Infatti, nel 1852 erano 488 e nel 1874 erano 1488 sopra 3602 i coatti che si potevano occupare[290]. Ma come immaginare che sapendo dover dimorare in un sito non più che da tre mesi ad un anno possano trovar gusto e modo ai lavori utili? E come credere che dopo un ozio completo passato in una specie d'impunità insieme ai più perversi, dopo un ozio favorito dalla magra pensione governativa, un uomo possa tornare più attivo in mezzo alla società donde fu espulso?
E però perchè restituirli? Se il loro primo invio non era giustificato che dal bisogno della sicurezza sociale, perchè non continuarlo? E se era ingiusto od inutile per sè, perchè decretarlo?
Ma quale miglioramento morale si può attendere da individui che sono raggruppati a centinaia sopra un piccolo spazio di terra e obbligati a convivere insieme oziando?
Il domicilio coatto diventa in questo modo l'occasione necessaria di future associazioni di malfattori, tanto più pericolose, in quanto che possono prendere forme di colleganze interprovinciali, rinsaldate dal comune vincolo degli odii, dei desiderii di vendetta, delle cupidigie, dei delitti.
Di che cosa infatti volete che ragionino, conversando tutto il giorno fra loro, codesti uomini, già abituati al mal fare, se non delle male imprese per lo addietro da ciascuno compiute e di quelle a cui, riavendo la libertà, potranno insieme dedicarsi?
Ed è tale e tanta e così radicata oramai questa convinzione, che allorquando è spirato il termine della condanna, e il Ministero interroga prefetti e questori sulla convenienza di restituire al rispettivo comune il coatto pel quale il termine è scaduto, prefetti e questori in generale rispondono negativamente.
«Quando io vidi (scrive un testimonio oculare) i coatti a Ventottene, coloro che erano in codesta condizione di flagrante illegalità costituivano, una terza parte del numero totale. Per alcuni la illegalità era stata sanata una prima volta mediante una rinnovazione di condanna; ma anche il nuovo periodo era stato scontato; e la situazione necessariamente era peggiorata.
«Ho visto le stesse faccie scialbe e sparute, stesso disordine delle vestimenta, lo stesso moversi incomposto, lo stesso vociare confuso; e la immobile stupidità degli uni e il perpetuo correre intorno degli altri; e questi starsene sdraiati al suolo sotto la sferza del sole e quelli sghignazzare giuocando ed altri ancora accalorarsi, bestemmiando, nelle condanne.
«Non ho bisogno di dirvi, come vi siano alcuni, i quali spendono tutti i cinquanta centesimi in solo pane; e poi trovano di non essere sazi abbastanza. Altri, li perdono cercando di sottrarsi all'ozio col giuoco.
«Per contrastare questi effetti ricorrono molti ad un rimedio che è peggiore del male e che una volta adottato non può da que' disgraziati venire più smesso, quello dei liquori e delle bevande spiritose.