Ora noi invece non facciamo nulla di ciò; e lasciamo che la ingiustizia, le tasse e le leve colpiscano il povero, a cui nulla diamo in compenso e conforto, salvo che delle bolle di sapone sotto nome di fasi di gloria nazionale, libertà, eguaglianza, che pel contrasto realtà rendono forse più dure le sofferenze.
Oggidì, lo sviluppo delle grandi industrie e la concorrenza eccessiva, rendendo meno fruttuoso l'impiego dei capitali, spingono il capitalista a rivalersi sul salario: le masse operaie più fiere della propria indipendenza, reclamano la dovuta parte nel profitto, come primo passo alla completa emancipazione del capitale.
L'antico servo, strumento più che uomo, è divenuto il prezioso collaboratore dell'oggi; al braccio docile ma inconscio, si è sostituita la mente che centuplica il lavoro, quando trovi il giusto compenso. L'impresa capitalistica deve schiudersi alle giuste aspirazioni della mano d'opera ed elevarne ed estenderne proporzionalmente il compenso colla partecipazione al profitto, e colle norme a tutela delle donne, dei bambini, rendendo colla diminuzione delle ore di lavoro (v. s.), accessibile il lavoro a quanti più lo possono esercitare.
E devonsi prevenire i danni delle eccessive ricchezze colle tasse progressive e coll'affidare ai Comuni i servizi alimentari, scolastici ecc.
CAPITOLO VIII. Istituti penali.—Carceri ecc.
Ma pur troppo, almeno nella razza latina, i mezzi preventivi sono un sogno d'idealista; questo mondo avvocatesco che ci regge e che dalla difesa o dalla punizione del reo cava i suoi più grassi onori e onorarii, ha altro a pensare che a prevenire e sostituire le pene: quindi per quanto esse siano inutili, dannose anzi quasi sempre, è su queste che dobbiamo fermarci—sopratutto sul carcere—che innanzi al volgo giuridico è più o meno ragghindato e raffazzonato, la sola difesa che si sappia apprestare contro il delitto.
Carceri cellulari.—Una volta che si debba infliggere il carcere dobbiamo evitare il più che si possa ogni contatto reciproco del reo; quindi si parrebbe a prima vista il vantaggio del carcere cellulare, il quale, certo, per sè non emenda il delinquente, ma non lo acuisce nel crimine, e toglie, almeno in gran parte, la possibilità delle associazioni malvagie, impedisce il formarsi di quella specie di opinione pubblica, propria dei centri carcerari, che obbliga il reo ad aggiungere ai propri i vizi dei compagni, e pare raggiungendo il massimo degli ideali per le indagini giudiziarie, per isolare dal mondo esterno, cioè, un individuo di cui si vogliano raccogliere gl'indizi di reità, come per punire i delinquenti non incorreggibili che errarono per una prima volta, e a cui la vergogna e il danno della mutua conoscenza toglierebbe, poi, ogni pudore, o, come accado nelle case così dette di riforma, moltiplicherebbe la prima e debole tendenza criminosa colla invecchiata tendenza degli altri e con quella terribile vanità del delitto, che quando s'inizia finisce collo spingere l'uomo ai più atroci misfatti, anche senz'altro scopo che il misfatto stesso: e perciò offre, qualche volta, certo sui criminaloidi una diminuzione di recidivi[279], senza dar luogo a gravi danni nemmeno per la salute dei ricoverati, essendosi verificato in larga scala, ora, dal Lecour, che, a pari condizioni, i condannati alle cellulari dànno una cifra di suicidi, di alienati e di morti, uguale o di poco inferiore a quella dei carcerati comuni; offrendo, al più, una maggiore facilità al compiere inosservati il suicidio, un maggior abbattimento intellettuale, quando il sequestro venga prolungato di troppo[280]; comechè la terribile noia della solitudine sia meno funesta delle perverse eccitazioni della società carceraria. Noi sappiamo, difatti, che nelle carceri in comune per il gioco, per gli amori infami, per le gelosie assolutamente eguali a quelle provocate dall'amor femminile, molti rei consumano, non solo il peculio, ma fin'anche il proprio cibo, e peggio il proprio organismo, onde le frequenti tubercolosi; e gli omicidi e suicidi vi spesseggiano per le notizie infauste che loro più facilmente giungono da fuori, pel dolore di veder immuni o non colpiti i complici (Ducpetieaux, Des progrès et de la Réform. pénitentiaire, 1838, p. 327).
Però il vantaggio del carcere cellulare è neutralizzato dalle grandi spese che ne rendono illusoria l'applicazione in quell'ampia scala, almeno, che richiederebbe il bisogno, anche negli stati più ricchi (in Francia su 396 carceri provinciali 74 non hanno separazioni cellulari, 166 le hanno incomplete) e ad ogni modo non può essere che negativo; se potrà impedire che il delinquente peggiori, non può, certo, far che migliori, e noi vidimo che anche alle recidive in alcuni paesi essi dàn quote fortissime (v. p. 145). Lo peggiora poi in quanto tende a farne un automa, che come bimbo non saprà più lottare colla vita; e perchè ne favorisce le tendenze all'inerzia.
«Nell'attuale organizzazione delle carceri, scriveva da un carcere il Gauthier, tutto è combinato per schiacciare l'individuo, annichilire il suo pensiero e minarne la volontà. L'uniformità del sistema che pretende foggiare tutti i «soggetti» nella stessa forma, il rigore calcolato, e la regolarità di una vita monastica ove nulla è lasciato all'impreveduto, l'interdizione di avere con estranei altra relazione che la banale lettera mensile; tutto, io dico, anche quelle tetre e bestiali passeggiate in fila indiana, è destinato a meccanizzare il carcerato di cui si sogna fare una specie d'automa incosciente[281].
«Noi vogliamo farne dei cittadini utili e li costringiamo e quasi li educhiamo all'ozio; avere «il loro pane cotto», il vitto e l'alloggio assicurato, senza pensiero del domani, e non altra preoccupazione che obbedire alla consegna imposta, essere come il cane cui basta sollevare la zampa per muovere il tamburo del girarrosto, come il meccanismo incosciente di una macchina: non è questo forse l'ideale per la massa degl'incoscienti e dei codardi?[282]