Mirabilmente chiare e precise sono in questo le testimonianze di Tacito rispetto agli antichi Germani ancor barbari. La impulsività loro, specialmente nella collera, risulta dalla frequenza delle uccisioni degli schiavi per impeto d'ira, che non erano considerate come azioni colpevoli. D'altra parte la capacità al lavoro regolare era scarsa; «hanno, scrive Tacito, grandi corpi, ma validi per azioni di slancio, non pazienti ai lavori regolari». «Quando non hanno guerre... non fanno nulla, dormono e mangiano. I più forti e guerreschi stanno in ozio, lasciano alle donne, ai vecchi, ai più deboli la cura della casa e dei campi, istupidendosi essi poi per loro conto nell'inerzia».

Talora invece, la impulsività sembra congiungersi piuttosto che con una inerzia fisio-psichica, con un insaziabile bisogno di movimento fisico, e una specie di inquietudine motoria che si traduce nei popoli selvaggi in una vita continuamente vagabonda e senza scopo: così la psicologia degli Andamani si riassume tutta, scrive Hovelacque, in «inconsistenza di spirito e capricci... Il miglior amico deve star sempre guardingo; una parola, un gesto interpretato male può esser pagato caro». Nello stesso tempo essi sono di umore così irrequieto che «una tribù non resta mai più di due o tre giorni sul posto medesimo», e queste peregrinazioni sono fatte senza nessuna ragione, ma per il puro bisogno di muoversi.

Questo fatto sembra l'anello di congiunzione o il termine di trapasso tra la inerzia fisio-psichica e il bisogno intermittente di violente e sregolate eccitazioni fisiche e morali che si accompagna sempre alla inerzia e quindi anche alla impulsività. Così i popoli normalmente più oziosi e indolenti amano e eseguiscono le danze più sfrenate e tumultuose sino a volte a entrare in una specie di delirio furioso o di cadere sfiniti. «Quando gli Spagnuoli—scrive Robertson—conobbero per la prima volta gli americani, furono stupiti a vedere la loro furiosa passione per la danza e a osservare come un popolo, quasi sempre freddo e passivo, potesse mostrarsi di una attività vertiginosa ogni volta che si dava a questo divertimento». I neri d'Affrica danzano quasi con furore «appena si sente il suono del tam-tam—dice Du Chaillu—essi perdono ogni padronanza di sè stessi».—»È—aggiunge il Letourneau—una vera furia coreografica che fa dimenticare tutte le pubbliche e private miserie».

S'aggiunga infine che l'atavismo del delinquente può spingersi più in là, dal selvaggio fino ai bruti, ove manca ogni traccia di pudore e di pietà.

A questo ci aiuta l'anatomia patologica che col maggior sviluppo cerebellare, colla non confluenza della scissura calcarina colla parieto-occipitale interna, colla mancanza delle pieghe di passaggio del Gratiolet, l'incisura nasale a doccia, la frequenza del foro olecranico, delle coste e vertebre in più, e sopratutto colle (vedi Appendice) anomalie istologiche scoperte nella corteccia dei criminali da Roncoroni, specie colla mancanza degli strati granulari, e colla presenza di cellule nervose nella sostanza bianca fa rimontare l'atavismo dei criminali fino ai carnivori, perfino agli uccelli.

Spingendo le analogie atavistiche, così, fino al di là della razza, ci possiamo spiegare anche la frequenza della saldatura dell'atlante coll'occipite, la sporgenza del canino, l'appiattimento del palato, la concavità dell'apofisi basilare (p. 24), la frequenza della fossa occipitale mediana e il suo sviluppo straordinario, precisamente come nei Lemurini e nei Rosichianti: il piede prensile, la semplicità delle rughe palmari[310], il mancinismo anatomico, motorio e sensorio, la tendenza al cannibalismo anche senza passione di vendetta, e più ancora quella forma di ferocia sanguinaria mista a libidine, che ci manifestarono il Gille, il Verzeni, il Legier, il Bertrand, l'Artusio, il marchese di Sade, pari affatto ad altri studiati dal Brierre, in cui l'atavismo era favorito però da epilessia, da idiozia o da paresi generale, ma che sempre ricordano l'accoppiamento degli animali preceduto ed associato a lotte feroci e sanguinarie, sia per domare le renitenze della femmina, sia per vincere i rivali in amore[311].

Anzi il primo e più grande descrittore della natura, Lucrezio, aveva osservato come anche nei casi ordinari di copula può sorprendersi un germe di ferocia contro la donna, che ci spinge a ferire quanto si oppone al nostro soddisfacimento.

Questi fatti ci provano chiaramente, che i crimini più orrendi, più disumani, hanno pure un punto di partenza fisiologico, atavistico, in quegli istinti animaleschi, di cui l'infanzia è una pallida eco, che rintuzzati nell'uomo civile dall'educazione, dall'ambiente, dal terror della pena, ripullulano, a un tratto, sotto l'influsso di date circostanze, come: la malattia, le meteore, l'imitazione, l'ubbriacamento spermatico, prodotto dall'eccessiva continenza, ond'è che si notano sempre nell'età appena pubere, nei paresici od in individui selvaggi o costretti ad una vita celibe o solitaria, preti, pastori, soldati[312].

Sapendosi che alcune condizioni morbose, come i traumi del capo, le meningiti, l'alcoolismo ed altre intossicazioni croniche, o certe condizioni fisiologiche, come puerperio, senilità, provocano l'arresto di sviluppo dei centri nervosi e quindi le regressioni atavistiche, comprendiamo come debbano facilitare la tendenza ai delitti.

Sapendosi come tra il delinquente e il selvaggio e fino il bruto la distanza è poca, ed alle volte scompare del tutto, comprendiamo perchè gli uomini del volgo, anche non immorali, abbiano pel reo sì spesso una vera predilezione[313], se ne foggino una specie di eroe e giungano fin ad adorarlo dopo morto, e perchè i galeotti, alla lor volta, si mescolino così facilmente coi selvaggi, adottandone i costumi tutti, non escluso il cannibalismo (Bouvier, Voyage à la Guyane, 1866), come accade in Australia ed alla Guiana.