«Ciò che mancò a molti vagabondi, agli sviati, ai corrotti che popolano le prigioni fu un ambiente, degli esempi, una protezione efficace e forse anche delle affezioni! E si soffoca in essi fino all'ultimo germe dell'istinto sociale e si crede sostituire e ambiente sociale e tutto quanto loro manca, con visite sommarie di sorveglianti usciti dalla infime classi della società.

«Ma s'insegna forse a camminare al bambino facendogli delle difficoltà od ispirandogli la paura di una caduta ed il bisogno di fidarsi d'altri?

«S'insegna forse la sociabilità all'uomo destinandolo unicamente alla cella, vale a dire al rovescio della vita sociale, togliendogli fino l'apparenza di una ginnastica morale, regolandone da mattina a sera i più piccoli dettagli della giornata, tutti i movimenti e financo i suoi pensieri?

«Non lo si colloca con ciò fuori delle condizioni dell'esistenza e non gli si fa così dimenticare quella libertà alla quale si pretende prepararlo?

«Come! sotto il pretesto di moralizzazione si mette fra le quattro mura di una cella un robusto contadino abituato all'aria dei campi ed ai pesanti lavori della campagna»—gli si dà un'occupazione qualsiasi che non richiede un sufficiente impiego di forza fisica,—lo si abbandona a guardiani che spesso gli sono socialmente inferiori, —lo si lascia in questo stato dei lunghi anni; e quando il corpo e l'intelligenza hanno perduto la loro elasticità gli si apre la porta del carcere per lanciarlo debole e disarmato nella lotta per l'esistenza!—Senza contare poi che a tutto ci si abitua, e che il giorno in cui il carcere è divenuto un'abitudine, non avrà più la benché minima azione benefica e positiva.

«Se si trattasse di farne buoni allievi, buoni operai e buoni soldati, accetteremmo noi il metodo dell'isolamento cellulare prolungato? Colui che è condannato dall'esperienza della vita ordinaria non può certo diventare utile il giorno in cui il tribunale ha pronunziato una condanna».

Chi volesse prove dirette degli enormi danni del carcere consulti i miei Palimsesti ove le sono a iosa. Per es., trovai scritto da un carcerato:

«Ho 18 anni; le sventure mi fecero colpevole più volte, e sempre fui rinchiuso in carcere. Ma qual correzione ebbi in carcere? Cosa imparai?—Mi perfezionai nella corruzione».—E più sotto:

«Hai ragione, Alfonso; cosa credono questi signori di ottenere da noi lasciandoci impoltrire per mesi ed anni in una cella nella stessa colpa per la quale ci arrestarono?».

«... Il voler correggere un ozioso e vagabondo, ed anche un ladro, sottoponendolo ad un rigorismo brutale di altrettanta oziosità, è un vero assurdo».