Secondo Mancelon (Les bagnes et la colonisation pénal, 1886) dei relegati condannati per ben tre volte a morte furono in seguito liberati. Una donna che aveva ucciso due bambini, e che fu in seguito graziata, più tardi ne uccise un altro.
Ecco come descriveva a Laurent un deportato uno di quei matrimoni che il governatore Pardon, nella relazione ufficiale (1891), ci dipinge con tanta ammirazione.
«All'isola Nou (Laurent, Les habitués des prisons, 1890) assistetti ad una cerimonia curiosa; allo sposalizio di uno dei miei condetenuti. Il pretendente era un individuo condannato a 5 anni di lavori forzati, per assassinio: lo si mandò a far la scelta della sposa al convento di Bourail al Padoc, scelse una vecchia prostituta condannata a 8 anni di lavori forzati, per aver aiutato a derubare ed assassinare un uomo in casa sua.
«Il matrimonio fu deciso. Dopo la messa, il prete parlò ai novelli sposi di perdono, di redenzione, dell'oblio delle offese, ma la sposa stizzita non cessava di ripetere in gergo: Ah! quanto ci annoia!
«Seguì un banchetto molto inaffiato. Il testimonio bevette tanto alcool, che dormendo si lasciò prendere il portamonete: il marito pure era altrettanto ubbriaco, ed il mattino si svegliò anch'egli senza portafogli, con un occhio ammaccato e senza notizie della sposa che s'era assentata con un altro liberato fino al mattino: ma e' prese la cosa in buona parte e la trovò anzi naturale.
«Quantunque maritata, colei divenne la concubina dei liberati e e dei carcerati stessi. Un giorno attirò in un locale appartato un arabo liberato che sapeva ricco, e il marito lo svaligiò e uccise a colpi di ascia. Ma la donna impaurita denunziò l'omicida che venne condannato a morte. Così finì questa coppia fortunata».
Leggesi nel Néo-Calédonien del 26 gennaio 1884:
«Un rigenerato venne messo in concessione tempo fa, non si sa perchè, e fu autorizzato a sposare una giovane e bella donna la quale, da quanto pare, non fu abbastanza soddisfatta del nuovo sposo.
«Quarant'otto ore dopo gli sponsali, questi venne arrestato alle 2 pom. mentre disponevasi a segare tranquillamente la gola alla giovane metà. L'arrivo degli agenti impedì che il delitto fosse commesso. Egli non subì che qualche giorno di detenzione, perchè essendo stato sorpreso mentre stava per commettere il reato sulla porta della casa di un funzionario, dal quale sua moglie veniva; la cosa fu soffocata e la giovane coppia fu rappattumata per ordine superiore. Ma poco dopo la donna si salvò per non essere assassinata. Il marito si vendicò incendiando la casa, e fuggì. Per distrarsi egli ora incendia tutte le case dei concessionari.
Nella monografia, Travaux forcés fin de siècle, della Nouvelle Revue, 1890, si narra di «un Dévillepoix, condannato ai lavori forzati a vita per due stupri su minorenni seguiti da due omicidi e passato a seconde nozze con una infanticida. Dopo qualche tempo, per nulla, mise fuoco alle case dei vicini, incendiò la piantagione di M. e G., prostituì la moglie col primo capitato per vivere meglio e finalmente si fece condannare a morte. Ora i Dévillepoix concessionari, sono una legione nella Nuova Caledonia ed anche nella Guyana, dopo la concessione del 15 aprile 1887.