria comunanza di idee fra la nazione ed i suoi rappresentanti.

Si pretende, è vero, ch'esso difficulta le riforme, essendo in generale il popolo più reazionario dei legislatori. Ma, a parte l'osservazione già più volte ripetuta, che le riforme precoci mancando dell'appoggio dei più, a nulla approdano, quando non sono dannose, e che perciò il referendum servirebbe appunto ad ottenere soltanto quei mutamenti che il paese reclama, gli inconvenienti accennati scemerebbero quando il referendum fosse facultativo, o limitato ad alcune deliberazioni, finchè il popolo vi vedesse quell'importante guarentigia di autonomia locale che è veramente. Oltre che, come l'Hilty, esso può dirsi il più poderoso strumento d'educazione per un popolo libero, perchè lo costringe a studiare le leggi, che deve poscia osservare e nel mentre gli dà la coscienza di avere parte nella vita politica, gliene fa sentire tutta la responsabilità[278].

Istruzione arcaica.—Vi sono altre e più opportune misure a cui ricorrere.

E prima di tutto bisogna mutare la base della nostra istruzione classica, la quale nell'ammirazione della bellezza, ma più ancora della violenza senza un indirizzo pratico, ci mena direttamente alla ribellione, all'indisciplina, fa della violenza un ideale.

È soprattutto per difenderci dai rivoluzionari d'occasione, che, per essere spostati e mattoidi, come vedemmo, hanno in mira sempre le riforme reazionarie, ataviche, che dobbiamo spogliarci di quel triste retaggio degli avi, ch'è l'arcadia rettorica (v. s.).

Chi ha studiato il 1848, l'89 e le indoli di molti mattoidi avrà visto che una gran causa di ribellioni e di errori fatali nell'educazione arcaica è in contrasto ai bisogni positivi: noi nutriamo le menti di effluvio di fiori, e fiori ricchi, invece che di pane e di carne; e vogliamo averle robuste. Diventeremo estetici, non lo neghiamo—per quanto pure molto dubitandone—ma non adatti alla lotta per la vita moderna.

E bisogna, solo rimedio contro gli anarchici rei per occasione, miseria e contagio, o per passione, curare il malessere economico dei paesi che dà all'anarchia la vera base d'azione: curare, come direbbe il medico, alle radici la discrasia generale, donde nasce la malattia locale: e a questo bisogna provvedere d'urgenza.

Abbiamo ora un fanatismo economico, come una volta avevamo il fanatismo politico.

È urgente che diamo a questo fanatismo una valvola di sicurezza con rimedi economici, come abbiamo dato a quelli politici i rimedi della costituzione, del parlamentarismo, ecc., al religioso la libertà dei culti, ecc.

Tutti i pensatori, si può dire, dall'antichità fino ad oggi, hanno rilevato l'intimo nesso che lega la vita politica alla vita economica: e primo Aristotile che notava, come da una parte nelle democrazie faccia d'uopo impedire che si spoglino i ricchi, lasciando che questi spendano in rappresentazioni teatrali, ecc.: e come dall'altra, nelle oligarchie, occorra sollevare il benessere del popolo, dandogli sopratutto impieghi retribuiti e vendicando più le offese ai poveri, che quelle dei ricchi fra loro.