Questo forma il segreto dei successi ottenuti in Sassonia (Zwickau), dove appunto si hanno carceri per vecchi, per giovani, per le pene gravi e per le leggiere, e dove, a seconda dei meriti di ogni singolo detenuto, si varia di vitto, di vestiario, di diminuzione nella pena. Ma ciò è attuabile pei soli criminaloidi in piccole carceri—e solo da direttori abilissimi; se no il premio della libertà è dato ai peggiori criminali che sono i migliori detenuti ossia i più ipocriti: non può lasciarsi nelle mani della miope burocrazia.
Peculio.—Un'ultima riforma moralizzatrice suggerirono De Metz e Olivecrona, per prevenire la recidiva dei liberati: riguarda il peculio, che se lasciato loro nelle carceri facilita l'orgia, dato all'uscita forma il capitale del crimine; essi consigliano di farne deposito, come garanzia della loro moralità, e come forzato mezzo di risparmio, in mano ai corpi morali, ai comuni, ai padroni, onde furono accolti, che loro ne devono consegnare solo i frutti, ritenendoli indefinitivamente in caso di recidiva. In Belgio ed Olanda si ritengono 7⁄10 del prodotto ai condannati ai lavori forzati, 6⁄10 a quelli della reclusione, 5⁄10 alle carceri semplici; il resto è diviso in 2 parti, di cui metà si fruisce in carcere, l'altra fuori. In Inghilterra ai liberati col ticket il peculio si restituisce nei primi giorni della liberazione, quando non ecceda le 5 lire sterline; nel qual caso vien rimesso in rate, dietro certificato di buona condotta.
Patronato.—Si consigliano da molti anche le istituzioni di patronato, ma oltrecchè hanno l'inconveniente di non potersi applicare in scala corrispondente al bisogno, l'esperienza dimostrò a chi studia quest'istituzione nel mondo e non nei libri, che, pegli adulti è affatto improficua; volgendosi, spesso anzi, a favorire la ingenita tendenza all'ozio e all'ignavia, e, quello che è peggio, riescendo pericolosa ai suoi stessi direttori presi subito di mira dalla rapacità e vendetta dei tristi protetti.
Soprattutto sono dannosi gli asili di patronato, comodo mezzo di ritrovo per essi e stimolo all'associazione malvagia. «Di un centinaio di liberati dai venti ai quarant'anni che si accolsero durante un biennio nel patronato di Milano (scrive Spagliardi), solo i più giovani, e ben pochi anche fra questi corrisposero, languidamente, agl'immensi sagrifici spesi per la loro riabilitazione. La tendenza all'ozio ed al libertinaggio, fatta forse più prepotente per le sofferte privazioni, vinceva in essi le attrattive della operosità; e il potere poi impunemente stare, andare, ribellarsi, come meglio loro talentava, li determinava infine dopo due o tre mesi, al più, di dimora, ad abbandonare l'ospizio, come non bisognevoli di quel soccorso, che avevano domandato liberamente. Nel loro Direttore essi non vedevano l'uomo sagrificatosi pel loro bene, ma solo un nemico, e quasi un tiranno inteso a vincolare la loro libertà. Da qui, contro di lui una sorda guerra d'insubordinazioni, di dispetti, di villanie e perfino di minaccie, se l'ordine e la disciplina venivano con fermezza mantenuti: e quest'avversione conservavano anche dopo abbandonato lo stabilimento, perchè furono questi beneficati che gli spogliarono la casa in una notte del 1847, e che nel 1848 compirono il saccheggio dell'ospizio appena incominciato dai Croati, nelle famose cinque giornate».
Ecco perchè le statistiche dei patronati sono così magre e così illusorie.
In Francia sono 160.000 gli esciti dal carcere; 363 i soccorsi!!
In Inghilterra 48 furono le società, che ne patronarono 12.000, ma con che esito il dimostrammo; e il provano gli asili industriali del patronato di Glasgow istituiti nel 1836: su 60 ammessivi 25 recidivarono; 4 emigrarono; 10 si arrolarono; 5 si perdettero di vista; 8 si condussero bene; 7 rimasero nello stabilimento; e per tutto ciò si spesero 431 sterline; si pensò di trasportarli in campagna: ma su 60 ammessi 46 recidivarono (1 fu rinviato per indisciplina): 5 emigrarono; 4 si condussero bene! 5 furono impiegati nello stabilimento.
Si pensò allora di trattare ciascun caso in particolare dopo fattane una scelta: ma anche qui su 363 così curati per due anni: 37 in 2 anni recidivarono; 5 emigrarono; 47 furono resi ai parenti; e 110 si sparsero per le varie regioni del regno e quindi sfuggirono alla vigilanza—e si spesero per essi 385 sterline. Frutti magri e sporadici, nè, come si vede, applicabili in larga scala.
In genere, poi, anche i fautori del patronato sconsigliano dal fondare stabilimenti di ricovero che non sieno affatto temporali, e di dar soccorso in denaro, ma solo in buoni sull'oste e sul panettiere, buoni che devono essere anticipazioni sul lavoro; le società devono abbandonare quelli che non lavorano e non si rendono al luogo loro indicato, informare le persone presso cui li raccomandano della loro vita antecedente, e perciò a nulla riescono senza un agente (possibilmente un ex-guardiano), che ne spii la condotta, che si occupi di collocarli opportunamente (V. Lamarque, La réhabilitation, etc. Paris, 1877, Brown, Suggested on the formation of discharged prisoners, 1870).
Maxime du Camp (Revue des Deux Mondes, 1889) pure conviene che il patronato è inutile pei rei-nati od abituali, ma non per quelli occasionali: «Fra i criminali (dice egli giustamente) vi hanno rei che s'annegano in un bicchier d'acqua, cassieri che sbaglian le cifre, commessi che confondono i prezzi e finiscono con irregolarità che sembrano indelicatezze e che li conducono al tribunale; quivi, imbrogliandosi sempre più, sono condannati. Costoro, una volta liberati, se trovano un impiego adattato alla loro poca intelligenza, non recidivano».—Per questi è utile, ne convengo, il patronato.